Amnesia Scanner

Tearless

2020 (Pan) | deconstructed club, elettronica

Che gli Amnesia Scanner avessero esaurito la spinta propulsiva di “AS” era apparso ben chiaro già alla prima curva. L’atteso “Another Life” pose, infatti, più di un dubbio circa la longevità di una cifra stilistica dall’impatto entusiasmante ma, ahinoi, dalla resa discutibile sulla lunga distanza. Tuttavia, nel corso degli ultimi due anni quella cosa chiamata post-club music (i più pignoli preferiscono “deconstructed-club music”) ha comunque proseguito la sua strana fase ascendente, grazie a una schiera ben nutrita e compatta di visionari capaci, per motivi diversi, di non far rimpiangere il miracolo svanito fin troppo in fretta dei due producer tedeschi; su tutti è sacrosanto elevare SOPHIE con i suoi set alieni e il pioniere Arca in versione futuristica.

Fatte le opportune premesse, il magone targato Amnesia Scanner è rimasto comunque lì, immobile. “Tearless” nasce quindi viziato da un’aspettativa doppia. Chi non ha gradito la brusca frenata al primissimo giro di boa deve fare i conti con un concept palesemente meglio gestito, ideato come rigurgito sonoro al collasso odierno del sistema terrestre, alla luce dei fatti sempre più artificiale e privo di moralità.
Per l'occasione, Ville Haimala e Martti Kalliala puntano il binocolo verso l’amata Finlandia, terra d’origine di entrambi, nello specifico alla sua natura. L'intento è forse quello di riemergere qui e là dall’incompletezza artistica palesata nel primo Lp. L'impresa è raggiunta mediante una stramba fusione delle due anime del passato: quella recente, inesorabilmente tesa al "refrain" elettronico, e l'opposta, soggetta a peripezie più sperimentali che riconducono all’amico e boss della PAN Bill Kouligas, quindi presenza di schegge impazzite, bizzarrie meccaniche e via discorrendo.

Definito dallo stesso duo come "un album di rottura con il pianeta", “Tearless” parte benissimo, grazie soprattutto alla presenza della producer peruviana Lalita, ospite della danza decadente della title track, traccia che funge, tra l'altro, da monito ecologista, prima di imbattersi nei ritmi ossessivi a momenti stoppati, tra arpeggi mesti, urla distorte e sirene sintetizzate, della successiva “AS Flat”, stavolta in compagnia della band metalcore statunitense Code Orange. Un cortometraggio sonoro a sublimare un senso di perdizione nel mondo. La vocina-vocoder ormai celebre del marchio AS introduce invece “AS Trouble”, nenia al synth con tempi Idm da sfondo che poco aggiunge, al contrario del passo tribale e marziano di “AS Aca”, ancora una volta con Lalita al proprio fianco.

Accelerazioni alla Rabit con lamento canoro alla Burial imperversano in “AS Too Late”, disturbata e fulminea quanto basta per sollevare di qualche centimetro l’asticella del gradimento. L’apocalittica “AS Labyrinth” riporta poi a galla le vibrazioni di “Lexachast”, mentre il colpo di coda “AS U Will Be Fine” riprende le angosce delle tracce precedenti, tra effusioni nell’ombra e tastiere alternate. Un mantra fin troppo ripetuto che quantifica la bontà di un disco sostanzialmente riuscito, al netto di quella che potrebbe apparire una processione estenuante, messa in piedi, per giunta, in un futuro imprecisato.
La collera del duo tedesco nei confronti di un globalismo lesivo sia per l’uomo che per la natura trova dunque sfogo in “Tearless”, tra alti, bassi, e qualche ridondanza.
Rientro complessivamente gradito, anche se restano ancora lontani i boati illuminanti del primo Ep.  

(17/08/2020)

  • Tracklist
  1. AS Center
  2. AS Tearless (feat. Lalita)
  3. AS Flat (feat. Code Orange)
  4. AS Trouble
  5. AS Aca (feat. Lalita)
  6. Call of the Center (Interlude)
  7. AS Too Late
  8. AS Going (feat. LYZZA)
  9. AS Labyrinth
  10. AS U Will Be Fine




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