Temples

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Chi ha paura del pop?

intervista di Stefano Bartolotta, Guia Cortassa e Stefano Macchi

Contattiamo al telefono Adam Smith, in occasione dell'uscita del terzo disco "Hot Motion". Adam racconta un po' di retroscena relativi al disco, grazie ai quali possiamo avere una visione più completa del percorso della band, tra continuità e innovazione.

Ci avete messo meno tempo a pubblicare il terzo disco da quando è uscito il secondo rispetto a quanto ci avete messo a pubblicare il secondo da quando era uscito il primo. Di solito non succede così, per cui ti chiedo di dirmi qualcosa in merito. 
Siamo stati in tour per il primo album quasi due anni, quindi penso che c’entri molto questa cosa. Noi non scriviamo mentre stiamo in giro, e, per “Volcano” non abbiamo girato tanto quanto lo abbiamo fatto per “Sun Structures”. Da quando abbiamo finito i concerti legati a “Volcano”, ci siamo subito buttati a lavorare al terzo disco, dapprima lavorando separatamente e scrivendo canzoni, poi trovandoci insieme. Penso che, inoltre, stavolta fossimo più concentrati. Avevamo più punti di vista avendo già realizzato due album, sapevamo dove volevamo andare.

Visto che hai accennato al processo di scrittura, ti chiedo di dirmi come funziona e se è cambiato dai dischi precedenti a questo.
Direi che ora è più collaborativo rispetto al passato. Iniziamo sempre scrivendo separatamente, non ci mettiamo assieme in una stanza e usciamo con una canzone come gruppo. Ognuno porta le proprie idee, che siano pienamente formate o in embrione, poi ci sediamo assieme e scriviamo parti legate all’idea, o le cambiamo, e costruiamo da lì in studio. È simile al passato, ma, come ho detto, ora è più collaborativo quando costruiamo la canzone e cambiamo strutture.

Quando vi abbiamo intervistato per il primo disco, ci avete detto che registrate la musica da soli, poi avete assunto una persona esterna per il mixaggio. Vorrei sapere se è avvenuto lo stesso per questo album.
È esattamente lo stesso. Penso che la modalità in cui noi scriviamo, registriamo e produciamo faccia sì che noi facciamo tutte queste cose quasi nello stesso momento, quindi, ad esempio, prendiamo già in considerazione il suono nel momento in cui stiamo registrando la canzone, per cui non serve un produttore. James è al comando del banco di mixaggio, ma capita anche di sedersi e decidere cose tutti insieme, ed è stato lo stesso per “Volcano” e “Sun Structures”, abbiamo registrato e prodotto “Sun Structures” nel solaio della mamma e del papà di James, poi per “Volcano” abbiamo fatto lo stesso nel soggiorno di James, e stavolta eravamo in un piccolo paese nello studio di James, convertito dal suo garage.

Penso che il ritmo in questo disco sia diverso rispetto ai dischi precedenti. Trovo che il suono della batteria sia più forte e che abbia più rilevanza nella struttura delle canzoni. Sei d’accordo?   
Penso che tu abbia ragione, soprattutto per un paio delle canzoni nuove. La batteria è più aggressiva in questo disco ed eravamo più consapevoli di come usarla e anche di come far sì che guidasse il suono. Inoltre, alcune canzoni sono più veloci rispetto a come erano state originariamente concepite, o almeno la sensazione che danno è quella, e questa cosa è una differenza rispetti ai primi due album.

Ho sempre ritenuto che la vostra band fosse influenzata da un po’ di musica del passato, ma che, allo stesso tempo, voi vogliate suonare più moderni possibile.
Sì, siamo certamente ispirati da musica del passato, e non solo da quella degli anni Sessanta e Settanta, infatti ci piacciono cose degli anni Cinquanta e anche alcune degli Ottanta e Novanta. In ogni caso, non penso che sia una scelta voluta quella di non suonare come una band retrò, viene tutto in modo piuttosto naturale.

Parlando di band specifiche che potrebbero avervi ispirato per questo disco, io ci sento un po’ di T-Rex, non so se sei d’accordo.
Probabilmente qualcosina c’è, ma in generale c’è sicuramente un po’ di quel glam pestato degli anni Settanta, io non direi specificamente i T-Rex, però sì, abbiamo ascoltato tanto glam mentre facevamo questo disco.

