Maria Arnal i Marcel Bagés

Clamor

2021 (Fina Estampa) | art-pop, glitch-pop

Lasciatisi alle spalle le buonissime reazioni suscitate dall’esordio “45 cerebros y 1 corazón” (che indugiava attorno al fuoco dell’avant-flamenco), il duo di Barcellona costituito da Maria Arnal e Marcel Bagés torna in pista con un lavoro che cambia decisamente rotta. “Clamor” è, infatti, opera in cui la carnalità della tradizione musicale spagnola (in quel primo Lp ampiamente indagata attraverso il dialogo tra chitarra elettrica e voce) subisce una profonda trasfigurazione, grazie all’utilizzo di una strumentazione tutta sintetica, che spinge il duo nella schiera dei più interessanti esponenti di un art-pop influenzato sia dall'estetica glitch che dalla folktronica.

Sostenuti dal produttore David Soler, Arnal e Bagés affrontano un viaggio sonoro dai toni cupi quando non profondamente disperati, pur facendo i primi passi con una “Milagro” che sembrerebbe suggerire tutt’altro, causa una progressione armonica (echi di Violeta Parra da cogliere come profumi) pronta a sbocciare in galattica luminescenza.
Innervato a un solido groove in uptempo, il glitch-pop di “Ventura” è ricco di sfumature e piccoli indizi, come un sentiero di montagna che sembra perdersi nella folta vegetazione, quando in realtà ci consegna a radure inesplorate. Che sono quelle che, a dirla tutta, più intrigano i due musicisti spagnoli, influenzati come sono anche da pensatori quali Timothy Morton, Gloria Fuertes e Paul B. Preciado. Per cui, nessuna sorpresa se in “Fiera de mí” (ovvero l’art-pop che si interroga sull’opportunità di essere umani nell’epoca del capitalismo spinto) si riconosce una matrice esistenzialista, se l’Idm di “Meteorit ferit” assomiglia a un tormento e se, ancora, il pascaliano sgomento dinanzi agli spazi infiniti (da riempire magari con la voce di qualche alieno che tarda a rivelarsi) è la culla in cui si agita “El gran silencio”, la cui “nostalgia de esa voz” “Hiperutopia” trasforma in nebbie di voci circondate da mareggiate siderali, quando non sferzate da sberle industrial.

Del resto, anche l’avant-folk di “Cant de la Sibil·la”, immerso in field-recordings e impreziosito dalla partecipazione di Holly Herndon, altro non è che una rilettura-aggiornamento di un dramma liturgico medievale incentrato sulla profezia dell’apocalisse, oltre che uno splendido spiraglio verso il significato ultimo di un disco in cui il gelido distacco della tecnologia si fonde e si confonde con la visceralità dell’elemento umano.
Dopo il ponte elettroacustico di “Murmuri”, “Tras De Ti” riesce a suonare insieme suadente e maestoso (da sottolineare gli arrangiamenti d’archi del Morphosis Ensemble), laddove le trame Edm di “Jaque” (con il Kronos Quartet chiamato a innalzare il tasso di drammaticità) sono attraversate da onde di synth che mimano una vera e proria orchestra. È nell’alba cosmica di “Alborada” che il disco trova la sua risoluzione, lasciando immaginare altre dimensioni nascoste, ricche di moltitudini eterne, come quelle già evocate dalla Arnal in “Jaque”:

Escucha profundo
Siente el clamor
Que habita en nuestras
Profundidades

Porque somos huéspedes
No solo anfitriones
De multitudes eternas

(10/07/2021)

  • Tracklist
  1. Milagro
  2. Ventura
  3. Fiera de mí
  4. Meteorit ferit
  5. Cant de la Sibil·la
  6. Murmuri
  7. Tras de ti
  8. Jaque
  9. El gran silencio
  10. Hiperutopia
  11. Alborada
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