Jet Set Roger

Un rifugio per la notte

2019 (Snowdonia) | songwriter, rock, cabaret

Un cabaret tanto sgargiante quanto tenebroso si rivela a pie' pari nel terzo album di Jet Set Roger: “Un rifugio per la notte”. Un disco/fumetto realizzato in collaborazione con il serbo Aleksandar Zograf - autore di una mini graphic-novel di 16 tavole magnificamente posta a "corredo" dell'album - interamente basato su “A Lodging For The Night”, racconto del grandissimo Robert Louis Stevenson che ha per protagonista il poeta medievale francese François Villon. La vicenda narrata dallo scrittore scozzese assume per l’occasione i contorni di un’operetta musicale scanzonata e solenne, le cui trame evidenziano una narrazione pregna di sgomento e ironia, psicodramma e follia.

Siamo nel 1456. Parigi stordisce per le sue ombre ammiccanti. I quartieri del centro suggeriscono emozioni contrastanti come estasi e dolore. E’ il dominio di una società vampirizzata dal dualismo, da un’ambivalenza che esplica una volubilità di certo salvifica per i sensi. Un tran tran sepolto dalla modernità, per l'occasione tradotto magistralmente in musica dalla voce, dal pianoforte e dal basso di Jet Set Roger, a cui si aggiungono la chitarra acustica di Tommaso Parmigiani e le percussioni di Stefano Malchiodi, entrambi sodali di una sinergia strumentale gentile, mai piaciona.

E così, mentre i premi Tenco si specchiano (talvolta, per fortuna) e il Belpaese si scioglie in contrapposizioni di convenienza, con l’élite sempre più auto-citazionista e il mainstream che annaspa a ciclo costante nella brodaglia accalappia-clic, qualcuno ci ricorda con acuta ironia che “chi l’oltrepassa si pentirà”. Ma “oltrepassare” cosa? La superficie? Quella linea sottile che divide la frigidità artistica dalla pura vitalità? Entrambe le cose, a interpretarla criticamente.
Il formato, tra fumetto, disco e libro, è ideato dallo stesso Jet Set Roger con l’intento di accorpare un’estetica totalizzante, ben spiegata nel saggio introduttivo scritto con cura dal musicista nato a Londra e di stanza a Brescia: "Ho seguito la vicenda narrata da Stevenson in modo abbastanza fedele, soffermandomi sugli episodi e sui personaggi che maggiormente mi interessava ri-raccontare". 
Parole a monte dell’opera con le quali è esposta la genesi del lavoro alla base di tutto, in particolare la personale ricerca sull'epistolario di Robert Louis Stevenson. Un approfondimento che nasce incontrando e ascoltando svariati studiosi della materia.

Veniamo alla musica: l’operetta si apre con un trotto da musicante d’altri tempi seguito da un passo in parte minaccioso (“La taverna”). Ben altre sponde si manifestano, invece, in “Dom Nicolas”, canzone spensierata e “sbruffona” quanto basta per allietare gli umori e disorientare i pensieri. Meno frizzantina e più introspettiva, “La ronda” esalta a sua volta il nichilismo garbato e cosciente del buon Roger Rossini, perso così com’è tra metafore accecanti e al contempo drammatiche:

Povero uccellino caduto,
con il bel belletto rosso sul tuo viso ossuto,
gli occhi sbarrati e la pelle blu,
queste due monete non ti servono più.
Non ti dispiace, vero, se le prendo per me?

Con “Lasciami entrare” la caduta è libera, mentre aumenta la noia di una vita beffarda, prima che il tempo di cortigiane, regine e suddite di un’epopea sepolta dal tempo riaffiori ne “La ballata delle dame di un tempo”, con la voce dolcissima di Angela Kinczly in controluce. Segue il dramma da decantare e sorseggiare de “La ballata degli impiccati”, tra bicchieri pieni di lacrime e una pace agognata che assume inesorabilmente le tonalità di un fottuto miraggio.

La rinascimentale “I lupi di Saint Denis” è accattivante, al netto del monito esplicato nel ritornello con il classico tambureggiare “da palazzo” che sentenzia imperterrito e dall’alto di un’eterna arroganza. Ne “La forca”, la fune da cui pendere diventa, infine, l’oggetto da esorcizzare per dissociarsi dall’impeto di battaglie futili, irrazionali; l’ultimo sussurro, a precedere il desiderio di scappare dai malanni di un moralismo che ammorba (“Il mattino”).
“Un rifugio per la notte” dimostra quanto il cantautorato sornione e maledetto di Jet Set Roger sia, in fin dei conti, eternamente “necessario”. Parafrasando Califano, “tutto il resto è noia”.

(17/06/2020)

  • Tracklist
  1. La taverna
  2. Dom Nicolas
  3. La morte di Theverin
  4. La ronda
  5. Lasciami entrare
  6. La ballata delle dame di un tempo
  7. Ballata degli impiccati
  8. I lupi di Saint Denis
  9. Il signore di Brisetout
  10. Il carnevale
  11. Il mattino
  12. Tema di Francois 1
  13. Tema di Francois 2
  14. Tema di Francois 3
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