Motta

La terra dei figli (O.S.T.)

2021 (CAM Sugar/ Decca Classics) | modern classical, electro-minimal

La poliedricità di Francesco Motta è stata da sempre piuttosto palese, sia quando si è trattato di proporre la sua personale vena cantautorale, che mescola con efficacia nuovi modelli ad astute elaborazioni di stilemi classici, sia nell’evidenziare le importanti attitudini di accurato polistrumentista, aspetto fondamentale per lasciare spalancate le porte verso svariati orizzonti.
Questi ingredienti hanno permesso all’artista pisano di accingersi con buona proprietà anche all’interno del mondo delle colonne sonore, a dire il vero territorio non inedito visto il lungo percorso di studi affrontato nel 2013 presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma diretto dal Premio Oscar Ludovic Bource, che lo portò alla realizzazione di numerose musiche per film e documentari.

Dietro la macchina da presa della pellicola “La terra dei figli” c’è Claudio Cupellini (“Gomorra - La serie”, “Una vita tranquilla” e “Alaska”), che ha ripreso la storia proveniente da una graphic novel di Gian Alfonso Pacinotti - in arte Gipi -  pluripremiato fumettista, illustratore e regista. Le atmosfere cupe e stordenti di uno scenario post-apocalittico, che si posiziona nel mezzo di una catastrofe già avvenuta, visivamente potente e con margini di violenza elevati, sono riprese con destrezza nelle note che Motta - coadiuvato dal fido produttore e sound designer giapponese Taketo Gohara - ha codificato per accompagnare tale tetra ambientazione, dove l’unico bambino a cui è stato permesso di crescere, arrivato all’età dell’adolescenza, inizia a scontrarsi con i dogmi imposti dal padre. L’educazione che questi gli impone è molto severa, non permettendogli neanche di avere un nome (è chiamato semplicemente Figlio) e non volendo che conosca nulla del mondo precedente per evitare che diventi debole e non riesca a sopravvivere.

La sopravvivenza è proprio il tema ricorrente della storia, e l’autore de “La fine dei vent’anni” si accinge ad essa con intimismo ed epicità: le minimali trame elettro-gregoriane incorniciano le scene con ritmo sofferente, in un processo che, per sottrazione, si muove nel pieno rispetto degli argomenti narrati: sembra di essere al fianco di Figlio sulla barca che rompe l’acqua (“Oltre la chiusa”), di assistere al crepitio della casa di legno andata in fiamme (“Sogni”), di muoversi tra gli spigolosi meandri della foce del Po dipinti nelle due parti sulle quali è divisa la title track. Ma è nella sontuosità di “In un abbraccio”, anch’essa esposta in due distinti momenti, il luogo dove l’oscura malinconia, guidata dai taglienti tasti del pianoforte e dalla solennità degli archi, trasporta nel nucleo plumbeo di questa storia a dir poco corrosiva.

Una bella (ri)scoperta, quella di Motta nuovamente alle prese con le ambientazioni sonore per film, e una personalizzazione efficace, che s’inserisce perfettamente nell’episodio contingente, a conferma delle importanti doti artistiche del musicista toscano che riescono a plasmarsi, senz’alcun tentennamento, in variegate sfaccettature.

(06/09/2021)

  • Tracklist
  1. La terra dei figli
  2. Oltre la chiusa
  3. Memorie
  4. Requiem
  5. Sogni
  6. La terra dei figli (Pt. 2)
  7. Maria
  8. Il diario
  9. In un abbraccio
  10. Requiem (Piano Solo)
  11. In un abbraccio (Pt. 2)
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