Emmanuelle Parrenin & Detlef Weinrich

Jours de grčve

2021 (Versatile) | experimental, esoteric-folk

L'accesso a librerie musicali potenzialmente infinite, la scoperta e riscoperta di contesti e scene che non hanno goduto di grossa diffusione, le capacità di connessione derivanti dalla tecnologia: incontri anche soltanto inimmaginabili dieci anni fa adesso sono pura consuetudine e consentono a circuiti e artisti di unire i loro percorsi, con esiti imprevedibili e molto spesso eccitanti. Quanto scaturito dall'unione tra Emmanuelle Parrenin, polistrumentista e veterana del folk francese (nonché inconsapevole pioniera del futuro trip-hop con la spettacolare “Topaze” inclusa in “Maison Rose”, anno 1977), e Detlef Weinrich, tastierista e programmer degli electro-krauti Kreidler nonché curioso produttore house a conto proprio a nome Tolouse Low Trax, eccitante lo è a dir poco.
Registrato durante il periodo di caos e proteste che ha interessato Parigi sul chiudersi del 2019, “Jours de grève” (per l'appunto, i “giorni dello sciopero”) è lavoro prezioso, sinergia che trascende le esperienze dei due musicisti per trovare un nuovo punto in comune, tanto magico e ancestrale quanto diffratto, incostante, misterioso, un viatico perfetto per elaborare il malcontento generale e riplasmarlo in forme nuove, inquiete ed evocative allo stesso tempo. Smarrirsi è un attimo.

Non provate a delimitare, ad affibbiare etichette e patenti stilistiche a quanto offerto dal duo, perché rimanere con un pugno di mosche è davvero un attimo. Certo, il tocco elettrico, velatamente krauto, delle produzioni di Weinrich fa presto a palesarsi, e così il melodismo arcano di Parrenin, ancora più occulto e pieno di segreti, ribadisce l'affascinante percorso folk dell'autrice, che quasi cita l'imprendibile “Topaze” nel passo sincopato, vagamente in scia motorik, dell'introduttiva “Couple coupable”.
È un momento, però, affinché le carte vengano rimescolate e ogni riferimento perda d'importanza. Così “Caltec's Dance”, con i vocalizzi di Ghedalia Tazartès (scomparso proprio in questi giorni) a incrociarsi con quelli della musicista in un'acida danza di streghe e satiri, inserisce tratteggi dub e stralunate linee di sassofono (courtesy of Quentin Rollet) in una zompettante sarabanda notturna. E mentre “While Layers Over Black Papers”, con lo stesso Tazartès a rendere la sua presenza ancor più necessaria, si imposta su tratteggi sì sottilmente danzerecci, ma con una piega che richiama la selvaggia libertà delle Raincoats e l'alterità sperimentale di Danielle Dax, “Gelbe Schlange” punta ulteriormente sulla dimensione primordiale, istintiva delle composizioni, esplorando una spiritualità profonda, universale. 
 
In questo senso, il tono non arriva mai a lambire toni prettamente da club, o perlomeno, non lo fa nella maniera classicamente intesa: certo, lo stesso Weinrich ha più volte proposto mix e scalette che sconfessano apertamente le consuetudini del contesto, ma in questo album gli istinti più legati all'ambiente vengono incanalati giusto nel beat serrato di “A Zombie's Passport”, che comunque fa capo all'ambience misteriosa, primigenia dell'intero progetto. Quasi come se le civiltà impossibili di Kilchhofer e la downtempo più estatica si prendessero a braccetto e decidessero di compiere un tratto di percorso insieme, l'album si dota di una ambience sinuosa, tanto indecifrabile quanto tangibile, pura e semplice magia. L'incontro dei due musicisti non poteva dare adito a una combinazione più audace e centrata, e i giorni dello sciopero non potevano trovare una colonna sonora più ispirata. 

(12/02/2021)

  • Tracklist
  1. Le couple coupable
  2. Caltec's Dance
  3. White Layers Over Black Papers
  4. Hephaisto's Breeze
  5. Gelbe Schlange
  6. Zombie's Passport
  7. Le souffle d'Hephaistos attisant le fourneau qui crépite d'impatience
  8. L'incantation du héros au yeux bandés
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