Zebra Katz

LESS IS MOOR

2020 (ZFK) | industrial-rap, vogue, electro

Era stato concepito come un estemporaneo progetto teatrale durante il suo corso di studi universitari a New York, ma Ojay Morgan s'è fatto scappare di mano la propria Creatura e adesso Zebra Katz si sta aggirando in libertà negli anfratti più oscuri dell'underground elettronico. "LESS IS MOOR" è un disco sporco e melmoso, che ti si attorciglia al collo e ti sussurra nell'orecchio liriche debosciate, mentre i suoi tentacoli umidicci s'infilano in ogni tuo tenue pertugio indifeso. L'ossatura è un suono industriale noise-cibernetico ai limiti del cacofonico, che non rinuncia tuttavia alla sudata verve ritmica delle ballroom, una cornice entro la quale la Zebra è libera di espletare fameliche perversioni sessuali, affrontare risvolti politici e identitari, e lanciare palate di merda contro i propri nemici - il tutto tramite un rap soffuso e suadente come la più gigantesca delle prese di culo. Una volta passato il primo momento di spaesamento, il risultato è elettrizzante.

Quindici tracce per soli trentanove minuti di musica che dispiegano una buona pletora di suoni e influenze, dalla Londra di Gaika alla Francia di Kiddy Smile al Sudafrica di Desire Marea, per poi rientrare in America con Mykki Blanco e Shea Couleé. Menzione di riguardo per la shit talker per eccellenza Azealia Banks (per la quale qualche anno fa Zebra Katz apriva i concerti); è lei, infatti, il nome più noto di questa ondata di malati mentali e froci allo sbando, personaggi incapaci di adeguarsi a qualsiasi compromesso e relegati a bordo pista dall'industria discografica, quindi paradossalmente liberi di creare una serie di lavori che - al momento - suonano più freschi che mai.
Nel suo altezzoso distacco da Diva del sabato sera in discoteca, che poi è solo una maschera per tentare di nascondere la vera natura da ciabattara di quartiere pronta ad azzuffarsi per due ossa di pollo, il personaggio Zebra Katz entra nel ring con lo schiaffone già pronto. Impossibile non trovarsi sedotti da un album così posticcio, efferato e divertente.

Un "INTRO TO LESS" con mitragliate post-club degne di Arca a mettere in chiaro il livello medio, e poi via a scorrere tutti i brani-chiave: "ISH" (il più demoniaco invito in pista dell'anno in corso), "LOUSY" (malaticcia cantilena da bambola seviziata), "BLUSH" (uno strisciante trip-hop nel quale i più attenti potranno cogliere un mini-omaggio a Cassie) e "IN IN IN" (favolosa sferzata vogue), per tacere poi di "ZAD DRUMZ" (etilica drum'n'bitch spazzata da gelide manipolazioni digitali) e una "MONITOR" (distopia synth-pop alla "Blade Runner") che poi si lega al deboscio lirico di "MOOR".
C'è poi un breve bozzetto di chitarra acustica che quasi separa un ideale lato B - "NECKLACE" - nel quale Zebra lascia momentaneamente da parte l'intona-rumori e le muscolature noise per donare con inedita vulnerabilità il proprio cuore dolente. Ma è un attimo, con "SLEEPN" il baccanale riprende in grande spolvero, e tramite la seduzione in pista di un rampollo d'alta società in "UPP" si arriva presto a fine ascolto. Palma del brano migliore (dell'anno?): "LIK IT N SPLIT" in compagnia di un'impassibile Shygirl e la co-produzione di Sega Bodega, irresistibile momento di rara demenza lirica montato su un palleggiante ritmo ska a velocità supersonica.

Ed è tutto quello di cui c'è bisogno; Zebra Katz ha impiegato quasi un decennio per dare alle stampe un album di debutto (l'ultimo suo progetto, risalente ormai a cinque anni fa, era un Ep co-prodotto con Leila Arab sul quale compariva addirittura un pre-debuttante serpentwithfeet), e francamente in molti non ci speravano manco più - ricordiamo pure che il brano che lo mise sulla mappa - l'affilatissimo "Ima Read" - risale ormai al lontano 2012. Esemplare quindi il modo in cui l'autore ha saputo filtrare tutti questi anni di aspettative e collaborazioni in un progetto nel quale suono, attitudine, immagine e finzione scenica viaggiano di pari passo. Un lavoro che magari prima confonde, ma poi inevitabilmente conquista e aiuta a sfogare tutta l'energia repressa come ogni buon prodotto da pista alternativa che si rispetti. Occhio, però, che ritrovarsi in ginocchio con le mutande calate nei cessi del locale è davvero un attimo.

(27/03/2020)

  • Tracklist
  1. INTRO TO LESS
  2. ISH
  3. LOUSY
  4. BLUSH
  5. IN IN IN
  6. ZAD DRUMS feat. S. Ruston
  7. MONITOR
  8. MOOR
  9. NECKLACE
  10. SLEEPN
  11. NO 1 ELSE
  12. UPP 
  13. BEING KNOWN
  14. LIK IT N SPLIT feat. Shygirl
  15. EXIT TO VOID




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