HMLTD - West Of Eden

2020 (Lucky Number Music)
glam-rock, post-punk

Three years ago I said
The West is dying right underneath my nose
And I'll be so glad when it finally goes
I hate to say I told you so
The West is dead

Si apre con una pulsazione oscura di basso, una voce pallida e rantolante che declama la fine dell’Occidente e un solenne quanto beffardo “te l’avevo detto” il primo lavoro sulla lunga distanza degli inglesi HMLTD (conosciuti precedentemente come Happy Meal Ltd) che arriva a due anni dall’Ep di debutto ("Hate Music Last Time Delete Ep", 2018). Il quintetto, nato a Londra nel 2015, dopo un inizio di carriera turbolento a causa dei dissidi con la prima etichetta, si presenta così, irriverente, oscuro, nevrotico, come nella miglior tradizione post-punk inglese.
Ci vuole ben poco però per accorgersi che il post-punk degli albionici non è quello angolare o rumoroso di tanti compatrioti contemporanei e non; il loro stile ingloba in un sol colpo anche fascinazioni glam-rock e frenesie elettroniche come a voler centrifugare tutti gli anni 70 di David Bowie e anche molto di ciò che è venuto dopo (potrete ritrovare tanto l’elettronica anni 90, quanto i ritornelli a presa sicura del britpop, e a volte anche stralci di batterie programmate di stampo trap).

È così che dopo la vibrante “The West Is Dead”, che scioglie insieme chitarre western ed elettronica e che potrebbe ricordare persino i Prodigy (senza però esplodere mai completamente), si passa a "Loaded", che mostra tutte le potenzialità del gruppo: l’elettronica si unisce stavolta al glam (qui più per attitudine che per suoni) e il tutto è completato da un bellissimo ritornello, non ancora da cantare a squarciagola come quelli che troveremo durante il resto del disco, ma forte abbastanza da catturare al primo ascolto.
Tocca poi a “The Ballad Of Calamity James”, piccolo preambolo strumentale a “To The Door”, la più feroce del lotto, un post-punk vorticoso e viscerale che riprende le suggestioni western già viste in precedenza e le lancia in una corsa al galoppo senza briglie.
La frenesia rallenta con l’arpeggio iniziale di “Satan, Luella and I”, teatrale e seducente ballata di più di sei minuti che mette in mostra tutto il pathos raggiungibile dal combo londinese. La successiva “Mikey’s Song” è un gioiellino di synth-pop midtempo che precede “Why?”, per chi scrive il pezzo più trascurabile del disco, una nenia di poco più di due minuti declamata da una voce femminile in giapponese che poggia su una leggera base di percussioni e archi.

Con “149” si entra nella seconda parte del disco e la voce maliziosa e luciferina del frontman Henry Spychalski è stavolta accompagnata da quella angelica e leggiadra di Tallulah Eden in un pezzo vizioso e trascinante anche se meno pomposo e pompato di altri. Un dolce carillon apre la successiva “Joanna”, ballata cabarettistica che richiama Tom Waits e funge da preludio alla gemella “Where’s Joanna?” che prosegue sulla stessa falsariga, ma con piglio più incalzante.
"Death Drive" omaggia fin troppo palesemente i fantasmi urbani dei Suicide, ma lo fa con carattere e personalità tali da ergerla a una delle migliori tracce del disco.
Segue “Nobody Stays In Love”, la pop-song moderna che forse ci si aspetterebbe più da Lady Gaga che dai nostri, ma che centra pienamente il bersaglio grazie a uno struggente ritornello e a un cadenzato incedere elettronico che la mantiene ancorata alle fascinazioni oscure del resto del lavoro.

Nella parte conclusiva dell'album si trovano altri due pezzi da novanta come “Blank Slate” e “War Is Looming”. Se la prima è una conferma di tutto ciò di buono si è sentito nel disco con un ritornello degno dei Suede di “Coming Up”, la seconda è l’ennesima virata dei cinque, che si cimentano adesso con un’ultima teatrale ballata, stavolta in chiave acustica, che ci accompagna alla fine di questo bellissimo e imprevedibile viaggio nell’oscurità surreale e provocante degli HMLTD.
I generi che si trovano all’interno di questo disco saranno anche già sentiti, ma la fantasia e maestria nel declinarli insieme in modo innovativo, con carattere e parecchia spavalderia dei londinesi è una ventata d’aria fresca per il panorama.

Tracklist

  1. The West Is Dead
  2. LOADED
  3. The Ballad of Calamity James
  4. To The Door
  5. Satan, Luella & I
  6. Mikey's Song
  7. Why?
  8. 149 (feat. Tallulah Eden)
  9. Joanna
  10. Where's Joanna?
  11. Death Drive
  12. Nobody Stays In Love
  13. MMXX A.D.
  14. Blank Slate
  15. War Is Looming




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