Temples

Hot Motion

2019 (ATO) | psych-rock, pop

Dopo aver attirato l’attenzione di moltissimi appassionati con il debutto “Sun Structures” del 2014 e aver dato seguito a esso solo tre anni dopo, con un disco non certo deludente, ma un po’ meno brillante come “Volcano”, i Temples ci hanno messo solo due anni e mezzo a tornare col terzo lavoro sulla lunga distanza, e in mezzo c’è stato anche un cambio di etichetta. Adam Smith, nella nostra intervista, ci ha detto che l’intervallo così rapido tra questo disco e quello precedente è dovuto al fatto che il tour è durato meno rispetto a quello di “Sun Structures”, e questo può portare a pensare che la band avesse voglia di tornare a quei livelli di popolarità e di buttarsi al lavoro in tempi rapidi.

Non sappiamo se la maggior robustezza del suono, ravvisabile soprattutto in una sezione ritmica più aggressiva che in passato, sia dovuta a questo presumibile stato d’animo, ma l’ipotesi appare credibile e sensata. Tre ragazzi ormai non più alle prime armi hanno mantenuto le proprie caratteristiche stilistiche di base ma, da un lato, hanno sfruttato l’esperienza per dare un po’ più di varietà al suono, e dall’altro hanno “pestato” di più sugli strumenti perché avevano più adrenalina in corpo rispetto al passato, per il fatto di trovarsi nella situazione sopra descritta (etichetta nuova e secondo disco andato meno bene del primo).

Era difficile aspettarsi dai Temples un cambiamento maggiore di così: i tre non hanno mai dato l’idea di voler cercare evoluzioni marcate alla Tame Impala (per dire il nome di una band a cui vengono spesso paragonati), e a chi rispetta un gruppo solo se al terzo disco si muove su territori diversi rispetto agli inizi, verrebbe da dire, semplicemente, prendere o lasciare. Di motivi per prendere, in realtà, ce ne sono diversi: melodie ispirate e decisamente a fuoco; tonalità del suono più vivide che valorizzano al meglio arrangiamenti dinamici e frastagliati, attenti al dettaglio e al fatto che esso sia comunque al servizio della canzone, e non viceversa; la descritta parte ritmica che aggiunge un ulteriore gradito tocco di vivacità con gusto e senza forzature; un timbro vocale che si adatta al meglio a questa veste sonora, mettendo in campo il giusto equilibrio tra forza, schiettezza ed espressività.

Tra il contagioso incedere marziale della title track, la morbida sinuosità di “You’re Either On Something”, l’esuberanza glam di “Holy Horses”, il groove di “Not Quite The Same”, i cambi melodici e di atmosfera di “Atomise” e una “It’s All Coming Out” che è messa nella parte finale del disco e che ne rappresenta una riuscita sintesi, l’album procede in modo piacevole e con diversi spunti di interesse dall’inizio alla fine, e in definitiva, i Temples si confermano come una band per cui non è il caso di gridare al miracolo, ma che sa fare le proprie cose tremendamente bene e che sa rinnovarsi nella continuità per quel tanto che basta a mantenere intatta la freschezza della sua proposta.

(08/10/2019)

  • Tracklist
  1. Hot Motion
  2. You're Either On Something
  3. Holy Horses
  4. The Howl
  5. Context
  6. The Beam
  7. Not Quite The Same
  8. Atomise
  9. It's All Coming Out
  10. Step Down
  11. Monuments
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