TOY

Happy In The Hollow

2019 (Tough Love) | alt-rock, psych-rock

Con l'arrivo di “Happy In The Hollow”, quarto album per la band capitanata da Tom Dougall, possiamo ormai affermare con sufficiente tranquillità che l'abbandono della tastierista Alejandra Diez (tra le più dotate interpreti del proprio strumento) ha funto da spartiacque nella traiettoria del gruppo, tanto che a momenti pare quasi di avere a che fare con due gruppi così simili, e allo stesso tempo così diversi tra loro. Anche per questo motivo, rimpiangere i TOY del fulminante esordio omonimo e dell'altrettanto smagliante “Join The Dots” ha ormai poco senso, considerando come la direzione intrapresa nell'ultimo quadriennio parla chiaramente del superamento di quella esplosiva miscela stilistica kraut-gaze.

Approfondendo ulteriormente il discorso intrapreso con “Clear Shot”, il quintetto londinese indugia con maggiore sicurezza in un sound dai netti contorni psichedelici, impreziosito da venature folk e opportune elaborazioni di elementi del loro splendido passato: una ricalibrazione che parla chiaro sulle volontà del gruppo e sulla loro ampiezza di riferimenti, su una sfida con se stessi portata a termine con assoluto successo. Se è vero che il chiacchiericcio attorno al loro nome si è letteralmente prosciugato, ciò non toglie che la firma TOY è ancora capace di incuriosire e appassionare, di essere ancora un nome spendibile in una scena rock giunta pressoché al collasso. Tanto di cappello.

Se il parco stilistico fornisce già più che degne motivazioni per l'ascolto, non sono da meno scrittura e interpretazioni, tasselli imprescindibili nella costruzione del disco. Non che Dougall si esponga con la voce più di quanto abbia fatto in passato, lo scazzo catatonico del suo timbro rimane un marchio di fabbrica del gruppo; eppure, sarà anche per opportune scelte di mixing e per un assetto compositivo che meglio la valorizza, diventa un tassello centrale nel puzzle che è il nuovo album, uno snodo essenziale nell'espressività complessiva. Addirittura colta in un raro frangente di romanticismo (la melodia impeccabile di “You Make Me Forget Myself”), sostanziale nella sua impercettibilità (l'onirismo offuscato di “Jolt Awake”, con taglio tastieristico prossimo agli ultimi Hookworms), trova un contesto nel quale esaltarsi, con cui aggiungere qualche ulteriore sfumatura al proprio carniere.

È un supporto funzionale a una penna flessuosa, ancora capace di ottimi giri pop (l'atto conclusivo “Move Through The Dark”), ma soprattutto perfetta complice per interessanti deviazioni autoriali, attraverso cui esaltare la grande ampiezza sonora del disco. Con “Last Warmth Of The Day” a innervare trame gotiche e chitarrismi folk con opportuni cambi di tonalità e interessanti strategie compositive (il ritornello che spunta all'improvviso, quasi si trattasse di una strofa ulteriore) la band aggiunge un nuovo tassello al suo migliore canzoniere, in una straordinaria dimostrazione di classe. Lo stesso carattere si ripropone anche nei rari sguardi al passato, armonizzati comunque all'interno del nuovo contesto: il drumming metronomico di Charlie Salvidge torna quindi a dire la sua nelle smaglianti simulazioni motorik di “Energy” e “Mechanism”, aggiornate alla luce di un songwriting oscuro e nebuloso, profondamente psichedelico.

Primo album sotto l'egida della Tough Love, e primo lavoro interamente prodotto dalla stessa band, “Happy In The Hollow” schiude ai TOY le porte di una fascinosa e conturbante maturità, prospettando loro un futuro di livello. Anche a non ripetere i fasti degli inizi, la loro consistenza saprà ripagarli adeguatamente.

(04/02/2019)

  • Tracklist
  1. Sequence One
  2. Mistake A Stranger
  3. Energy
  4. Last Warmth Of The Day
  5. The Willo
  6. Jolt Awake
  7. Mechanism
  8. Strangulation Day
  9. You Make Me Forget Myself
  10. Charlie's House
  11. Move Through The Dark






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