Vinicio Capossela

Ballate per uomini e bestie

2019 (Warner Music) | songwriter, folk

Sono i poveri cristi della storia i protagonisti dell’undicesimo disco di Vinicio Capossela. Figure dimenticate, oltraggiate, rese schiave da una condizione umana che nei secoli non ha saputo scrollarsi di dosso la propria bestialità, quel suo essere sempre e comunque carnefice di se stessa. E si intitola proprio “Il povero Cristo” il primo singolo lanciato dal cantautore, il cui video è girato a Riace e vede come protagonista l’attore spagnolo Enrique Irazoqui nei panni di Gesù, ruolo già interpretato dall’iberico nel celebre film del 1964 di Pier Paolo Pasolini, "Il Vangelo secondo Matteo". E’ una novella folk nella quale Capossela immagina il ritorno di Cristo che, una volta sceso dalla croce, rimane ancora una volta deluso dalla miseria umana, dall’incapacità congenita di vivere rispettando il prossimo. Un brano che mostra fin da subito l’umore del disco, con Capossela nelle vesti del predicatore pacato ma estremamente deluso da ciò che lo circonda. Ad aprire “Ballate per uomini e bestie” è però “Uro”, canzone che trae linfa dalle prime pitture rupestri nelle grotte di Lascaux. Un omaggio alla necessità secolare dell’uomo di comunicare con se stesso e con gli altri, per un brano dall’atmosfera cupa, scritto assieme all’amico Teho Teardo (alla chitarra), con Vincenzo Vasi alla marimba. La volontà del cantautore di ricollegarsi al mito ricorre in tutta l’opera ed è esposta fin dalle prime battute:

Uro cavallo bisonte
Uro cavalca nella pietra
Uro nell'età del ferro e oro
Antrophos sollevò lo sguardo e dipinse Uro
E comincia a giocare il gioco
Sono animale sono primordiale Uro
Sono animale estinto nella pietra intinto

Tuttavia, tra una novella e l’altra (“Perfetta letizia” ispirata da San Francesco), uno sguardo al sacro e un altro al profano, Capossela riesce anche ad avvicinarsi al presente nell'acceso trotto de “La peste”, focalizzando la sua attenzione verso l’epoca moderna, con il web visto come una malattia virale che colpisce tutti. Capossela canta di "rivolta inerte" e "fake news", scagliandosi contro lo scempio dei social in crescita esponenziale. Un rientro al presente che rende il disco tematicamente dinamico, così come appare versatile la struttura delle singole tracce, ciascuna con il proprio mood e il proprio ritmo. Si susseguono qui e là struggenti ballate nelle quali scandagliare la sofferenza del peccatore (“Ma ogni uomo uccide quel che ama/ Questo sia bene udito/ Alcuni con sguardo amaro, altri con parlar forbito/ Il codardo lo fa con un bacio, con la spada lo fa l'ardito/ Con la spada lo fa l'ardito”, da “Ballata del carcere di Reading”) provando finanche a esorcizzarla, mentre la viola di Raffaele Tiseo e il flauto (magico) di Daniele Sepe puntano a consolare animo e corpo. Una meraviglia che si ripete nella splendida “La giraffa di Imola”, canzone che narra di una giraffa fuggita dal circo (“Cucciolo senza madre/ Perso nel circo dell’Europa Occidentale”) e che si ritrova a correre tra strade di cemento, lamiere e strisce zebrate per terra. Anche qui le parole, drammatiche nel finale, inducono a una profonda riflessione, ossia tornare umani e riprendere nuovamente contatto con la natura:

Dov’è un mio simile, dov'è un apolide?
Un rinoceronte, un ippopotamo
Uno stagno, un'oasi, un pezzo di terra qualsiasi?"
Nel parcheggio dietro alla Coop
Nel parcheggio dietro alla Coop
Una siringa di Valium o qualcosa per farla addormentare
Ma lei non si volle risvegliare
Diciotto mesi, abbattuta da un proiettile di narcotico
Il suo lungo collo vacillò lentamente, lentamente
Come un salice piangente, come una betulla
Quando vacilla verso il sole
E cade a terra

Non mancano momenti più incalzanti, con Capossela che torna a indossare i panni del menestrello inquieto, come accade ne “La tentazione di Sant’Antonio” e nella bucolica “Il testamento del porco”, quest’ultima richiamante il verde dei pascoli irlandesi con la viella in festa di Giovannangelo De Gennaro a dispensare serenità e allegria.

“Ballate per uomini e bestie” ci consegna un cantautore per l’ennesima volta ispirato, lontano dai cliché, dai richiami del momento e da evasioni forzate. Un autore libero che si ricollega all’uomo e al suo essere anche e soprattutto bestia attraverso canzoni che sorvolano il tempo e lo spazio, in un viaggio ermentico vissuto con il pathos di chi ha ben presente la miseria di un Occidente sempre più incapace di ricordare la propria dimensione e di abbracciare la madre terra in quello che resterà per sempre l’unico amplesso realmente salvifico.

(23/06/2019)

  • Tracklist
  1. Uro
  2. Il povero Cristo
  3. La peste
  4. Danza macabra
  5. Il testamento del porco
  6. Ballata del carcere di Reading
  7. Nuove tentazioni di Sant'Antonio
  8. La belle dame sans merci
  9. Perfetta Letizia
  10. I musicanti di Brema
  11. Le loup garou
  12. La giraffa di Imola
  13. Di città in città (... e porta l'orso)
  14. La lumaca


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