Mazen Kerbaj

Solo Trumpet Vol. 2.1 / 2.2

2019 (Discrepant) | free impro, sperimentale

Un solo punto di partenza, infiniti approdi. La pratica sperimentale del trombettista libanese Mazen Kerbaj ha del maniacale e quasi del perverso: una rigorosa (in)disciplina lo spinge ad allontanarsi quanto più possibile dalla fonetica primaria dell’ottone per studiarne le complesse interrelazioni con tutto il resto; la sua musica è dunque solista nel momento in cui è agìta, ma plurale e onnivora nelle eclettiche manifestazioni che di volta in volta la caratterizzano.
Pubblicati separatamente su Lp per l’etichetta britannica Discrepant a distanza di una settimana, i volumi 2.1 e 2.2 di “Solo Trumpet” sono raccolte antitetiche e complementari di études eccentrici e completamente slegati dall’ortodossia espressiva di qualsivoglia genere catalogabile.

“No Cuts, No Overdubs, No Use Of Electronics”, recita il sottotitolo del primo, che pur sfruttando l’acustica pura dello strumento si discosta alquanto dal linguaggio onomatopeico dell’Ariha Brass Quartet, poiché Kerbaj applica al bocchino una varietà di “preparazioni” atte a generare sinistri borborigmi (“‘Bam-Bam’ Is Taking A Beating”), correnti affilate e assordanti (“Noise Bni’ak”), toni costanti e sferragliamenti che sfiorano l’immaginario industrial, arrivando a dissimulare quasi del tutto il soffio umano. Ed è appunto in questo frangente, senza l’uso di effettistiche e rimaneggiamenti in studio, che l’ascoltatore proverà maggior curiosità rispetto alle tecniche architettate da Kerbaj, che, celandosi alla vista, ottiene il duplice effetto di mantenere una propria “riservatezza artistica” e di lasciare a noi la libertà di dedurre i suoi trucchetti oppure, più facilmente, di abbandonarci a un flusso d’astrazione che tipicamente non concede interpretazioni al di là della sua materialità sonora.

Per contro, il secondo album è un florilegio di artifici ottenuti con ogni sorta di mezzo elettronico, tra droni in riverbero volti a esplorare spettri microtonali (“I Always Dreamt To Be A Guitar Player”), rombanti stereofonie che si intersecano (“Just The Three Of Us”) e balletti meccanici scossi da cortocircuiti digitali (“Dancing With Myself”). Quattro suite e un breve intermezzo che rappresentano un cosciente e radicale stravolgimento identitario, dove il performer dà licenza all’alter ego del compositore/mastermind di rimaneggiare e soccombere a sé stesso, abbandonando senza remora alcuna il suo terreno d’elezione – l’improvvisazione acustica – per sprofondare irrimediabilmente oltre uno specchio deformante, in una dimensione che alfine ne prosciuga gli ultimi scampoli di umanità (“I’ll Be A Digital Bitch For You”).

Non è raro che l’avanguardia più audace si traduca in un ascolto difficile, poco piacevole: gli assoli sperimentali del trombettista sono la tesi accademica di un alunno ribelle e anticonformista, disinteressato ai comuni canoni estetici e totalmente votato all’alterità, all’esito fuorviante che rimetta in discussione le pratiche consolidate e lasci prevalere la musica agìta su quella suonata. Un’ambizione che a un musicista potrebbe costare tutto, ma che per Mazen Kerbaj è tutto.

(09/10/2019)

  • Tracklist

Vol. 2.1 - No Cuts, No Overdubs, No Use Of Electronics

  1. I Like Your Embouchoure
  2. “Bam-Bam” Is Taking a Beating
  3. ب ن یكع نز (Noise Bni‘ak)
  4. Unplugged Modular Synthesizer
  5. Just Before the Flood
  6. Insufficient Creative Input
  7. Lass uns kämpfen
  8. Please Choose Another Pedantic Title For This Track
  9. Pour Michel (In Memory of Michel Waisvisz)


Vol. 2.2 - Cuts, Overdubs, Use Of Electronics

  1. I Always Dreamt to Be A Guitar Player
  2. Just the Three Of Us
  3. Dance Music For Lazy People
  4. Dancing With Myself
  5. I’ll Be A Digital Bitch For You


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