Wos

Oscuro éxtasis

2021 (Doguito Records) | rap rock, cloud rap

Torna il rapper argentino Wos, al secolo Valentín Oliva, già recensito lo scorso anno su OndaRock con l’Ep “Tres puntos suspensivos”. 
Il nuovo album riparte da dove quei dieci minuti di musica avevano lasciato: testi che esplorano gli equilibri interiori dell’autore, con capacità analitiche superiori alla media, e un suono complesso e stratificato, dall’atmosfera notturna e lontano da concessioni all’hip hop da classifica, messo in piedi dal fido produttore Facundo Yalve, in arte Evlay.

Quello che impressiona dei testi di Wos è il coefficiente poetico: i suoi versi sono strutturati come componimenti letterari estranei agli stereotipi del rap. Non cita marche di lusso, non vanta l’utilizzo di droghe, non sbandiera facili guadagni o avventure sessuali, non ricorre a paragoni casuali con personaggi famosi, non storpia la propria lingua mozzando parole o abusando di slang: e se è vero che queste caratteristiche possono ritrovarsi in altri prodotti hip hop, è anche vero che solitamente precludono l’accesso al grande pubblico. Wos è riuscito a scavalcare questo limite, come mostrato dall’imponente seguito che ha guadagnato in patria.
Tutte le canzoni in scaletta rispettano i precetti esposti poco sopra, si prendano a esempio i versi di “Gato negro”:
Lo farò a modo mio, il mio cuore urlando attraversa il confine
e la ragione impara a colpire il sacco a pera.
Cosa faremo se inizia la sparatoria
e sono in pochi a evitare il 'si salvi chi può'?
Con la penna sul sangue mi tatuo, disciolgo lo status quo,
sembro un gufo, per favore, guarda bene come suppuro.
Amo salire sugli alberi, sui marmi, 
il calore che si insinua ai margini.
Com’è? Andiamo a ubriacarci,
che anche gli angeli scendano dal cielo quando viene la sete.
Ecco perché oggi scendo in cerca di acqua nel deserto,
dalla pianura alle altezze del cemento,
passo dal rumore assoluto al silenzio di tomba
senza sapere se abito in paradiso o passo per il cimitero.
Gli occhi che mi vedono si nascondono da me,
sarà maledetto il mio nome,
non devo essere più un uomo, in cosa mi sarò trasformato?
Sono un gatto nero, ero lontano e stanco del corpo,
insisto testardo a baciare il mio inferno,
sudo il passato e per questo non dormo
La pulizia formale non è data dal passaggio dallo spagnolo all’italiano, ma sussiste già nella versione originale: Wos è quanto di più vicino alla poesia – nel senso classico e non postmoderno del termine – venga espresso attualmente dal rap.

Altro elemento vincente è la sua voce, particolarmente duttile: eterea nei momenti più sospesi, pulita e intonata nei passaggi melodici (senza bisogno di autotune), stridula e martellante durante le fasi aggressive, tanto capace di variare per timbrica e modalità interpretativa che sembra provenire da rapper diversi a seconda del brano - talvolta anche all’interno dello stesso.
Evlay gli cuce addosso una serie di basi perfette: il maestoso rock industriale di “Buitres”, l’hip hop percussivo di “Culpa” (con Ricardo Mollo, veterano del rock argentino, a prestare la voce in una manciata di versi e a lanciarsi in un epico assolo di chitarra nel finale), le chitarre effettate, gli echi chillwave e i nastri al contrario di “Gato negro”, il cupo rap metal di “Que se mejoren”, il downtempo con campionamenti gracchianti di “Lleno de zafiros”, l’art pop marziale e sinfonico di “Mugre”.
Ascoltando “Pared de cristal” si giurerebbe che i due siano pronti a tirar fuori un album dream pop. Anche la simbiosi con il testo è completa:
Parete di cristallo, pioggia sul petto e sul parietale,
vedendo il tuo viso come una spirale,
normale, tutto è normale
e sto solo sentendo il piacere, cambiando,
solo pensando di vedere di nuovo, amando.
Sì, solo un piumaggio e un vestito di pelliccia e la tua voce mi coprono,
ho portato il mio dio, nel caso in cui entrambi perdessimo.
L’aria è così densa che non riesco neanche a respirare,
cerco nell’aria un altro bacio o qualcosa di casuale,
forse non troverò più questa sottigliezza
o il modo di rimuovermi la corteccia
Solo in una manciata di occasioni il clima umbratile che fa da filo rosso viene meno: il funk elettronico “Cambiando la piel”, il pop punk “Niño gordo flaco”, che cita “Praise You” di Fatboy Slim, e “Convoy jarana”, in cui voce e chitarre vengono ripetutamente distorti, emettendo i suoni più bizzarri. Sono spiragli di luce che non rinunciano tuttavia al carattere riflessivo e autoconsapevole dei testi.

Nel complesso l’album si piazza da qualche parte fra il rap rock più sperimentale e il cloud rap, mostrando un artista in pieno possesso delle proprie capacità espressive, sia quando deve tirare fuori gli artigli, sia quando deve dipingere paesaggi onirici.

(04/11/2021)

  • Tracklist
  1. Introducción al éxtasis
  2. Buitres
  3. Culpa (ft. Ricardo Mollo)
  4. Pared de cristal
  5. Mirá mamá
  6. Gato negro
  7. Que se mejoren
  8. Niño gordo flaco (ft. Ca7riel)
  9. Cambiando la piel (ft. Nicki Nicole)
  10. Contando ovejas
  11. Convoy jarana
  12. Lleno de zafiros
  13. Mugre






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