Sébastien Brun

Ar Ker

2020 (Carton) | post-rock, jazz, etno

E’ insolito  immaginare il percorso di un musicista filtrato da discipline non solo musicali, tuttavia per il batterista Sébastien Brun gli studi matematici sono stati fondamentali quanto quelli strettamente legati alla composizione. Conseguiti titoli accademici di composizione di musica rock, jazz e contemporanea, il musicista si è altresì impegnato per anni nell’apprendere origini e tecniche della musica etiope e indiana, studi conseguiti sul campo, che sono alla base delle strutture ritmiche di “Ar Ker”, esordio solista su Carton Records del musicista francese.

Poco noto al di fuori dei confini patri e dell’ambiente alternative, Brun vanta innumerevoli collaborazioni con artisti underground (IRèNE, Le Bruit du [sign], Woland Athletic Club, L'Homme Avion, Batlik), è responsabile di molteplici progetti fugaci (Issam Krimi Trio , Linnake, OK), nello stesso tempo è vivamente interessato a forme d’arte interdisciplinari, come teatro (Sylvain Maurice, Mickael Serre), danza (Cie Empty) e circo (Sylvain Julien Iopido).

Elettronica e ritmi naturali sono l’humus di “Ar Ker”, disco che sposa l’imprevedibilità della sperimentazione, il rigore tecnico del jazz e la forza tribale della musica etnica.
L’enunciato artistico degli otto movimenti di questa simil-sinfonia post-indutrial è ricco di singolari alterazioni melodiche e ritmiche, sgretolate da convulse irruenze noise-rock (“Koroll”), immaginifiche progressioni tribali al limite del minimalismo e dell’ipnosi sciamanica (“Ker”), sofisticazioni elettroniche e percussive dal tono maestoso e possente che scivolano dal robotico al caos, spossandone la percezione uditiva (“Empty”).
Brun è a suo modo un visionario, capace di passare dalla magia e dalla delicatezza del suono della marimba a seguito di un canto flebile e poetico (“Bob Zarkansyèl”) alle misteriose evoluzioni ritmiche ed elettroniche dalle innumerevoli variazioni sistemiche dei quasi nove minuti di “Frozen”, manipolando senza pudore o timore, canoni espressivi angusti e concettualmente compatti.

Con “Ar Ker” il musicista francese libera il concetto di sperimentazione e ricerca, dalle asettiche gabbie culturali, ispirato da una fisicità espressiva che varca gli orizzonti e lascia una piacevole sensazione di spontaneità e ingegno creativo, oltre tutto mai frutto di sovraincisioni o trucchi avantgarde.
Un esordio fuori dagli schemi e un nome da seguire con attenzione: Sébastien Brun.

(18/10/2020)



  • Tracklist
  1. Prelude
  2. Bob Zarkansyèl
  3. Ker
  4. Interlude I
  5. Koroll
  6. Empty
  7. Interlude II
  8. Frozen




Sébastien Brun on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.