October Drift

Forever Whatever

2020 (Physical Education) | alt-rock, post-grunge, nu-gaze

Immaginate dei National con molte più chitarre, ben piazzate in primo piano, aggiungete una forte scorza di alt-rock, onde d’urto (post-)grunge, una spruzzatina di U2 e qualche shakerata nu-gaze: otterrete la ricetta alla quale (in?)consapevolmente si ispirano i giovanissimi October Drift. “Forever Whatever” rappresenta l’album d’esordio per una formazione che in realtà diffonde singoli in maniera continuativa già dal 2016, e un paio d’anni fa crebbe a livello di notorietà grazie all’apertura di diversi show degli Editors. Un lavoro che pertanto certifica l’esistenza di un gruppo con un discreto seguito di appassionati già radicati, fra i quali proprio il chitarrista della band di Tom Smith, Justin Lockey, produttore di queste dieci tracce, in parte già edite - seppur qui con qualche ritocchino - e in parte presentate al mondo per la prima volta.

Dicevamo, i National: “Forever Whatever” è il disco giusto per tutti coloro che li ritengono musicisti memorabili, se solo mettessero più elettricità nelle proprie canzoni. Ebbene, gli October Drift fanno esattamente questo: decodificano tutti i trucchi presenti nel songwriting di Matt Berninger, realizzando uno dei migliori esordi di guitar rock degli ultimi mesi. Ascoltate, ad esempio, la rotonda “Milky Blue”: il ritornello suona esattamente come suonerebbero i National se potenziassero il ruolo delle chitarre. Il medesimo approccio è evidenziato, in maniera ancor più netta, tanto nell’iniziale “Losing My Touch”, quanto nell’unica traccia soft dell’album, “Naked”, costruita con un arrangiamento basato su piano e archi, avvolgente ma mai dimesso.

L’elettrizzante estetica del quartetto si interpola con gli Interpol (giochino di parole azzeccatissimo) in “Oh The Silence”, e arriva a coprire uno spettro sonoro che in “Don’t Give Me Up” parte dai primi U2 (richiamati anche nella sontuosa grandeur della conclusiva “The Past”) per spingersi fino agli emozionali wall of sound tipicamente nu-gaze, che tornano di lì a poco - in maniera ancor più decisa - nella clamorosa coda di “Just Got Caught”, highlight assoluto.
A giudicare dai video rintracciabili in rete, sul palco i ragazzi divengono oltre modo devastanti, infervorati da quell’approccio (post-)grunge rincorso in “Cinnamon Girl” (una delle canzoni che circolava da tempo), "Cherry Red" e nella stessa “Forever Whatever”, queste ultime due calligraficamente appostate dalle parti degli Screaming Trees, tanto per sottolineare un mai celato amore verso gli eroi degli anni 90.

Gli October Drift arrivano da Taunton, 65.000 abitanti, cittadina per nulla conosciuta qui da noi, pur essendo il capoluogo della Contea del Somerset, a due passi da Glastonbury. Oltre alle belle chitarre e a una sezione ritmica dirompente, si avvalgono della voce già più che matura e del carisma di Kirian Roy. Avevano un tour europeo pianificato per promuovere questo disco, con una data prevista anche al Mediolanum Forum di Milano il 22 aprile, di nuovo come supporto degli Editors. Che sfiga: tutto rimandato. Ma dalla loro parte hanno la forza della gioventù e una capacità di scrittura che presto farà invidia a molti. Stappiamo una bottiglia di quelle buone, e teniamoli d’occhio: saranno una delle vostre migliori scoperte in questi assolati spring days spesi in isolamento. Una band che ha la stoffa per andare ben oltre una manciata di canzoni perfettamente riuscite.

(23/04/2020)

  • Tracklist
  1. Losing My Touch
  2. Oh The Silence
  3. Cherry Red
  4. Don’t Give Me Hope
  5. Just Got Caught
  6. Milky Blue
  7. Cinnamon Girl
  8. Naked
  9. Forever Whatever
  10. The Past








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