Typhoon

Sympathetic Magic

2021 (Roll Call) | alternative chamber-folk, psych

Kyle Morton è un autore dalla penna sagace e riflessiva, un musicista che non ha paura di addentrarsi nelle sofferenze dell’animo umano e di sporcarsi dei pensieri altrui; in questa narrazione, non sempre facile, si avvale dell’aiuto prezioso della propria band, i Typhoon.
Li avevamo lasciati tre anni fa alle prese con l’ardua realtà della depressione e della perdita della memoria nell’ambizioso “Offering”, un capitolo che ha aperto un nuovo corso per la band di Portland (Oregon) e che si arricchisce di una nuova pagina ancor più intimista e malinconica.

Colpa l’isolamento forzato causato dalla pandemia, Kyle Morton si è ritrovato a scrivere queste nuove canzoni in compagnia della moglie e del loro cane nel seminterrato. Anche “Sympathetic Magic” racconta di solitudini e isolamento mentale, ma questa volta le ambientazioni sonore sono meno maestose, sono storie ordinarie e fantastiche che grondano di emozioni comuni, semplici, autentiche.
Per un gruppo dalla non convenzionale formula a 11 elementi, non è stato facile creare una sinergia artistica ed emotiva stando separati. La band, dopo aver ascoltato i demo, si è infatti riunita per una breve sessione di registrazioni in casa di Kyle, con tanto di mascherine, mentre altri contributi sono stati aggiunti in seguito.

La formula chamber-pop non risente dell’attitudine più folk-oriented del nuovo album: le orchestrazioni conducono l’ascoltatore all’interno di “Sympathetic Magic” con delicate e lussuose partiture strumentali (“Sine Qua Nonentity”), mentre la voce di Kyle Morton si inebria di una fragilità che rende ancor più empatico l’inquieto fluire dell’album (“And So What If You Were Right”).
La dimensione più estatica e romantica del nuovo disco dei Typhoon spesso rimanda alla poetica campestre dei Woodpigeon, tra ballate adagiate su intrecci strumentali fiabeschi (“Motion And Thought”, “Evil Vibes”), folk-pop pronti a incendiarsi al suono dei fiati e di chitarre elettriche (“Empire Builder”) e avvincenti storie quotidiane che al crescendo del pathos emotivo connettono un’evoluzione strumentale di pari imponenza, con pochi accordi che germogliano tra dolcezza e rabbia fino a librarsi verso nuovi spazi dove potersi ritrovare (“We're In It”).

Mentre “Offering” offriva un impatto più ricco e seducente, il nuovo album dei Typhoon beneficia di un’atmosfera meno ampollosa, enfatica, il tono lievemente più apocalittico delle canzoni (“Room Within The Room”, “Santos”) non è accompagnato da un lirismo auto-indulgente, a un’epica più crepuscolare (“Welcome To The Endgame”) la band associa interferenze di ritmi atonali e altre meraviglie, create dal suono dei fiati e da orchestrazioni poco convenzionali (“Two Birds”) o slanci esotici giocosamente affrescati da sonorità mariachi (“Time, Time”).
Lo sguardo più introspettivo del nuovo album della band americana non scalfisce l’intensità passata. Indugiare su dolore e solitudine rischiava di gettare i Typhoon tra le braccia della noia e di creare alfine un vortice emotivo difficile da tenere a bada, ma un senso di  leggerezza e semplicità espressiva si è impossessato del delizioso chamber-folk di Kyle Morton e compagni, e il miracolo si è ripetuto.

Nonostante tutto non fatevi ingannare dal tono mesto e sommesso di “Sympathetic Magic”, in queste canzoni alberga molta più rabbia di quanto possiate immaginare, un senso di inquietudine che nasce da quello sguardo disincantato con il quale Kyle e compagni osservano ordinarie storie di splendori e tragedie.
Meriti di morire, ti meriti aghi dolorosi nei tuoi occhi, e ogni astuta punizione che escogiti nella tua astuzia, non trattenere nulla
(Masochist Ball)

(14/03/2021)

  • Tracklist
  1. Sine Qua Nonentity
  2. Empire Builder
  3. Motion And Thought 
  4. Santos 
  5. We're In It
  6. Two Birds
  7. Evil Vibes 
  8. And So What If You Were Right
  9. Time, Time 
  10. Room Within The Room
  11. Masochist Ball 
  12. Welcome To The Endgame




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