Arushi Jain

Under The Lilac Sky

2021 (Leaving) | drone-music, raga, avantgarde, elettronica

Erano gli anni della passione per la world music: il marchio Real World di Peter Gabriel faceva prigioniere vibrazioni musicali etniche da tutto il mondo, lasciando gli artisti liberi di esprimere le proprie radici senza il fardello della contaminazione e del concetto mainstream di world-fusion. Per la musicista inglese di origine indiana Sheila Chandra, l'ingresso nella scuderia della Real World fu l'occasione per abbandonare le velleità indie-pop (splendidamente racchiuse nel progetto con la band dei Moonsoon "Third Eye") e di conseguenza approfondire la forza espressiva della musica indiana, estraendo dai raga una formula sonora che ben presto qualcuno definirà drone-music.

Vent'anni dopo spetta a un'altra musicista di origine indiana ma americana d'adozione, Arushi Jain (già nota anche come OSE), rinnovare le coordinate che incrociano l'elettronica modulare con la musica orientale.
Musica classica indostana, minimalismo e ambient music si fondono con soluzioni inedite e intensamente spirituali. La voce e la melodia non sono al centro delle composizioni, il canto diventa esso stesso strumento, sradicato dalla natura verso-ritornello-verso per essere assorbita da stratificazioni di synth e loop, per una simbiosi tra tradizione ed elettronica limpida, quasi mistica.
Il termine raga racchiude al suo interno non solo una vigorosa tradizione musicale, ma anche una disciplina creativa, che nell'ambito puramente musicale corrisponde a tre cicli ben definiti (annuale, giornaliero, ritmico-musicale).

"Under The Lilac Sky" prende vita nell'interazione con il tramonto e con lo stato d'animo che è frutto di una profonda sintonia tra il suono e il respiro. Un lasso di tempo durante il quale il languore si avvicenda al ritmo pulsante, il calore ristora anima e corpo. Jain non solo cattura quest'attimo fuggente, ma lo mette in pausa, lo rende perenne, eterno.
Ritualità e sensualità si sposano elegantemente nelle cicliche sequenze di synth e armonie vocali: l'artista ridona stupore all'elettronica destrutturando melodie e suoni gutturali, per una configurazione sonora ricca di arpeggi e tensione emotiva ("Look How Far We Have Come") o riporta alla luce canti tradizionali privi di una dimensione fisica e ritmica ("The Sun Swirls Within You") rinnovandone l'ipnotica spiritualità con una cascata di campionamenti vocali e accordi minimalistici alla Terry Riley, baciati da uno slancio naif che incanta e stupisce.

L'impeto creativo dell'artista non rispetta del tutto i limiti e i canoni dei raga, aprendosi a contaminazioni sperimentali tipicamente occidentali, nella rigogliosa festa di synth e melodie di "Cultivating Self Love", per poi esplorare la realtà non solo spirituale ma anche sociale e culturale dell'India contemporanea, prima con la pulsante e meditativa "My People Have Deep Roots", poi con il trascinante vortice musicale ed emotivo della title track. Una composizione che trasuda energia, magia notturna e commiato dalla realtà terrena. la suggestiva sintesi di un album il cui fascino trascende la prevedibile finalità ascetica e meditativa.

(19/10/2021)

  • Tracklist
  1. Richer Than Blood
  2. Look How Far We Have Come
  3. The Sun Swirls Within You
  4. My People Have Deep Roots
  5. Cultivating Self Love
  6. Under The Lilac Sky


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