Omnipotent Youth Society

Inside The Cable Temple

2020 (autodistribuito) | art rock, jazz-rock, folk rock

Nome della band in cinese tradizionale: 萬能青年旅店
Cinese semplificato: 万能青年旅店
Traslitterazione: Wanneng Qingnian Lvdian
Traduzione: Ostello della gioventù onnipotente

Titolo cinese del disco: 冀西南林路行
Traslitterazione: Ji xi nan lin lu xing
Traduzione: Viaggio nella foresta dell’Hebei del sud ovest

(Nota – Da ormai oltre vent’anni molte rock band appartenenti alla cultura sinofona scelgono di avere due nomi, uno in cinese e uno in inglese, che possono richiamarsi, ma non devono necessariamente corrispondere. Per i dischi la consuetudine si spinge anche oltre e porta spesso a titoli indipendenti uno dall’altro. A ogni modo, la maggior parte delle band canta esclusivamente in cinese.
Il nome inglese della band presa in esame è simile al cinese: mantenuto il riferimento a una gioventù onnipotente, da una parte si tratta di “società”, dall’altra di “ostello”.
Il titolo inglese del disco, “Inside The Cable Temple”, non mantiene invece alcun legame col cinese. Tecnicamente, in inglese per cable temple si intende la parte terminale delle aste degli occhiali, ma in questo caso il significato è letteralmente “il tempio dei cavi”, visto che entrambe le parole ricorrono in momenti chiave dell’opera).


Gli Omnipotent Youth Society, da Shijiazhuang (circa trecento chilometri a sud di Pechino), sono la più importante rock band cinese degli ultimi dieci anni. Il loro omonimo album di debutto, uscito nel novembre del 2010, è a oggi oggetto di culto (nel 2019 l’emittente radio RockHeaven l’ha eletto miglior disco cinese di sempre) e ha generato un’attesa spasmodica per il proprio seguito.
Purtroppo da allora la band ha prodotto soltanto un paio di singoli (“烏雲典當記”/”Wu yun dian dang ji”, 2013; “张洲”/”Zhang Zhou”, 2016), come corredo a progetti collaterali.
All’improvviso, al termine di un 2020 difficile, ma che ha visto il mercato cinese della musica digitale in forte crescita, è stato annunciato il nuovo album, poi pubblicato nel giro di ventiquattr’ore, così che negli ultimi giorni di dicembre “Inside The Cable Temple” ha raggiunto i servizi digitali, generando un’ondata di isteria. In appena una settimana, circa 410mila persone hanno pagato per poterlo ascoltare su 163.com, facendone il terzo disco cinese più diffuso dell’anno sulla piattaforma.
Il risultato inaspettato, non avendo la band alcun supporto televisivo, né una particolare diffusione sui social media, ha scatenato un grande dibattito, con articoli apparsi addirittura in siti di informazione e di finanza: in Cina sembra dunque più diffusa del previsto una cultura alternativa che cerca di resistere all’imponente marcia omologatrice di talent show e boy band.

A guida del progetto sono Dong Yaqian (cantante e chitarrista) e Ji Geng (bassista e polistrumentista), autori rispettivamente di musiche e testi. Gli altri due membri ufficiali, per quanto non compaiano in tutte le tracce, sono il batterista Feng Jiang e il trombettista Shi Li. Alcuni pezzi del nuovo album sono stati rodati nel corso degli anni, venendo suonati nei concerti sin dal 2015.
Lungo la scaletta è distribuito un nutrito stuolo di ospiti, alcuni dei quali molto importanti, a partire dall’iniziale “Zao” (“Presto”/“Mattina”), quadretto chamber jazz in cui Shi è accompagnato da altri cinque fiatisti: uno di questi è Nathaniel Taihang Gao (sax alto), fra i migliori jazzisti cinesi.
Si sfocia così nella prima vera canzone, “Ni he” (“Fiume fangoso” – è un luogo generico: esistono almeno due fiumi chiamati così in Cina, ma sono distanti dai monti citati nel testo).

Forti piogge iniettano dolce e amaro nel terreno
Venti che soffiano trasformano ferro e pietra in terra e sabbia
Uccelli acquatici volano nel vento, seguendo il suo conforto
Ci vuole molto tempo per formare un carattere/personaggio, per essere consapevoli delle emozioni
Sento il suono ovattato del tuono, sento l’arrivo dell’estate
Lo scenario degli altipiani ondeggianti si allunga al di là dei monti Taihang
Nel pomeriggio la quiete delle pianure, i pesci saltano verso il sole al tramonto
Se il domani sarà grandioso, lavora duro per sostenere le barche a vela
Se il domani è imprevedibile, segui lo scorrere dell’acqua
Sento il suono ovattato del tuono, sento l’arrivo dell’ignoto
Un ospite non invitato, che vive in povertà estrema
Faticando, bevendo alcol, riposando
Il suo posto per riposare di notte è la riva del fiume, il suo cuscino la rugiada
Disegni di misurazione del terreno, per la distruzione
Rinforzando i paesaggi del sogno della civilizzazione
Spianando montagne, costruendo dighe
Terra e sabbia si depositano, il movimento si ferma
In seguito, gli uccelli acquatici scompaiono
I laghi artificiali non hanno colore
Sento il suono del tuono esplodere, sento il pericolo
Nuvole scure si addensano, nuvole scure solcano il cielo
Il fiume fangoso della rinascita getta il suo corpo a cascata nella diga
Sento il suono rimbombante del tuono, sento il suono di una tempesta in arrivo.

