Janis Lago

Daughter Of Sappho/ Recovery

2021 (Next Year’s Snow) | experimental electronic, sound art, post-industrial

Il numero di album pubblicati da Janis Lago in questi primi otto mesi dell'anno è impressionante. Certo, "iperproduttività" non è esattamente sinonimo di qualità artistica e quello della sedicenne (!) producer di Atlanta non è un caso che fa eccezione. Tuttavia, almeno “Daughter Of Sappho/Recovery” può essere annoverato tra i dischi più coraggiosi dell’anno, con la sua tela elettronica profondamente espressionista, a dire di una identità sull’orlo del collasso, ma che proprio attraverso la sofferenza e il confronto con i propri limiti riesce a ritrovarsi. La depressione, l’accettazione della propria sessualità (la Lago è una lesbica dichiarata e oggi finalmente orgogliosa di esserlo) e la scoperta dell’amore come rifugio contro le brutture del mondo sono i temi intorno cui orbitano queste nove composizioni dalla durata variabile (si va dai quasi quattro minuti del primo brano agli oltre ventisette dell’ultimo) e dallo svolgimento randagio, come è giusto che sia quando la musica, più che cercare di mettere ordine nel vorticare incessante della psiche, vuole semplicemente mostrarne le fibrillazioni e le scintille, ma anche quei lampi di purissima poesia che difficilmente il linguaggio parlato riesce ad afferrare.

Per cui, non una vera e propria risoluzione troverete alla fine di “Shared Dream (I Am Still Alive And I Am Asleep Beside The Most Beautiful Person I Have Ever Known)”, gran finale del disco affidato a un minimalistico spiraleggiare verso le regioni più nascoste dell’Io: solo la conferma (la ripetizione di cicli sonori simboleggerebbe quindi l’inesausto raccogliersi dell’artista intorno alle proprie ossessioni) che in questo magma sonoro tutto è indefinito e problematico, finanche paradossale, perché l’Io non è mai davvero circoscrivibile. Si spiegherebbe, quindi, anche la scelta di aprire “Daughter Of Sappho/Recovery” con “Unhearer”, un brano che, col suo rimbombare cupo e appiccicoso e i suoi spettri vocali a zonzo nelle nebbie dell’incertezza, fa pensare a una rivisitazione leggermente meno opprimente dei deliri di Dreamcrusher, magari trascinati in una risacca dubstep (e forse non è un caso che anche quella di Luwayne Glass sia musica profondamente legata alle problematiche dell’identità sessuale).
La voce è protagonista anche in “Eyeballs: Swallower”: immersa in un liquido amniotico di ritmi spezzati, frantumati, rarefatti, smottamenti e astrazioni, e in definitiva tutta una serie di manipolazioni senza freno che corrono lungo la lama del rasoio. In pratica, la colonna sonora di un dolorosissimo travaglio, al pari di “How To Beat Depression”, emblematica fin dal titolo.

Sia in “Prelude To Nightmare (Why I Shouldn't Think About Death Before Sleeping)” – il tormento di un bordone liturgico; il gracidare inumano delle macchine; le rovine del Suono in volo radente – che in “Nightmare (Get Me The Hell Out Of My Own Bed)” – tra progressive electronic cubista e scenari hi-tech - potrebbe essere rintracciato il senso ultimo (l’inesauribile farsi e disfarsi di un Suono che è evocazione dell’Insondabile) della ricerca sonora della producer americana.
Quando, poi, si vira dalle parti del noise-drone cosmico, ecco una “The Longest Walk (To An Abandoned Nightclub)” che sale apocalittica dalle casse come un requiem di abbacinante magniloquenza. La mistica del Rumore. Prima della mistica polifonica di sfere celesti degradate fino a diventare fantasmatica tape-music che sogna di tornare a “riveder le stelle”, incrociandone la visione in una coda di paradisiaca bellezza ("Visit(!)"). Poi, come una Laurie Anderson rediviva (quella di “O Superman”, per la precisione), la Lago affida a “You As Earth” la sua notificazione d’esistenza:
It is one thirty in the morning, probably past now
additional confirmation of my existence: "im here"
La “figlia di Saffo” (l’antica poetessa greca dell’amore femminile) coglie, insomma, la convergenza tra la nitida (perché avulsa da qualsiasi tentazione escapista) coscienza di sé e il perseguimento di un’autenticità che passa necessariamente attraverso la scoperta “amorosa” dell’Altro. In tal senso, “Daughter Of Sappho/Recovery” è anche un fulgido esempio di poema sonoro iniziatico. O una quête postmoderna in cui l’oggetto desiderato è la libera accettazione di sé e, quindi, della propria inafferrabilità.

(10/08/2021)

  • Tracklist
  1. Unhearer
  2. Eyeballs: Swallower
  3. Prelude to Nightmare (Why I Shouldn't Think About Death Before Sleeping)
  4. Nightmare (Get Me the Hell Out of My Own Bed)
  5. The Longest Walk (To an Abandoned Nightclub)
  6. Visit (!)
  7. How to beat Depression
  8. You as Earth
  9. Shared Dream (I Am Still Alive and I Am Asleep Beside the Most Beautiful Person I Have Ever Known)
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