Sam Burton

I Can Go With You

2020 (Tompkins Square) | folk, psych-folk

Sono bastate le poche note di “I Can Go With You” ad attirare finalmente l’attenzione di pubblico e critica sul cantautore Sam Burton: il fascino genuinamente retrò della ballata psych-folk in stile Fred Neil/Tim Buckley ha avuto lo stesso impatto emotivo di uno tsunami e non è sembrato vero a molti di poter riassaporare il gusto malinconico e armonicamente sapido di un’epopea folk dalla ricca valenza culturale e antropica.

In verità il rischio dell’emulazione fine a se stessa era pericolosamente dietro l’angolo, ma Burton ha coltivato con cura i dettagli di un disco che cattura con originali intuizioni e sincero candore la magia di una stagione musicale che sembra stranamente lontana.
Sarà quella lieve bruma che carezza gli accordi di chitarra e la voce di Burton, i cui deliziosi gorgheggi rimandano senza incertezze o timore ad antichi poeti cantori come Tim Hardin, Phil Ochs e i due già citati Fred Neil e Tim Buckley; sarà l’ariosa distribuzione degli strumenti e i rilassati midtempo di gran parte delle canzoni; ma quello che “I Can Go With You” rivela è un talento non comune.

Sam Burton è approdato a questo esordio su Tompkins Square dopo una ricca gavetta, documentata da innumerevoli cassette autoprodotte che ne hanno alimentato il mito tra i primi strenui fan. Sono canzoni ricche di stati emotivi e di felici intuizioni armoniche, quelle del musicista di Salt Lake City. Il suo esordio è una preziosa raccolta in cui avventurose poesie folk-pop come “Why Should You Take Me There” si alternano al tono noir e da perfetto crooner della languida “Further From The Known”, un brano che rimodella le atmosfere dream-pop sperimentate con la band The Circulars.
E’ un album caratterizzato da una forte connessione spirituale e psichica: il cosmic-folk di “Illusion” sembra provenire da una lontana galassia, ed è un’autentica trance folk-psych-dreamy il raffinato e gentile tocco barocco di “I Am No Moon”, due tracce apparentemente in contrasto con la limpida fluidità lirica di “Wave Goodbye” e il cupo minimalismo poetico di “Can It Carry Me”.

Il produttore Jarvis Taveniere (Woods, Purple Mountains) dissemina in ogni traccia preziosi dettagli che donano a ogni episodio il fascino dell’unicità: regala leggerezza all’ingenua melanconia di “Stagnant Pool“, echi lontani e struggente abbandono alla ieratica “Tomorrow Is An Ending” e innovative tonalità country-western alla romantica ballata alla Jimmy Webb “She Says That She Knows”, punta di diamante di un disco che guadagna senza incertezze un posto di rilievo nello scenario cantautorale contemporaneo.

(16/11/2020)



  • Tracklist
  1. Nothing Touches Me
  2. I Can Go With You
  3. Why Should You Take Me There
  4. Further From The Known
  5. Stagnant Pool
  6. I Am No Moon
  7. She Says That She Knows
  8. Illusion
  9. Wave Goodbye
  10. Can It Carry Me
  11. Tomorrow Is An Ending






Sam Burton on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.