Lachlan Denton & Studio Magic

A Brother

2019 (Bobo Integral / Spunk / Osborne Again) | jangle-pop

E’ il 28 ottobre 2018 quando Zac Denton viene ricoverato all’ospedale per un’emicrania: solo qualche ora più tardi morirà, per una ciste cerebrale che bloccava il drenaggio del cervello. E’ questa tragedia ineluttabile che spiega l’anno passato dalla band a cui apparteneva Zac, gli Ocean Party, che da poco hanno pubblicato in forma digitale e gratuita il loro nuovo disco, anticipandone l’uscita ufficiale, che doveva essere a novembre.
Nel frattempo, il fratello Lachlan, che si era concentrato nuovamente sugli Ocean Party dopo l’inizio della sua carriera solista proprio prima della scomparsa improvvisa di Zac, è tornato a comporre in solitaria, per dare alla luce un’opera che si pone come pietra di paragone della musica come atto catartico, epitaffio, elaborazione del lutto.

Se “A Brother”, infatti, fosse la colonna sonora di un funerale, sarebbe la musica di una dimessa festa tra amici, di ricordi e pianto (con la bella riproposizione acustica di uno dei brani di Zac, “Spat Out”), quanto di risate e balli (e ancora pianto, probabilmente, come nella promessa in letto di morte di “Taking Care”). È in questa seconda parte che si opera una cesura rispetto ad altre opere di ascendenza affine (“The Time We Had”), come “No Song, No Spell, No Madrigal” di Peter Walsh (Apartments): in “A Brother” c’è, tutto sommato, la vitalità di un ricordo sincero e personale, che va al di là del semplice rapporto di parentela (“Watching My Back”).
Questo non perché il disco abbia “solamente” il valore in sé di un sacrosanto tributo, ma perché vi è anche un’ispirazione melodica fuori dal comune, che trasporta le invocazioni, il dolore nella dimensione universale e catartica della migliore musica pop (“This Christmas” e la title track, in odore di “16 Lovers Lane”).

Il funerale raccontato in “A Brother” è, insomma, il funerale che tutti vorrebbero: un raccoglimento non di facciata, in cui è permesso ovviamente il sorriso del ricordo, che trasforma il dolore personale in esperienza collettiva, anche grazie ad arrangiamenti casalinghi, preferendo la pianola all’organo (“Last Year”). Appunto, un disco che rimarrà come esempio di come trasformare un periodo di pena estrema e inaspettata in qualcosa che sappia togliere un peso e, forse, dare un senso all’imponderabile – con la musica, ovviamente.

(03/08/2019)



  • Tracklist
  1. Calf
  2. This Christmas
  3. A Brother
  4. Do It All Again
  5. The Time We Had
  6. Watching My Back
  7. Last Year
  8. Take It As It Comes
  9. Taking Care
  10. Spat Out (Hobby Farm cover)
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