Rosalie Cunningham

Rosalie Cunningham

2019 (Cherry Red) | folk, prog, psych, vaudeville-pop

Ci sono buone notizie per gli orfani della pregevole teatralità folk-prog-metal dei disciolti Purson, e sono tutte raccolte nell’esordio solista di Rosalie Cunningham.
Nulla dell’eccentrico meltin’ pot stilistico della band londinese è andato perduto, un tocco lievemente psichedelico ha in parte sostituito il tono più greve e hard-rock, lasciando maggiormente spazio ad ambiziose architetture strumentali ed esotismi vintage, che si sposano perfettamente con le nuance prog-gothic delle otto tracce dell’album.

E’ palese che dietro la musica della Cunningham vi sia una visione filosofica e culturale ben definita, lo si evince dalla copertina in perfetto stile psichedelico, dalla scelta di registrare l’album in analogico, e dal continuo ricorso a quel fascino della musica vaudeville che tanto ispirò sia i Beatles che i Queen. Ed è in questa chiave di lettura creativa che vanno analizzate le sgargianti e caleidoscopiche armonie pop da musical di “Dethroning Of The Party Queen”, o le elaborate e complesse trame folk-pop-goth lievemente psichedeliche, e a loro modo sfarzose, di “House Of The Glass Red”.

E’ audace e fantasioso il passo di danza folk-pop di “Fuck Love”, che, tra scampoli di barocchismi, arie medievali e sfumature blues, mette in musica un duello con un vampiro, svelando stratificazioni sonore inusuali, frutto di una metodologia di registrazione molto elaborata: Rosalie ha utilizzato ben tre diversi studi d’incisione.
E’ una musica che comunque non conosce limiti e che non cede alle tensioni imposte dalle regole del mercato: Cunningham svolazza tra introduzioni jazzy e successive evoluzioni prog-folk alla maniera di Kate Bush (“Nobody Hears”), ostenta senza pudore la passione per la psichedelia anni 70, citando Jefferson Airplane e Janis Joplin nell’introduttiva “Ride On My Bike”, flirta con le delizie del folk acustico alla Curved Air nella breve “Butterflies”, per poi condensare nei tredici minuti  di “A Yarn From The Wheel” tutte le velleità psych-prog-rock, tenendo ben salda la visione favolistica e surreale dispensata nelle altre tracce.

Quel che esce fuori è un prodotto atipico, un bignami del rock anni 70 abbastanza naif e intelligentemente melodico e leggiadro, che con un pizzico di grottesca teatralità restituisce brividi noir più tipicamente "english", sfidando gli eccessi roboanti e posticci di analoghe proposte retrò.

(22/08/2019)



  • Tracklist
  1. Ride On My Bike    
  2. Fuck Love    
  3. House Of The Glass Red    
  4. Dethroning Of The Party Queen    
  5. Nobody Hears    
  6. Riddles And Games    
  7. Butterflies    
  8. A Yarn From The Wheel






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