Midwife

Luminol

2021 (The Flenser) | slowcore, shoegaze

Ben nota - oltre che come cantautrice e multistrumentista - anche come tecnica di registrazione, Madeline Johnston aveva davanti a sé un 2020 molto impegnativo. Con un calendario fitto fitto, tanto in studio quanto dal vivo, tanto in proprio quanto per terzi. Poi, come a tutti gli altri, le è caduta addosso la pandemia con conseguente lungo periodo di confinamento nel natio New Mexico.
Per un animo creativo come il suo, la reclusione non poteva che significare riflessione, e quest’ultima trasformarsi in creazione. Quella di un nuovo capitolo, il terzo, di una saga intima, dolorosa e avvincente intitolata Midwife. Sempre sospesa tra slowcore e shoegaze, una miscela eterea e delicata ma all’occorrenza incisiva, che lei ama chiamare soft-gaze, Madeline ha trasformato i suoi pensieri ricorrenti, durante la prigionia tra le mura casalinghe, in sei nuove canzoni.

Reclusione, perdita del controllo, scarsa autostima, autolesionismo sono il centro gravitazionale lirico di un lavoro strisciante, ma pronto a impennarsi in salite emozionali, delicate ma ineluttabilmente destinate ad andare a segno. Il Luminol che intitola il disco è infatti il reagente chimico utilizzato dalla polizia forense (lo abbiamo visto tutti all’azione nei vari C.S.I.) per scovare tracce di sangue sulla scena del delitto, e testimonia quanto questa volta Midwife voglia scavarsi a fondo. Fino a raggiungere l’inconfessabile.
La produzione di casa The Flenser, con Dan Barnett a intervenire anche come strumentista (inequivocabilmente sua la zampata sul basso dell’innodica “2020”), garantisce qualità, echi e profondità necessari alla riuscita di musica riflessiva come questa. La metà degli Have A Nice Life non è l’unico ospite di rilievo, ci sono anche i DIIV Zachary Cole Smith e Colin Caulfield a metterci qualche coro e chitarra graffiante.

Oltre alla citata “2020”, tra le canzoni più pungenti e immediate troviamo anche “God Is A Cop” ed “Enemy”, entrambe alienanti e rarefatte, ma decisamente ficcanti quando si arriva dalle parti del ritornello. “Colorado” è invece una pura, alienante, espansiva immersione in un oceano di riverberi puntualmente affettato da sferzate di chitarra e increspature dettate dal vento.
Una dolente introduzione di pianoforte, un ritornello imbottito di effetti (love will break your heart forever) che si infiltra ovunque come luce del sole al mattino presto in una stanzetta, la lenta avanzata delle chitarre, che prima sono spiffero e poi esplodono in uno shoegaze epico, compongono l’avvincente crescendo di “Promise Ring”, il brano più complesso e forse emozionante dell’intera scaletta.

Chiunque non abbia paura di guardarsi dentro fino al punto di spaventarsi, così come chiunque ami i (vecchi) Low quanto gli Slowdive, deve approfittare di “Luminol” per fare la conoscenza con un’artista destinata a colpirlo a fondo.

(20/09/2021)

  • Tracklist
  1. God Is a Cop
  2. Enemy
  3. 2020
  4. Colorado
  5. Promise Ring
  6. Christina's World


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