La mia canzone preferita del disco è “It’s All Coming Out”, quindi vorrei che tu mi dicessi qualcosa su di essa.
Oh, grazie. È stata scritta alla tastiera e ha sette accordi, poi andava bene agli altri e così abbiamo iniziato a lavorarci sopra, abbiamo cambiato un pochino della struttura, e dal punto di vista del significato del testo, beh, è un segreto e se non ti dispiace vorrei che rimanesse tale.

Il tour di “Hot Motion” arriverà anche in Italia, e penso che questi saranno i vostri primi concerti di sempre da headliner qui da noi, quindi molti italiani potranno vedervi dal vivo per la prima volta. Cosa si devono aspettare?
Sì, penso che l’ultima volta che abbiamo suonato in Italia fosse con Telegram, The Horrors e The Dandy Warhols, era una sorta di pacchetto da festival. Non abbiamo mai fatto un concerto da club in Italia, quindi siamo piuttosto entusiasti all’idea. Su cosa aspettarsi, beh, recentemente la gente ha reagito molto alle canzoni nuove, ci sono stati poghi e alcuni erano davvero scatenati. Suoneremo molte canzoni dal disco nuovo, alcune da “Volcano” e un po’ anche da “Sun Structures”. C’è molta più energia sul palco rispetto a quanta ce n’è in studio.

***

Riscoperte psichedeliche

di Guia Cortassa e Stefano Macchi

Prima ancora di pubblicare il loro album di debutto "Sun Structures" all'inizio del 2014, i britannici Temples sono riusciti ad attirare su di sé l'attenzione del grande pubblico grazie a una serie di singoli che, nella grande nuova ondata psichedelica, hanno riportato in auge le sonorità degli anni Sessanta inglesi, facendo loro conquistare, in pochissimo tempo, una posizione di tutto rilievo del panorama musicale attuale.
Li incontro a San Francisco, nel backstage della Great American Music Hall, dove stasera suoneranno reduci dal primo weekend di Coachella. A chiacchierare con me dopo il soundcheck saranno il bassista Thomas Warmsley e il polistrumentista Adam Smith.

Venite da Kettering, nel Northamptonshire, una piccola città nelle Midlands. Che rapporto avete con la vostra città: è un’ispirazione positiva o qualcosa che vi ha spinto a cercare una fuga?

Thomas Warmsley: Sì, siamo di Kettering, che è una città piccola e isolata, ma non intenzionalmente. Le Midlands sono abbastanza vicine alle città, ma anche sufficientemente distanti da poter essere percepite come un posto emarginato da tutto. Però c’è una scena musicale, anche se molto piccola, ci sono venues e tutto quanto. Certo, crescere lì è un po’ più complicato, specialmente se sei un musicista, perché devi spostarti di più per suonare o andare ai concerti nelle città vicine.
Per quanto riguarda l’ispirazione, credo che ci abbia dato il tempo e lo spazio per riflettere maggiormente prima di formare la band e pubblicare l’album. Avevamo tutti già vissuto e lavorato in altre città, io ho studiato a Londra, ma siamo dovuti tornare a Kettering per coincidenza perché il gruppo si mettesse insieme, quindi, sì, dobbiamo molto a dove veniamo e non lo cambierei per nulla al mondo.

Avete registrato l’album nel box di James (Bagshaw, il cantante del gruppo, ndr), a Kettering, autoproducendolo. Come siete arrivati a lavorare con Claudius Mittendorfer e la Heavenly Recordings? Siete voi ad averli trovati o vi hanno trovato loro?
Adam Smith: È stato il nostro management ad avere contatti con la Heavenly.
Tom: Sì, è stato grazie al management. Siamo molto autosufficienti per quanto riguarda la registrazione, in tutte le sue fasi: scrivere, produrre, registrare – siamo perfino riusciti a fare da soli qualcosa del mastering senza saperne tantissimo. Ma credo che mixare i dischi sia una magia nera. Ci siamo trovati molto d’accordo con Mittendorfer, lui ha avuto molto rispetto per quello che avevamo già fatto ed è semplicemente riuscito a dare a tutti lo spazio sufficiente per parlare di più, cosa che credo sia una forma di genialità. Cosa ne pensi, Adam?
Adam: Sì!

