Theo Taddei

Loto

2020 (Fresh Yo!) | alt-folk, psych

Passato, ricordi, musica: un intreccio classico nella composizione artistica che se usato bene può comunicare sempre qualcosa di bello. E' il caso di “Loto”, esordio di Theo Taddei, precedentemente membro di TooMuchBlond, Le Furie e Aquarama. Senza dimenticare l'attività di artista visivo, l'altro importante tassello per comporre l'evocativo puzzle sonoro delle sette tracce del disco. La copertina è infatti un disegno fatto dall'autore one-man band (ma di formazione batteristica): “In copertina c’è uno dei miei disegni: un paesaggio montuoso fatto soltanto di cipressi e rispettive ombre, che trasmettono la definizione delle colline attraverso la percezione della profondità. È quello che ho cercato di fare anche nel disco: sistemare ogni dettaglio in un contesto più vasto”. “Loto” sarà inoltre supportato da una mostra curata da Caterina Toschi al Museo Bellini di Firenze.

Stagioni e stralci di memoria a formare un'opera la cui gestazione è stata diluita nelle annate recenti. Una voce in sottofondo, quasi a non voler togliere spazio alle note. “XIX” è il brano d'apertua, primo singolo, anima e manifesto dell'opera:

Rinascerò di nuovo qui fra i campi, fra i campi
E tornerò ancora qui fra i campi, fra i campi
Mi lascerò andare si per sempre per sempre

Un abbraccio temporale, una data di nascita, che lega Taddei al padre e il nonno, figura che tornerà protagonista nell'apposito passaggio a loro dedicato, “Nonni”. Una rievocazione musicale dalle tinte folk e psichedeliche che ricorda vocalmente Alberto Ferrari e i suoi Verdena più sperimentali, da "WOW" in poi, soprattutto alla luce della successiva “Fantasia”. Un bel gioco di chitarre domina “Nascondino", impreziosita dal trombone di Francesco Cangi su cui si innesta il battito trascinante della batteria, mentre è un delicato pianoforte a sostenere la già citata “Nonni”. “Sono nato in campagna, alle porte di Firenze. Qui ho presto imparato a suonare la batteria, a stare in solitudine, a coltivare il silenzio e il senso della scoperta garantiti dalla natura circostante. Ho sviluppato una certa sacralità per questi luoghi”.

Una sacralità ricostruita nota su nota, un composizione mai scontata e coinvolgente, come nel limpido crescente di “Aria”, con coro sacro finale e i versi di un bambino. Altre date, altri giorni, come nella graffiante “Marzo III”, distorta e sintetizzata, intenta a precedere il bel finale di “Agosto del 13”, a chiudere un intenso scorcio di musica da vedere e sentire, una viaggio nel tempo e nello spazio da fare a occhi chiusi.

(17/04/2020)

  • Tracklist
  1. XIX
  2. Fantasia
  3. Nascondino
  4. Nonni
  5. Aria
  6. Marzo III
  7. Agosto del 13


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