Sono versi che rappresentano un po’ tutto l’umore del disco: la paura per il cambiamento del paesaggio, la natura che viene calpestata, l’inquinamento – probabile allegoria della condizione umana e velata critica alla modernizzazione selvaggia della Cina.
L’ospite non invitato citato nel testo è l’abitante delle zone rurali, destinato a lasciarle per unirsi alla metropoli, dove non è però detto che troverà le condizioni sperate (da cui la civilizzazione descritta come sogno, illusione).
Il brano ha forma di un’epica marcia folk rock, con la linea di basso che divaga in sottofondo e un violino che si prodiga in diversi assoli oscillando fra musica da camera e folclore. Dong suona la chitarra dodici corde, per poi inserirne una distorta dal sapore blues nel finale, mentre il sestetto jazz dell’introduzione rientra prima per un intermezzo sottilmente dissonante, poi per una fanfara.

In “Cai shi” (“Estrazione” – un tempo i monti Taihang erano infatti una delle principali fonti minerarie della Cina settentrionale), Ji ribadisce la preoccupazione per lo spostamento forzato verso la città (“Non tornerò più sui Taihang in questa vita”) e la forza centrifuga del progresso (“Nuove cose che stanno sorgendo, disilluse come le stelle. Nuvole scure coprono i miei occhi”). Coloro che abbandonano i Taihang assumono le sembianze delle stesse montagne, che nel frattempo vengono spianate: “Migliaia di picchi montuosi condensati nel cemento” (ossia, di persone costrette in alveari).
L’ossessivo ritorno di nuvole minacciose in un disco incentrato sul deterioramento del rapporto uomo-natura può ovviamente avere più significati: una metafora per indicare la presenza di smog (problema particolarmente sentito in Cina), ma anche l’incertezza del domani e il bisogno di una maggiore libertà.
La prima parte del brano, dominata dalla malinconia, vede folk e jazz ibridarsi in un melodioso midtempo, ma nel finale, quando gli occhi del narratore vengono coperti, si scatena un paesaggio apocalittico: da un assolo di piano del jazzista Zheng Haorong si sfocia in una jam con fiati che si intrecciano, caotici stacchi di batteria e un rombo di tuoni che va aumentando fino a coprire il resto.

Il brano più ricco del disco è “Hebei Mo Qilin” (Mo Qilin è un mitologico unicorno nero del periodo Ming, Hebei la regione dove Ji e Dong sono nati e cresciuti). Introdotta da un ipnotico giro di basso, sfoggia un grande dispiegamento di forze, con un quartetto d’archi, sette ottoni, un clarinetto e persino una lira: i cambi tematici che sembrano sposare il folk cinese alle atmosfere fiabesche dei Caravan, mentre le chitarre elettriche ora procedono a zig zag fra Robert Fripp e la musica minimalista, ora si sfogano in muscolari assoli jazz fusion. La voce di Dong armonizza e si intreccia con quella dell’ospite più prestigioso del disco, Xiao He, icona del sottobosco musicale cinese e autore di alcuni fra i dischi folk più importanti e sperimentali degli ultimi vent’anni.

I due cantano insieme anche nella conclusiva “Jiao mian si” (“Il tempio del sonno”), dove Xiao suona peraltro il ruan (liuto locale spesso utilizzato nell’opera di Pechino). Ballata bucolica senza sezione ritmica, si propaga ipnotica per quasi dieci minuti, ricamata da archi, flauto cinese e celestiali armonie vocali.

Come devo rispondere al tempo passato insonne
Sotto le stelle, una desolata terra digitale
Innumerevoli insiemi di caldo e freddo, innumerevoli persone di fango
Taglia i cavi, bagliore del vento mattutino e notturno
Stipendio temporaneo, vita temporanea
Taglia i cavi, fumo digitale
Chiaro di luna gratuito, brividi gratuiti
Il chiaro di luna scioglie la stella di ferro, forgiando il mio spirito e la mia anima
Il fango dei Taihang, prodotto del mare di Bohai
Assistenza sanitaria religiosa, quotazioni di beneficienza
Commercio allucinatorio, ascensore della posizione sociale
Magia di alto livello, invenzioni di alto livello
Concentra lo spirito e l’anima, costruisci questa città senza notte
Gli attori perdono il lavoro, cavi rubati
Condividiamo la ricchezza, condividiamo il terrore
Pigiami orientali inondano le strade
Caos nelle strade, pubblica sordità
Sbrigati e rimpiazza i cavi, trasmetti l’ordine di arresto
Sono in trance, la mia fronte brucia
Sono in trance, la luce e le tenebre dell’uomo
Il linguaggio segreto degli uccelli e delle bestie, segnali di pericolo
Amicizie naturali, nascondigli naturali
C’è una densa foresta nei sobborghi occidentali, aiutami a fuggire dagli stretti confini.

Il contrasto fra la musica idilliaca e il grido liberatorio del testo, quanto di più vicino al j'accuse si possa osare oggi in Cina, non potrebbe essere più intenso e corona un ritorno che sembra destinato a bissare i fasti dell’ingombrante predecessore.

(03/01/2021)

  • Tracklist
  1. 早 (Zao)
  2. 泥河 (Nihe)
  3. 平等雲霧 (Ping deng yun wu)
  4. 採石 (Cai shi)
  5. 山雀 (Shan que)
  6. 繞越 (Rao yue)
  7. 河北墨麒麟 (Hebei Mo Qilin)
  8. 郊眠寺 (Jiao mian si)


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