L’aurea mediocritas degli ultimi progetti discografici dei Telescopes è ormai una realtà di fatto. Da quando Stephen Lawrie ha abbracciato il verbo del noise-rock a scapito della composizione, gli album della band hanno mantenuto un basso profilo, senza rinunciare alla sperimentazione di nuove formule sonore che reggessero il passo con i tempi. Stuzzica il titolo del nuovo progetto, “Songs Of Love And Revolution”, quasi un preavviso di una tappa di consolidamento e di proiezione verso il futuro, una sensazione che trova subito conforto in una maggior solidità, non solo delle composizioni ma anche delle sonorità. Aver esplorato spazi reconditi e selvaggi di quel flusso psichedelico e noise di band come Velvet Underground e My Bloody Valentine trova finalmente una ragion d’essere in questo nuovo disco, grazie al recupero di quelle pulsioni shoegaze più oscure che allietarono i primi album della band.
C’è una tensione nelle nove tracce di “Songs Of Love And Revolution” quasi snervante, mentre i suoni scendono negli abissi creando smarrimento ma anche meraviglia. La vera sorpresa del nuovo disco dei Telescopes è appunto il muro del suono corposo, vellutato, cupo, ipnotico, sul quale si infrangono sonorità grevi e burrascose. La latitanza della forma canzone non è più un problema, ora che le chitarre sono ritornate a distillare inquietudine e alterazioni percettive. Nella musica dei Telescopes, si è rimesso in moto quel fluido lirico che trasformava in anthem anche una singola nota espansa, ed è quello che accade nel brioso mix di feedback/noise e kraut-rock di “Strange Waves” e nel vortice psych-rock di “We See Magic And We Are Neutral, Unnecessary”, brano già pubblicato in un sette pollici flexi disc nel 2012.
“Songs Of Love And Revolution” è il primo album dai tempi di “Hidden Fields” che scorre senza mostrare cedimenti o inutili lungaggini, anzi illuminato da bagliori di creatività che hanno ora il passo poetico e vellutato della ballata minimal psichedelica “Mesmerised”, ora l’incantevole passo greve dell’apocalittica “Come Bring Your Love”, un brano scandito da un giro di basso e da un tremolio di chitarra, che lasciano poi spazio a una graffiante esplosione shoegaze degna dei MBV.
L’intelligente destrutturazione del rock’n’roll di “This Train” scomoda i Suicide, mentre il rumore sordo di “This Is Not A Dream” infetta tutto l’album evitando derive pop, ovvero quelle perfettamente orchestrate nella title track e nella ballata dark-noir “You’re Never Alone With Despair“, che svelano la natura più composita e melodicamente strutturata dell’album, che proprio rinunciando alla classica forma canzone si candida come il più versatile e ricco di ganci armonici dei Telescopes.
“Songs Of Love And Revolution” è un gradito ritorno alla forma per la band di Stephen Lawrie, un disco dove il rumore si converte in armonia, l’oscurità in luce e la debolezza in energia (il suono dell’harmonium che si distende sul mormorio di un ruscello che scorre impetuoso nei due minuti finali affidati a “Haul Away The Anchor”). Nulla di apparentemente nuovo, ma vibrante, profondo e fantasioso come non accadeva da tempo.
25/02/2021