Populous

Stasi

2021 (La Tempesta) | ambient, elettronica

Un Salento silenzioso e quasi spettrale ma dall'aria limpida come vetro, ora irrorato dagli aggressivi raggi del sole contro la pietra bianca, poi lampeggiante sotto un sinistro bagliore lunare. Il tempo si dilata in lunghi pomeriggi solitari e tortuose meditazioni notturne, i pensieri affollano la mente in attesa di una risoluzione che - almeno per il momento - pare ancora lontana. 
Ci vogliono svariati ascolti, ma le otto composizioni strumentali di "Stasi" prendono lentamente forma come una serie di acquerelli nei quali si possono percepire vividamente sia la noia ansiogena da pandemia che la rarità di questi momenti di calma forzata, capaci di rimettere l'uomo al passo col ritmo della Natura.
 
Esattamente come il riverbero sulla cresta del mare, gli "Orizzonti bagnati dell'Adriatico" aprono l'ascolto con una serie di diafane partiture baleariche, salvo poi lasciar percepire, in sottofondo, tutta una gamma di striature elettr(on)iche ruggenti come i macchinari di un porto. Lungo un sentiero di "Pietre roventi", osservando la "Luna liquida" e "L'architettura del mare", Populous offre una serie d'immagini anche familiari, eppure avvolte da una misteriosa quanto impalpabile presenza aliena. C'è poi un altro "Sentiero luminoso" che conduce alla bellissima apertura melodica di "Vita lenta", capace di mettere momentaneamente in sordina tutte le distrazioni del quotidiano.
Ci pensa la ruggente "Meditazione urbana" a far riaffiorare le contraddizioni dell'essere umano, mentre i sette minuti del gran finale mostrano una produzione talmente densa e cinematografica che pare tremare sotto ai piedi come un universo tribale i cui rituali vengono celebrati dalle spire di qualche didgeridoo distorto all'inverosimile.
 
Rispetto alle gregarie divagazioni di cumbia digitale di "W" e "Azulejos", un disco totalmente in solitaria come "Stasi" può anche passare in sordina - basta distrarsi un attimo, infatti, e sulle prime si può avere l'impressione di aver lasciato aperto in sottofondo uno di quei canali lo-fi hip-hop fatti per studiare. Ma ancora una volta la mano di Populous si dimostra abile e sensibile; anche quando si avventura nel mondo del sound design - mansione che svolge commercialmente e che, in un certo senso, già trovava sbocco in vecchi lavori quali "Quipo" e "Queue For Love" - l'attenzione alla cura compositiva e al trattamento della materia digitale rimane sempre suggestiva e personale.

Finirà anche questa pandemia e torneremo alla normalità, forse sarà meglio di prima, forse sarà peggio. Magari non avremo più motivo di preoccuparci, magari rimpiangeremo questi momenti di stasi, così rari nella frenesia della vita moderna. Ma tra pura suggestione e calzante situazionismo, "Stasi" è uno degli ascolti più insondabilmente contemporanei del momento, un portale attraverso il quale fuggire in cerca di una dimensione rimasta sospesa a mezz'aria.

(11/06/2021)

  • Tracklist
  1. Orizzonti bagnati dell'Adriatico
  2. Pietre roventi
  3. Luna liquida
  4. L'architettura del mare
  5. Sentiero luminoso
  6. Vita lenta
  7. Meditazione urbana
  8. Stasi
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