Black Wing

No Moon

2020 (The Flenser) | darkwave, synth-pop

I progetti paralleli o sussidiari di Tim Macuga e Dan Barrett, meglio noti come il funesto duo Have A Nice Life, sono così tanti da costituire una vera e propria costellazione di pubblicazioni, che da sola rappresenta una buona frazione della produzione di The Flenser, la bulimica etichetta dei due. Alcuni di questi sono dei divertissement dedicati ai generi favoriti dei due musicisti (i Gate per il post-hardcore, i Nahvalr per il black metal), altri hanno una personalità più spiccata e meritano più attenzione. Tra i secondi risalta particolarmente Black Wing, ossia il goticissimo progetto synth-pop del solo Daniel Barrett, che dopo ben cinque anni dall’esordio “… Is Doomed” trova in questo “No Moon” un oscurissimo sequel.

Le tenebre la fanno da padrone in entrambi i dischi, sin dalle copertine. In quella del primo assumono le sembianze di una fumata nera che si leva dal comignolo di una casa isolata, e nell'ultima quelle di un cielo senza luna che si specchia in una crepa nella collina profonda (presumibilmente) fino all’inferno.
Pur rimanendo il progetto più orecchiabile dell’universo Have A Nice Life, in “No Moon” Black Wing spariglia le carte in tavola e i suoi orecchiabili giri di synth rifuggono le rassicuranti circostanze della forma canzone, tendendo a disgregarsi in malsani manti chillwave (“Ominous 80”, “Always A Last Time”) o a inerpicarsi in evoluzioni malformanti (“Choir Of Assholes/You Think It’ll Make You Happy But It Won’t”). Anche ai riff di sintetizzatori più rotondi e chiari, come lo sono quelli di “Is This Real Life, Jesus Christ” e “Bollywood Apologetics”, non viene concessa la consolazione di un ritornello, ma a cavalcarli ci sarà solo il lamento metallico di Barnett.

“Vulnerable” è un bombardamento noise ai danni di un coro di anime del purgatorio, sul quale Black Wing riversa bordate e percussioni distorte con l’intensità di un raggio laser; mentre “Sleep Apneac” è una lenta litania dai beat letargici innescata dal canto di un crooner straziato dal dolore proveniente da un vecchio grammofono.
Dopo la lunga (invero un po’ troppo) e maestosa chiusura affidata a “Twinkling”, una mastodontica escursione tra rumore e sintetizzatori analogici, giunge a conclusione un lavoro vario e a tratti ardito, che certamente non raggiunge la potenza immaginifica degli Have A Nice Life, ma conferisce profondità inedita a uno dei loro progetti collaterali.

(24/12/2020)

  • Tracklist
  1. Bollywood Apologetics
  2. Ominous 80
  3. Always a Last Time
  4. Is This Real Life, Jesus Christ
  5. Always Hurt
  6. Vulnerable
  7. Sleep Apneac
  8. Choir of Assholes
  9. Twinkling


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