Giusto Pio

Motore Immobile (ristampa)

2017 (Soave) | avantgarde, minimalismo

Questa ristampa in 400 copie numerate a mano di "Motore Immobile" di Giusto Pio pare sia stata fatta apposta per commemorare la recente scomparsa del compositore trevigiano, che è appunto morto all'età di 91 anni il 12 febbraio 2017, grosso modo la stessa data in cui è uscita questa bella riedizione in vinile del capolavoro pubblicato per la Cramps nel 1979.
Gisto Pio saltò, suo malgrado (visto che non amava affatto la musica leggera e, tanto meno, pensava di mettersi a fare l'arrangiatore per tanti artisti pop come Giuni Russo, Milva, Alfredo Cohen, Giorgio GaberEugenio Finardi e Alice) agli onori delle cronache.

Tutta la sua fama, Giusto Pio, la deve all'incontro (in verità abbastanza fortuito) con Franco Battiato nel 1977, anno in cui il musicista catanese cercava a Milano un valido insegnante di violino (Pio era concertino dei primi violini dell'orchestra sinfonica della Rai) per perfezionare le sue conoscenze musicali e tecniche (ricordiamo che Battiato fu bacchettato da Stockhausen in persona ai tempi di "Clic", quando si accorse che non sapeva leggere gli spartiti musicali).
Battiato propose a Pio di entrare a far parte del suo organico, specialmente per i concerti dal vivo, cosa che non convinse molto il violinista veneto, che però accettò di partecipare allo sperimentale album "Juke Box" (Ricordi, 1978), sempre di Battiato, negli strazianti brani per violino solo "Telegrafi" e "Martyre Celeste".

Visto che i due si trovarono bene insieme e le cose funzionarono, la loro collaborazione andò da lì in avanti per diversi anni. Certo è che Battiato deve molto a Pio per il successo della fortunata trilogia che va da "L'era del Cinghiale Bianco" (Emi, 1979) a "La voce del padrone" (Emi, 1981), passando per il sottovalutato "Patriots" (Emi, 1980). Senza quei surreali a affascinanti (seppur mai invadenti e, anzi, ridotti all'essenziale) arrangiamenti del maestro Pio, sicuramente quegli album sarebbero suonati molto più "spenti".
Battiato, che dalla metà degli anni Settanta si dilettava anche a produrre album altrui (si ricordi, per esempio, "La finestra dentro" di Juri Camisasca, uscito per la Bla-Bla nel 1975), produsse anche un pugno di ottimi album per la Cramps, tra cui questo esordio di Giusto Pio. All'epoca vendette pochissimo, tanto che ora una copia originale è quotata intorno ai novecento euro.
Molti di quanti si chiedono cosa contenesse quel misterioso disco, andandoselo a ricercare o in download o alle fiere del disco usato, devono questo loro interesse all'apprezzamento di Jim O'Rourke, che considera "Motore Immobile" uno dei suoi album da isola deserta, insieme a "Sei note in logica" di Roberto Cacciapaglia e ad "Antico Adagio" di Lino "Capra" Vaccina (tutti album, tra l'altro, usciti praticamente nello stesso lasso di tempo).

L'album presenta solo due lunghi brani per facciata, entrambi pregni di misticismo e di pura trascendenza. Anche il titolo non è casuale, il "Motore Immobile" di aristotelica memoria, ovvero di un Dio di tutto e che muove tutte le cose, eterno e immutabile nel tempo. Il brano descrive perfettamente questo concetto metafisico: dei lunghissimi droni di organo elettrico (in verità, sono due organi che si sovrappongono, suonati da Michele Fedrigotti e da Danilo Lorenzini) fanno da tappeto per degli unisoni vocali (qui di Franco Battiato in persona, che si firma però con lo pseudonimo di Martin Kleist) e a degli interventi centellinatissimi di violino (suonato da Pio), che stanno là giusto come "prolungamento" dei suoni. Solo nell'ultimo minuto, un organo cambia drasticamente accordo, dando quindi uno "scossone" all'intera estatica piece.
"Ananda" (che è lo stadio di massima beatitudine nella religione induista) è ancor più minimale, con il pianoforte di Fedrigotti che accenna solo un paio di scale (riprese quasi integralmente da "L'Egitto prima delle sabbie" di Battiato, pubblicato nel 1978), con un unico accordo all'organo di Danilo Lorenzini. Tutto questo si protrae per quattordici minuti.

Dopo questo originalissimo esordio, Pio subì, per quanto concerne la sua carriera discografica solista, una battuta di arresto creativo. Infatti, tutti i suoi album, da "Legione straniera" (Emi, 1982) in avanti, non sono minimamente paragonabili al suo primo (e unico) capolavoro, ad eccezion fatta forse giusto per le partiture elettroniche al Fairlight CMI III di "Alla corte di Nefertiti" (L'Ottava/Emi, 1988).
La piccola e fantomatica Soave (distribuita dalla SoundOhm di Fabio Carboni) ha ristampato quest'album anche in una ancor più limitata tiratura in vinile trasparente, andata però già esaurita. Sempre su questa label è uscita la ristampa di un'interessante opera di collage sonoro, "Dè-Collage/Musik" (Multhipla/Cramps, 1982) dell'artista multimediale tedesco Wolf Vostell.

Giustamente, nelle note di retro-copertina, Pio viene descritto come un artista di "post-avanguardia", con la raccomandazione esplicita di ascoltare il disco a "volume basso". Mai una definizione è sembrata più azzeccata, soprattutto se si riferisce a un disco come "Motore Immobile".

(22/03/2017)

  • Tracklist
Side A

  1. Motore Immobile

Side B

  1. Ananta
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