Ho letto in una vostra intervista precedente che voi volete scrivere canzoni pop, non con in mente un preciso sound psichedelico, è davvero così?
Tom: Sì, non abbiamo mai provato intenzionalmente ad essere… niente! [ride]
Adam: Amiamo tutti la musica pop… non abbiamo paura del pop.
Tom: Sì, assolutamente, gli artisti o gruppi preferiti che abbiamo in comune scrivono musica pop. Mi sembra che dipenda tutto da dove tu voglia condurre una canzone pop, e la puoi portare abbastanza lontano.

Nella vostra pagina sul sito della Heavenly Recordings siete presentati come una band dal sound West Coast, cosa ne pensate?
Tom: Sì, quella è una delle nostre influenze, credo. Forse, al primo ascolto, se qualcuno inciampa su “Shelter Song”, può pensare che assomigli ai Byrds o cose del genere…
Adam: Ma è solo quella canzone, no? Io non credo proprio che il nostro sound sia West Coast, probabilmente è un’influenza minima.
Tom: Sì, forse è solo quel brano, quel genere di sfocatura, quel flou – il flou è molto britannico, no? – è tenuto in considerazione più di quanto non facciamo noi, c’è molto fading, un sacco di cupi dischi West Coast hanno ispirato le nostre chitarre, arrivano da lì.

Io credo che il vostro sound sia più prettamente britannico che West Coast, invece.
Adam: Sì, lo credo anche io
Tom: Sì, ma poi in alcuni pezzi sembra anche un po’ tedesco, nell’opening di…
Adam: Da qualche parte, forse, gallese.
Tom: Sì, gallese e di altri posti celtici.

Il vostro stile e il vostro look sono apertamente ispirati al periodo hippie e glam
Adam: Hippie? [ride] Non siamo hippie per niente!

In generale, da dove viene questo amore per gli anni Sessanta e Settanta, se c’è?
Adam: C’è, quell’influenza è ovunque in noi, no? Ma da dove viene?
Tom: Credo sia qualcosa che ci affascina

È per qualcosa che avete ascoltato mentre stavate crescendo, qualcosa che avete scoperto dopo, non so…
Adam: Credo che l’abbiamo scoperta tutti in momenti diversi e separatamente…
Tom: Sì, a tutti piaceva…
Adam: Quando abbiamo iniziato a uscire insieme, anche prima della band, era qualcosa che abbiamo trovato sulla nostra strada, che è molto bello. Non ascoltavo quelle cose quando ero più giovane.
Tom: Sì, neanche io.

Cosa ascoltavate, ai tempi?
Adam: Spazzatura, qualsiasi cosa passasse alla radio.
Tom: Probabilmente crescendo ascoltavamo qualsiasi cosa ci capitasse. Sì, c’era qualche disco che in qualche modo ci ha instradato…
Adam: Ma solo sulla superficie.
Tom: Sì, negli ultimi due anni abbiamo iniziato a scavare molto più in profondità nella musica, trovando grandi dischi che poi portavano ad altre scoperte, potremmo andare avanti all’infinito in un albero genealogico di ritrovamenti.
Adam: Mi sembra che cerchiamo ovunque, che è molto bello.
Tom: E, sì, credo che musica e moda viaggino insieme, è semplicemente un modo per esprimere se stessi, non ci pensiamo molto.

Un nome a cui siete spesso associati o paragonati è quello dei Tame Impala. Vi ritrovate in questo accostamento?
Adam: Posso capire perché le persone lo facciano, ma non vogliamo assomigliare a nessuno. Loro sono ok. È comprensibile.

No, non voglio alimentare una polemica, penso solo che le vostre due band stiano portando avanti due percorsi completamente dissimili, per questo ve lo chiedo.
Tom: Credo che il loro sound sia ottimo, è una band nata in studio, i loro dischi sono molto sofisticati in quel senso – è un aspetto su cui vorremmo concentrarci anche noi – sono molto… intimisti? Non so. Comunque ci piacciono, sono una band eccellente.

