Self Esteem

Prioritise Pleasure

2021 (Universal Music) | avant-pop, songwriting

È facile vedere durante i live di Rebecca Taylor, in arte Self Esteem, come ormai il suo fenomeno si stia cementificando all'interno di una vasta e affiatata community, con un impeto che le sta permettendo di avanzare serenamente oltre i confini della natia Sheffield e di tutto il Regno Unito. 
Lei non è assolutamente una rookie avendo in passato costituito la metà del duo Slow Club, progetto indie-folk che ha dato alle stampe cinque dischi e con cui ha girato parecchio nel circuito di festival internazionali, anche di grande prestigio. Ma dopo troppo tempo passato dietro il soffocante recinto della cantante con l'obbligo di elargire frustranti balletti e carinerie gratuite a ogni occasione, Taylor capisce che è il momento di fare il grande passo e mettersi in proprio. Si autobattezza Self Esteem, un nome che non è semplicemente una presa di coscienza delle (indubbie) proprie capacità musicali, ma una consapevolezza personale e intima, rinnovata e maturata con cui far esplodere la riscoperta della propria autenticità, molto spesso vituperata dai feticci dello showbiz più meschino. 
 
Ne deriva nel 2019 "Compliments Please", uno splendido esordio che introduce tutti i connotati sui cui Self Esteem ha brillantemente costruito la propria estetica: la costante presenza di un contorno gospel, un'andatura ritmica trascinante e un insieme di ricche influenze che vanno dal dream-pop più fumoso (Tracey Thorn approva) all'r&b più rotante. Insomma, tutti gli ingredienti giusti per una perfetta miscela pop attraverso cui cesellare un pezzo dietro l'altro con una già maturata scrittura.
Dopo un ottimo riscontro e un buon numero di concerti, a distanza di soli diciotto mesi dall'esordio, Self Esteem viene chiamata alla prova della conferma con la sua seconda release sulla lunga distanza, avendo già fatto l'orecchio ai suoi fan nel corso dell'anno con l'uscita di diversi singoli in anteprima. È una Taylor ormai padrona dei propri mezzi espressivi, forte di una fanbase completamente conquistata e con cui, nel corso della pandemia, ha avuto il coraggio di mettersi sempre più a nudo e svelare il valore di un astro nascente irriducibilmente senza filtri. 
 
Già dalle prime increspature in downtempo di "I'm Fine" si può percepire il cambio di passo rispetto a "Compliments Please": un urlo fiero che dà il via alle roboanti issate di Taylor a una rinnovata percezione di sé e a un'autodeterminazione priva di compromessi. Senza flessioni di tono segue "Fucking Wizardry" su cui riversa una dolce disperazione a colpi di timpani e grancassa, per poi arrivare a "Hobbies 2", che racconta storie di rapporti giocati sui gradini scivolosi di tastiere. La title track, uno dei singoli del disco, compie una vera esaltazione del proprio benessere, graffiando via riverbero dopo riverbero la paura di non sentirsi liberi.
E si arriva alla perla "I Do This All The Time", un sogno delicato su beat  regolare ad effetto pioggia, con lo spoken word di Rebecca che ci regala un momento di rara intimità, amplificata da uno dei cori più avvolgenti degli ultimi anni. La sincerità con cui Self Esteem racconta attraverso la musica le proprie delusioni vissute nel regno del cinismo non fa che portare il tasso di coinvolgimento al massimo livello. Una potente ventata di disincanto, un anthem dedicato alla riscoperta della propria essenza e per distacco la traccia che più di ogni altra la proietta tra le migliori autrici del 2021.

Dopo la brillante "Moody" e la struggente "Still Reigning", Rebecca suona la carica sulla marcia à-la Yeezus "How Can I Help You?", uno sfogo sulle continue e insopportabili richieste da soddisfare. Nell'ultima parte dell'album Self Esteem smussa gli angoli, concedendoci il suo lato più tenero con la lussureggiante ballad in agrodolce "The 345", che non invidia nulla alla Morissette degli esordi, e con il pathos acustico al pianoforte in "John Elton". Il disco non perde colpi per un attimo, neanche durante gli archi della conclusiva "Just Kids", in cui si innalza un coro gospel da pelle d'oca.
 
Siamo di fronte a un album pop che rasenta la perfezione. Dall'eleganza solenne alla rabbia feroce, Rebecca Taylor ha la stupefacente maestria di saper ruggire con la naturalezza di chi ha una carica di energia perpetua, ma anche commuovere con una sincerità sconcertante. La sua musica si fa veicolo di esperienza e vissuto mai mistificato da falsa pretestuosità, e riesce a trasmettere tutte le lacrime e le cicatrici che porta con orgoglio sulla pelle.
Chi, come chi scrive, ha avuto il piacere di vedere Self Esteem dal vivo, potrà confermare come si rimanga completamente incantati dall'energia che è capace di sprigionare e condividere con la folla. È la cristallizzazione della propria forza davanti al pubblico che all'interno della cornice della performance live deflagra in un rimbombo viscerale capace di schernire per potenza. Guardando Rebecca Taylor si rimane in ammirazione per la sua capacità di trasformare ogni ascoltatore in un membro della sua comunità di fan, con una voce che cresce di volume attraverso l'ardore che i suoi seguaci nutrono nei suoi confronti.

Dopo solo due album in un paio d'anni, possiamo già parlare di Self Esteem come di una delle più mirabili certezze del pop made in Uk, capace di portare sul largo circuito una nuova prospettiva musicale, estetica, umana ma anche femminista con la classe e disinvoltura di una veterana. Possiamo aspettarci grandi cose dopo questo "Prioritise Pleasure", ma per il momento, Rebecca: lean back, be strong.

(11/01/2022)

  • Tracklist
  1. I'm Fine
  2. Fucking Wizardry
  3. Hobbies 2
  4. Prioritise Pleasure
  5. I Do This All The Time
  6. Moody
  7. Still Reigning
  8. How Can I Help You
  9. It's Been A While
  10. The 345
  11. John Elton
  12. You Forever
  13. Just Kids








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