Stuart Moxham & Louis Philippe

The Devil Laughs

2020 (Tiny Global) | songwriter, alt-pop, chamber-pop

Ci sono artisti la cui esistenza è motivo necessario per una riscrittura della storia della musica pop e rock. Musicisti che hanno interpretato la forza popolare e rivoluzionaria del lessico pop attraverso una destabilizzante sobrietà del linguaggio musicale. Sono architetti silenziosi dotati di un approccio originale alle sontuose trame della musica classica e popolare, poeti lunatici e visionari che hanno dato impulso alla stagione più creativa della musica rock, senza mai svendere la loro arte alla prosopopea e alla magniloquenza tecnica (alla stregua di Syd Barrett), musicisti  che, più che abbellire, hanno spogliato le loro opere, lasciandole germogliare con colori e profumi fiochi ma naturali, pure gemme di suoni e parole che hanno la forza dell’autenticità e della tangibilità.

Queste anime inquiete hanno perfino dialogato con il punk, senza alcun timore di stravolgere le caotiche disarmonie nelle quali si identificava una generazione tenacemente ribelle. Felt, Young Marble Giants, Swell Maps, Arcadians, Martin Newell, Louis Philippe hanno creato un tragitto parallelo alle convulsioni sonore targate anni 80, dando vita a una musica fuori dal tempo e dalle mode.
“The Devil Laughs” è la naturale evoluzione di due artisti che non hanno mai cadenzato le loro produzioni discografiche con i tempi ferrei del mercato, un disco che non ha mai tenuto conto del passare del tempo, elaborato in un arco di oltre sette anni e infine dato alle stampe senza enfasi, seppur graziato da una cura del dettaglio che incanta e nello stesso tempo accarezza la purezza espressiva.

E' valsa la pena di attendere questo lungo periodo di gestazione: Stuart Moxham e Louis Philippe, come abili gioiellieri, regalano un altro capolavoro di sintesi e poesia. Dopo tutto Stuart è colui che scrisse gran parte di quel capolavoro post-punk “Colossal Youth” con i mai dimenticati Young Marble Giants, un miracolo musicale frutto di registrazioni effettuate con una drum machine fatta in casa, un organetto usato, una chitarra e un basso di scarso valore oltre alla straordinaria voce di Alison Statton. Meno celebrata, ma egualmente incomparabile, l’arte di Louis Philippe è una colta e inconsueta forma di chamber-pop che in pochi minuti trascende il mood lirico e armonico dei Beach Boys e di Burt Bacharach, l’eleganza degli Steely Dan e l’intensità malinconica di Nick Drake.
Facile a questo punto per alcuni comprendere quali siano le linee guida di questo disco: un folk-pop minimale, vestito di nuance chamber-pop delicate e quasi evanescenti, atmosfere da jazz-café immerse in una raffinata saudade, e una produzione che restituisce a ogni singolo strumento quella dignità strappatagli da anni di esuberanti e pretenziosi maquillage.

“The Devil Laughs” mette ancor più a fuoco la sinergia tra i due artisti, andando ben oltre le pur intelligenti intuizioni del precedente gemellaggio creativo “The Huddle House”. Già dalle prime note di “Tidy Away” si percepisce una vitalità quasi soul. Le voci dialogano e si fondono con una sinergia che non si ascoltava dai tempi dei Beach Boys e dei 10cc. Quel che segue è la celebrazione dell’arte del songwriting. Che sia quello asservito alle grazie del pop (“Love Hangover”, che non è il brano di Diana Ross), al raffinato romanticismo di Simon & Garfunkel (“Fighting To Lose”) o alla magia latin-jazz alla Ben Watt (la title track), poco importa: ogni frammento di questo puzzle sonoro è pura magia.

La vera sorpresa di “The Devil Laughs” è nella qualità delle parti vocali, mai così suadenti e carezzevoli. A beneficiarne soprattutto i toni più acerbi di Philippe, perfetta antitesi alla fantasiosa estetica folk-pop di Moxham. Stuart e Louis hanno trovato nel surrealismo e nella grazia del folk psichedelico la chiave di volta per gestire un patrimonio armonico ingente, la stessa utilizzata da Michel Legrand o Burt Bacharach, da Paddy McAloonSean O’Hagan, o da Robert Wyatt e Antonio Carlos Jobim. Una saudade che passa anche attraverso i canoni della bossa nova (“Day Must Come”) del jazz/swing (“Sky Over Water”) o di quella lounge music diventata patrimonio dell’umanità grazie alla ricontestualizzazione operata dagli Stereolab (“Untitled #2”).

Anche per “The Devil Laughs” i due musicisti abiurano la centralità della chitarra, approdando a un minimalismo espressivo strumentale incantevole (“Come To Me Nancy”), fino a prosciugarlo da qualsiasi preziosismo tecnico, affidando a una sola frase ripetuta all’infinito la pagina più intensa e magica del progetto (“It Goes Like This”).
Ad essere onesti e sinceri, di questo disco di Stuart Moxham e Louis Philippe avevamo bisogno. Questa dimensione spazio-temporale è l’unica che riesce a dare un senso alla costante e tenace passione di noi fruitori delle sette note. Un disco che molti liquideranno come carino, interessante, forse qualcuno lo celebrerà anche in memoria del nobile passato dei due musicisti, ma non dategli ascolto: “The Devil Laughs” è una pietra miliare, uno scrigno da custodire con cura e da consegnare ai posteri.

(24/09/2020)



  • Tracklist
  1. Tidy Away
  2. Day Must Come
  3. It Goes Like This
  4. Love Hangover
  5. The Devil Laughs
  6. Sky Over Water
  7. Fighting To Lose
  8. Untitled #2
  9. Come To Me Nancy
  10. Head In A Song
  11. Singing Out
  12. Tidy Away (Reprise)




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