Lunch Money Life

Immersion Chamber

2020 (Scenic Route) | nu jazz, post-rock, experimental

È presto per certificarlo, ma i Lunch Money Life hanno tutta l’aria di essere gli astri nascenti della brulicante scena nu jazz britannica. Il loro connubio stilistico suona nuovo, sbalestrante, ammaliante e perfino un po’ inquietante. E hanno anche dietro una storia curiosa.
Qualche anno fa Spencer Martin, giovane musicista londinese, stava cercando uno spazio economicamente non proibitivo dove poter provare con la band che stava mettendo in piedi. Scrive a una cinquantina di chiese offrendosi come organista, e una gli dà l’ok. Da allora, la parrocchia di Ognissanti ad Haggerston, dalle parti di Hackney, è il luogo dove Martin suona l’organo ogni domenica, consentendo nel resto della settimana a un cast variabile di musicisti (inizialmente una decina, ora assai meno) di trovarsi senza vincoli d’orario per dar forma a sperimentazioni da qualche parte tra nu jazz, post-rock ed elettronica propriamente detta.

Dopo alcuni singoli ed episodi brevi, tutti piuttosto riusciti, disseminati lungo gli anni appena trascorsi, il distillato di quelle session prende luce quest’anno con “Immersion Chamber”: un mini-album di nove tracce e soli 29 minuti mixato e coprodotto da Danalogue, tastierista dei The Comet Is Coming e nome di punta del “nuovo jazz” che da qualche tempo a questa parte infiamma la capitale britannica.
Quella immortalata nelle registrazioni è una formazione a cinque, che vede Spencer Martin all’elettronica e al sax, affiancato dal fratello Jack all’elettronica e al trombone, con l’aggiunta di Stewart Hughes, Sean Keating e Luke Mills-Pettigrew alla batteria, chitarra e basso rispettivamente (non state a sbattervi a cercare informazioni su di loro: per tutti quanti, i Lunch Money Life rappresentano il debutto discografico).

La brevità del disco non gli impedisce di esplorare un campionario di stili ed atmosfere davvero sorprendente. Per fare una carrellata del tutto incompleta e senz’altro fuorviante (ma si spera, almeno, in grado di incuriosire), si passa da oscurità minimali alla These New Puritans ai neon geometrici dei Three Trapped Tigers, da incastri pachidermici che richiamano il lo-fi ipnagogico dei Rangers a stagnantissime poltiglie ritmico/atmosferiche che paiono uscire dritte da una qualche outtake dei This Heat. Il tutto, è il caso di ricordarlo, con un sound e un’impostazione dal chiaro orientamento jazzistico, almeno nel senso piuttosto variopinto con cui il termine può essere interpretato nel contesto dell’odierna scena londinese.
Quali dunque i tratti comuni di una gamma espressiva così camaleontica e dispersiva? L'umore, l'estetica. La copertina dice molto: la musica dei Lunch Money Life è enigmatica. Fredda. Disorientante. Eppure viva, urbana. Che i pezzi sguazzino apartamente in acque hip-hop (succede soprattutto negli episodi pre-album) o muovano verso territori ambient-jazz o wonky, sono soprattutto gli aspetti anomali a direzionare le sensazioni. I synth traslucidi di "Superego", che svettano sopra alla cavalcata ritmica basso-batteria e sprigionano un'atmosfera notturna, malinconica, che ricongiunge Burial e Vangelis. I drum pad stonati che alimentano gli stop'n'go di "Crewcut", la miscela di ottoni tronfi e videogame music in "Living3000", i loop vocali che punteggiano il vuoto di "Informant": espedienti del tutto distinti per raccontare secondo sfaccettature molteplici un unico malessere di fondo.

"Immersion Chamber" non è, o almeno c'è da augurarsi non sia, l'opera definitiva di questa giovane band. Sebbene il sound sia del tutto a fuoco e le sensazioni evocate risultino incisive e peculiari, tanto la brevità quanto la mancanza di coesione penalizzano l'iconicità del risultato. Il disco riesce però in un'impresa in cui anche grandissimi del settore non sono riusciti: non solo dischiude nuovi orizzonti, ma lo fa in una direzione capace di attirare, potenzialmente, nuove nicchie di pubblico. Spesso bollato di essere troppo didascalico, troppo leggero, troppo precisino, qui il nu jazz abbraccia la vaghezza retromaniaca di Oneohtrix Point Never e si addentra nell'uncanny valley delle attuali frontiere avant-. Non sarà una rivoluzione, ma si tratta di una mossa a sorpresa le cui evoluzioni meritano di essere tenute d'occhio.

 

(29/12/2020)

  • Tracklist
  1. God Complex
  2. Lincoln
  3. Maddison Lee Outro
  4. Superego
  5. Crewcut
  6. Living3000
  7. Informant
  8. Truth Serum
  9. Pharisees


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