Motta

Semplice

2021 (Sugar) | rock, pop

A tre anni da "Vivere o morire" e a cinque dal celebrato debutto solista "La fine dei vent'anni", Francesco Motta torna con un disco "semplice", di pop immediato e variopinto. Ha dentro le chitarre indie-rock, le aperture orchestrali, le drum machine anni 80, il folk, l'elettronica: un ampio spettro di suoni e sensazioni condensati in una mezz'ora di musica che vede tradizione e spinta alternativa andare perfettamente a braccetto. Il più mottiano dei dischi di Motta, quindi, ma con un inedito senso di levità, di pace quasi rustica che contraddistingue questo lavoro dai precedenti, attribuibile, come spiegato dallo stesso autore, al suo recente trasferimento fuori dal cuore metropolitano della sua Roma, verso lidi più tranquilli e meno popolati.

Al netto di un primo impatto più che buono, e della sensazione generale di essere di fronte a un lavoro coeso e ispirato, con l'aumentare degli ascolti emergono alcune riserve. La tavolozza cromatica di "Semplice" si apre nel colore di "A te", con una struttura ariosa sorretta da una chitarra acustica e da una melodia d'archi classicheggiante che rimanda agli Afterhours di "Non è per sempre". Rapisce, poi ti fermi ad ascoltare il testo e l'incanto si rompe. Perché questa poetica del vago, ormai un po' logora, comincia a mancare dell'innesco suggestivo: "E come il mare alla fine/ vai dove vuoi andare/ fai quello che ti va". Seriamente? È davvero questo il "Grande Cantautorato Italiano" con cui ci riempiamo la bocca? Il mare che si muove seguendo le correnti e tu che sei imprevedibile e quindi sei bella e anarchica e libera come il mare? Dai.

La nota stonata di "Semplice" si avverte proprio nella mancanza di tensione che contraddistingueva le migliori canzoni di Motta, ora che mancano i "Roma stasera mi prendi dal collo", i "respira forte la nostra ultima canzone", quei dettagli vividi che davano alla sua musica una sostanza, una forza poetica tangibile - mentre abbondano, di contro, i cliché di cui prima. Ha però il pregio, questo disco, di essere suonato e arrangiato con cura, con gusto e varietà. Con più creatività che maniera, e qui sta il suo valore più sottile e profondo.

Il rock di Motta si estende verso orizzonti pop-wave ("Quello che non so di te"), leggerezze agresti ("Qualcosa di normale", in duetto con la sorella Alice), inattese fughe techno ("Quando guardiamo una rosa"), e ritorna in casa in canzoni come l'intensa "Semplice" o il singolo "E poi finisco per amarti", finché dal suo costante vagheggiare non emergono anche delle verità che si aggrappano al collo: "E ci sentiamo sempre unici/ come miliardi di persone sole". Si allarga più che può nello spazio stretto della canzone da radio e affabula molto bene, mascherando i manierismi letterari da escamotage evocativi. A volerlo, ma a volerlo davvero, qualcuno finirà per amarlo.

(31/05/2021)

  • Tracklist
  1. A te
  2. E poi finisco per amarti
  3. Via della luce
  4. Qualcosa di normale (Ft. Alice Motta)
  5. Quello che non so di te
  6. Semplice
  7. Le regole del gioco
  8. L'estate d'autunno
  9. Dall'altra parte del tempo
  10. Quando guardiamo una rosa


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