Per registrare il vostro disco avete usato sia strumentazione vintage che apparecchi digitali, ad esempio delle drum machine. Come riuscite a far convivere queste due cose?
Adam: Magia!
Tom: È molto semplice spingere i confini più in là, di questi tempi, con le registrazioni. Sarebbe da pazzi ignorare la tecnologia che abbiamo al giorno d’oggi. Abbiamo cercato di ottenere il sound che volevamo con ogni mezzo possibile, che fosse analogico o digitale è irrilevante.

Siete qui a San Francisco, la terra natia della musica psichedelica, come vi sentite?
Adam: Ma non era Canterbury?
Tom: Adam, siamo negli Stati Uniti, qui le cose sono un po’ diverse, non è l’Inghilterra! Beh, è la nostra prima volta qui…
Adam: Non abbiamo ancora avuto la possibilità di andare in giro.
Tom: A me sembra di sì...
Adam: Siamo andati solo alla lavanderia a lavare i vestiti...
Tom: Sì, non siamo ancora riusciti a vedere Haight Ashbury e le Hills. Ma è incredibile essere nella città che ospita posti come il Fillmore o la stessa Great American Music Hall.

Avete appena suonato a Coachella, come è stato?
Tom: Pazzesco, il nostro primo festival americano, con la tempesta di sabbia, non ce lo aspettavamo

Avete suonato anche al SXSW...
Tom: È vero. Il nostro secondo festival, allora.

...e quest’estate sarete sul palco di tutti i maggiori festival mondiali. Come vi sentite? La vostra crescita in fatto di pubblico e venues è stata velocissima!
Tom: Sì, è strano, è già difficile riuscire ad andare in tour in Uk, non parliamo di venire in America e suonare ai festival. È abbastanza strano.
Adam: E poi siamo sempre noi quattro, nessuno si aspettava niente di più di ciò che avevamo già conquistato un paio di anni fa.

Quindi, vi trovate a vostro agio davanti a un pubblico così numeroso?
Tom: Sì, la nostra crescita è sempre avvenuta di fronte a tutti come gruppo, non c’è niente da nascondere in quello che facciamo ora, è tutto molto onesto, credo.
Adam: Sì, siamo cresciuti come una live band, davanti al pubblico.
Tom: Sì, quindi non siamo apprensivi riguardo a come potrebbe andare uno show o a come suoneremo, credo che le persone si siano abituate a questa cosa sin da quando abbiamo iniziato come band.
Adam: Ed è anche molto divertente.

Come abbiamo appena detto, il vostro successo è arrivato molto in fretta. Cosa ha funzionato, nel vostro caso, secondo voi?
Adam: Credo l’avere canzoni buone e orecchiabili. L’approcciare il pop da una nuova angolazione.
Tom: Non saprei, credo sia il modo in cui abbiamo pensato l’album, avevamo un’idea forte fin dall’inizio su come lo volessimo, volevamo aggiungere qualcosa che non è stato esplorato bene e comunque non da molto tempo, ovvero l’esperienza di ascoltare un disco dall’inizio alla fine, aggiungendovi un messaggio, tenevamo molto ad ottenere questa cosa.
Adam: Anche il concept è stato chiaro fin dall’inizio.
Tom: Sì, e il modo in cui volevamo lavorare con la musica; mi sembra che tutto abbia un percorso visivo che può affascinare le persone e far loro ascoltare il disco nella sua interezza, che è la nostra idea di Lp, e il pubblico l’ha capito. Lunga vita all'Lp!

Ho un ultima domanda per voi: il vostro brano “The Guesser” è stato scelto come colonna sonora per uno spot di una marca di automobili francese…
Adam: Ah davvero?
Tom: veramente?

Sì!
Adam: non lo sapevamo!

Non lo sapevate?
[ridono]
Adam: ma è già in Tv?

Sì! Cosa ne pensate?
Tom: Ottimo!
Adam: credo di avere visto quelle e-mail ma le abbiamo semplicemente ignorate, quindi poi l’hanno fatto. Ma ci piacciono le auto… Che macchina era?

Non lo so, mi dispiace…
Tom: non so… mi sento svenduto... [ride]
Adam: That just drives us crazy… beep beep!



Discografia
Sun Structures (Heavenly Recordings, 2014) 7.5
 Volcano (Heavenly Recordings, 2017)7
Hot Motion (ATO Records, 2019)7
pietra miliare di OndaRock
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