Collocutor

Continuation

2020 (K7) | modal-jazz, etno,

Eclettica musicista laureata alla Guildhall School of Music & Drama di Londra, Tamar Osborn è la leader e sassofonista dei Collocutor, band con la quale ha conquistato critica e pubblico, grazie a un jazz modale dalle raffinate nuance afrobeat, alimentato da una spiritualità jazz anni 70, nonché dalla contaminazione con la musica corale polifonica e la musica classica indiana.

Per il terzo album “Continuation”, Osborn mette in pausa la formazione completa di nove elementi. Con due percussionisti (Magnus Mehta e Afla Sackey) e il trombettista (Simon Finch) fuori dall’ensemble, l’assetto strumentale diventa più soffuso, sospeso. Una situazione creativa che per l’artista vuole raffigurare i vari stati emotivi che provoca il dolore della perdita, del lutto.
Sono solo sei tracce che seguono un percorso creativo che dalla pace e riflessione (“Deep Peace”) si evolve verso uno stato ansiogeno, coltivato da lievi modifiche strumentali e tematiche (“Continuation”), prima che la contaminazione del ritmo liberi una trance spirituale afro-jazz (“Pause”) che deflagra (“The Angry One”) per poi rientrare nei ranghi (“Lost And Found”, “Pause Reprise”). 

Esemplare la messa in opera da parte della band, tra suoni d’archi registrati in una chiesa battista di Londra che offrono ampio respiro alla traccia iniziale “Deep Peace”, percussioni tibetane che introducono un dialogo tra strumenti a fiato (Josephine Davies, e Tamar Osborn), per poi celebrare una festa di suoni dagli infiniti dettagli (chitarra, basso, flauto, sax, percussioni e voci polifoniche) nell’alchemica title track, raggiungendo una prima estasi espressiva nell'ipnotica “Pause”, dove convivono elettronica, drone music e assolo di chitarra e sax ora sgangherati ora più densi.
A questo punto appare necessario presentare pur brevemente gli altri protagonisti, ovvero il già citato sassofonista Mike Lesirge (Django Bates, Billy Cobham, Erykah Badu, Phoenix City All-Stars, Hackney Colliery Band), il chitarrista blues Marco Piccioni (Julia Biel, Cleveland Watkiss, Lekan Babalola e Kate Luxmoore), il bassista Suman Joshi (dal versatile curriculum che include la Dele Sosimi Afrobeat Orchestra, il gruppo jazz-punk The Destroyers, il folk-jazz dei Trio Manouche e il Reggae Ska dei Maroon Town), l’altra sassofonista Josephine Davies (Jamie Cullum, la Bbc Band, e la Ronnie Scott’s Vanguard Band) e l’unico batterista rimasto in gioco per questo capitolo discografico, Maurizio Ravalico (Jamiroquai, Paul McCartney, James Taylor, Greg Osby, Kaidi Tatham, Dego McFarland, Finn Peters, Shabaka Huchkins).

Con questo variegato asse tecnico e stilistico, il cocktail di funk, jazz, punk, etnica e improvvisazione in chiave alt-rock della graffiante “The Angry One” risuona come una deflagrante espressione di tutte le peculiarità creative del gruppo, un tassello impazzito di quella che è a tutti gli effetti una vera e propria suite in chiave jazz.
La successiva “Lost And Found” è dunque l’apogeo, il risultato alchemico di una ricerca nello stesso tempo interiore e carnale, una nemesi sonora minimale scandita da un graffiante assolo di sax e dal lenitivo tocco del flauto.
E non inganni il titolo “Pause Reprise”, l’apparente ritorno alla meditazione e alla solitudine dei primi bravi non ha lo stesso sapore né la stessa figurazione sonora. Qualcosa è avvenuto in questi trentanove minuti, la tensione si è impossessata della pace e la materia è diventata incandescente, pur nella sua manifesta calma.

Il nuovo album dei Collocutor è un’esperienza artistica che lascia il segno e che difficilmente migrerà dall’immaginazione dell’ascoltatore. “Continuation” è uno di quei dischi destinato a occupare i vostri sogni: dopo averlo ascoltato, la musica non vi sembrerà più la stessa.

(10/05/2020)



  • Tracklist
  1. Deep Peace
  2. Continuation
  3. Pause
  4. The Angry One
  5. Lost And Found 
  6. Pause Reprise




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