Killers

Imploding The Mirage

2020 (Island) | pop, rock

Con "Imploding The Mirage" i Killers approdano definitivamente nel synth-pop. Il percorso iniziato nella grande ondata indie d'inizio 2000 e poi assestatosi su un classic pop-rock con sbrilluccichii 80's adesso - complici l'addio del chitarrista fondatore Dave Keuning e il ruolo di semplice turnista in studio del bassista Mark Stoermer - ha sempre più le forme sonore di Brandon Flowers, la cui vocazione melodica era apparsa lampante negli episodi solisti "Flamingo" e "The Desired Effect". Addio alle chitarre di "When You Were Young", al tronfio rock di "Battle Born" e agli slanci dissonanti della splendida title track del predecessore. "Imploding The Mirage" è un confortevole concentrato pop ben accompagnato visivamente dalla copertina, con impressa l'opera "Dance of the Wind and Storm" di Thomas Blackshear. Mossa facile e vincente, tanto da portare recensioni positive da testate spesso ostili, oltre al solito posto in vetta alle classifiche mondiali. Uno scenario disteso e aperto, figlio del trasferimento del leader, che ha lasciato Las Vegas, la Città del Peccato, stabilendosi nello stato dell'infanzia - lo Utah - per seguire più da vicino i delicati problemi della moglie che avevano segnato "Wonderful Wonderful" (ascoltare la struggente "Rut"). A non cambiare mai è l'immaginario: dai videoclip dell'esordio alla hit "Human", passando per le iconiche copertine mojaviane, i Killers amano il proprio mondo e non hanno la minima intenzione di uscirne, circondati da corse in macchina, deserti, blue jeans serenade e cappelli da cowboy.

Lo confermano le uscite d'anteprima di "Imploding The Mirage", "Caution" e "My Own Soul's Warning": la colonna sonora perfetta per quest'estate che non c'è stata. Se i video raccontano una nuova storia d'amore tra cineprese, palchi e rimpianti, musicalmente apprezziamo la coinvolgente freschezza: nella prima a lasciare il segno sono il mood galoppante, la narrazione cinematografica ("Let me introduce you to the featherweight queen/ She's got Hollywood eyes but you can't shoot what she's seen/ Her momma was a dancer/ And that's all that she knew/ 'Cause when you live in the desert it's what pretty girls do") e il puntuale refrain vincente; nella seconda, invece, brilla il giro di sintetizzatore, capace di imprimersi nei timpani dopo un solo ascolto.
Keuning viene sostituito in sala di registrazione da turnisti di lusso (Lindsey Buckingham dei Fleetwood Mac che impreziosisce "Caution" con il suo assolo, Adam Granduciel dei War on Drugs, Jonathan Rado anche co-produttore insieme a Shawn Everett) con il sempre scaltro Flowers che arruola nuovamente Alex Cameron, dopo l'esito positivo della collaborazione di "Wonderful Wonderful", in cui aveva aiutato il gruppo nella stesura di alcuni brani.

Pop sì, ma quanto? Molto. Nella conclusiva traccia omonima i ragazzi di Las Vegas possono ricordarci perfino gli Wham! Altro grande riferimento del disco è - di nuovo - il Boss. La marcia di "Dying Breed" è sostenuta da parti di "Hallogallo" e "Moonshake" di NEU! e Can - giusto per non farsi mancare nulla nella lista di mostri sacri citati ad ogni uscita - ma al momento del decollo siamo in piena scia di "Thunder Road" e "Born To Run". Bene gli innesti vocali femminili di Weyes Blood - il nome che non ti aspetti ma che funziona - in "My God" e di k.d. lang in "Lightning Fields". Con questa canzone Flowers compone un'altra triologia, ben diversa dalla celebre "Murder Trilogy" ("Leave The Bourbon On The Shelf", "Midnight Show" e "Jenny Was A Friend of Mine"). "That's my mom talking to my dad", ha dichiarato il cantante riguardo questa sentita ballad composta pensando alla relazione tra il padre e la madre, come aveva fatto in precedenza per "A Dustland Fairytale" ("Day & Age") e "The Clock Was Tickin'" ("Flamingo").

Se il funky di "Fire In Bone" si miscela bene alle affiatate "Running Towards A Place" e "When The Dreams Run Dry", a spiccare nel resto della scaletta è "Blowback" dal cristallino ritornello supportato a dovere dalle sei corde. Assimilato e consolidato il gioco dei riferimenti nella loro grammatica, i Killers si palesano definitivamente al sesto disco per quello che sono: una band forse lontana dal fare la storia della musica ma capace di sfornare anche a questo giro dell'ottimo pop. E non è poco.

(30/08/2020)

  • Tracklist
  1. My Own Soul's Warning
  2. Blowback
  3. Dying Breed
  4. Caution
  5. Lightning Fields (feat. k.d. lang)
  6. Fire In Bone
  7. Running Towards a Place
  8. My God (feat. Weyes Blood)
  9. When the Dreams Run Dry
  10. Imploding the Mirage






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