TELESCOPES - Of Tomorrow

2023 (Tapete)
psych-rock, shoegaze

I Telescopes hanno fatto centro anche questa volta, scarnificando il suono in un mondo (anche quello musicale) in cui ci si fa in quattro per riempire il nostro inconsolabile vuoto esistenziale (perché viviamo se l’intelligenza artificiale ci può sostituire in tutto?). La band inglese, formata nel 1987 sull’onda dei primi esperimenti noise-dream pop ispirati dai My Bloody Valentine e dalla loro urgenza di graffiare le melodie e riempirle di vaporosi suoni, si è ritagliata negli anni un seguito di culto grazie alla sua inconfondibile versione psichedelica del genere, in cui droni e chitarre effettate distorcono qualsiasi cosa possa sembrare una linea melodica.

I loro album sono viaggi nella psiche e nell’intorpidimento che ci procuriamo in vari modi, dall’eccesso di informazioni alla bulimia di social network, dalla necessità di riempire il tempo all’ideologia tecnologica.

Gli episodi che nel tempo mi hanno colpito di più sono stati “As Light Return” del 2017, concentrato di fuzz, giri di basso alienati, strati di chitarre al servizio di canzoni compiute (“You Can’t Reach What You Hunger”, con la voce del cantante Stephen Lawrie letteralmente sepolta da strati di suoni, ne è il manifesto) e il successivo “Exploding Head Syndrome” del 2019, un concentrato di ossessiva psichedelia che aveva l’obiettivo di alienarci facendoci provare la “sindrome da testa che esplode” (“Everything Turns Into You” l’episodio che più di altri faceva sprofondare in un catrame di suoni cupi e ripetitivi di una magia ineguagliabile). Prima del nuovo “Of Tomorrow” (fuori per la tedesca Tapete) era stato pubblicato “Songs Of Love And Revolution“, che suonava come musica che arriva dal ripostiglio nel sottoscala, tenebrosa e cupa, che ci fa indugiare se andare a vedere perché da lì arrivano suoni alieni.

“Of Tomorrow” invece spiazza, perché è musica che viene dalla cucina, dove ci piace stare a fine giornata per prendere dal frigo quella bottiglia di birra ad alta gradazione che ci rintontisce. È un album di musica viva (nel senso di vivace, e questo è già una novità) che si allontana dagli schemi di lentezza e ostilità e si avvicina come non mai all’estetica dei numi tutelari Suicide e al loro linguaggio scarno e diretto. In effetti, è come se “Of Tomorrow” fosse un album del duo Alan Vega-Martin Rev trattato alla maniera dei Telescopes: rallentato, soffuso, acidificato. La formula funziona perché le canzoni, prive delle asperità del passato, si fanno ascoltare e nella cucina-Telescopes fa piacere restare per continuare a godersi lo stordimento.

“Butterfly”, per esempio, è un brano che mette insieme il post-punk dei Suicide, il rock ‘n’ roll e la telescopiana tendenza alla catatonia. È un brano in cui Lawrie dà il meglio del suo cantato capitato per caso, monotono e irresistibile allo stesso tempo. Poi c’è “Everything Belongs”, un delirio psichedelico che non rinuncia alla ricerca del ritornello e della forma canzone lasciva. Ripetitiva nella cadenza ritmica e nella circolarità della linea vocale, lascia un senso di abbandono che si ha voglia di riprodurre all’infinito. È invece nella profondità della linea di basso che trova il suo senso un brano come “Where Do We Begin?”, litania vaporosa come una ninna nanna alcolica. “Only Lovers Know” è un lentaccio rock ‘n’ roll come avrebbe potuto cantare Elvis Presley appena svegliato da un sonno a base di pillole: viene voglia di sorreggere Lawrie tanto il suo canto è incerto e fragile.

“Of Tomorrow” è un album “contro”, perché trascina in un modo di suonare e di vivere la musica opposto a quello verso cui stiamo andando. Musica difficile, se non entrate in sintonia con le vibrazioni di Lawrie e soci. Ma se riuscite a farlo, è il paradiso.

27/06/2023

Tracklist

  1. 1. Butterfly
  2. 2. Everything Belongs
  3. 3. Where Do We Begin?
  4. 4. Only Lovers Know
  5. 5. (The Other Side)
  6. 6. Under Starlight
  7. 7. Down By The Sea

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