Sean O'Hagan

Radum Calls, Radum Calls

2019 (Drag CIty) | alt-pop

Bisogna mettere l’orologio indietro di quasi trent’anni per recuperare l’esordio di Sean O’Hagan, nel mentre, il progetto Microdisney, condiviso con Cathal Coughlan, era giunto al naturale epilogo. Di lì a poco, Sean avrebbe dato vita a una nuova band, le cui sembianze artistiche erano frutto delle intuizioni sonore espresse in quel primo atto d’indipendenza creativa. Il musicista irlandese con il batterista Rob Allum e l’ex-bassista dei Microdisney Jon Feel, modellò un novello pop influenzato dal sound dei Beach Boys, dalla bossa nova, dalle esotiche atmosfere della lounge music e della library music, scegliendo come denominazione del nuovo progetto il titolo del suo esordio solista: High Llamas.
La perfezione degli arrangiamenti, un tono leggermente surreale e fantasioso alla Van Dyke Parks ne hanno subito demarcato lo stile, con un paio di album (“Hawaii” e “Gideon Gaye”) degni eredi delle raffinate mini-sinfonie pop dei Love e dei Beach Boys. In un ambito stilistico non particolarmente gradito ai fautori del rock a stelle e strisce, gli High Llamas possono vantare un rispettoso plauso, consolidato dalla presenza ormai costante di Sean O’Hagan nella famiglia Stereolab.

“Radum Calls, Radum Calls” è ufficialmente il secondo album solista del musicista irlandese, ma ovviamente l’universo creativo di riferimento restano le sonorità degli High Llamas, rinvigorite da un modus operandi meno artificioso e ambizioso, con Sean che come un bambino gioca con una serie di strumenti elettronici vintage, organi bontempi, arpe, percussioni e batterie dalle fattezze artigianali e antiche, nonché frammenti melodici affidati a una strumentazione ordinaria.
Ciliegina sulla torta il ritrovato connubio con Cathal Coughlan, la cui natura inquieta e intuitiva smuove le acque, rendendo ancor più affascinante e imprevedibile un album che restituisce in pieno la forza creativa del musicista, che in alcuni tratti ricorda la geniale trasversalità pop di Todd Rundgren (“Candy Clock”) e le canzoni dei cartoni animati della Disney (“The Paykan (Laili's Song)”, “I’m Here”).

Sean O’Hagan non ha modificato la formula brevettata con gli High Llamas, ma ha lasciato fluire il tutto con una leggerezza che negli ultimi tempi sembrava perduta. Il chamber pop a tempo di bossa nova del singolo “On A Lonely Day (Ding, Dong)”, le tenebrose e complesse costruzioni armoniche di “Spoken Gem” (con uno straordinario Cathal Coughlan) e la pregevole sezione archi di “Radum Calls” rappresentano tre diversi aspetti di questo nuovo progetto, la cui generosa inventiva sembra mettere insieme i Prefab Sprout di “Swoon” con le alchimie di “I Thrawl The Megahertz”. Sean si diverte infatti a sovvertire le regole, tra divagazioni elettroniche che intercettano strumenti giocattolo (“Calling, Sending”), trame soul anni 70 (“McCardle Brown”), citazioni di Morricone/Umiliani (“Sancto Electrical”) e delizie pop che catturano la magia delle prime incisioni di Louis Philippe (la sublime e stravagante “Take My Steps (Nora Bramms)”).

Album intelligente e avventuroso, “Radum Calls, Radum Calls” apre nuove frontiere per Sean O’Hagan, nonostante l’estetica degli arrangiamenti resti in parte immutata, questo è senza dubbio uno dei dischi più agili e creativi della sua lunga e onorata carriera.

(31/10/2019)



  • Tracklist
  1. Candy Clock
  2. Better Lull Bear
  3. I Am Here
  4. The Paykan (Laili's Song)
  5. McCardle Brown
  6. Clearing House
  7. On a Lonely Day (Ding, Dong)
  8. Spoken Gem
  9. Sancto Electrical
  10. Take My Steps (Nora Bramms)
  11. Radum Calls
  12. Calling, Sending




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