Cola

Deep In View

2022 (Fire Talk) | post-punk, art-rock, indie-rock

Per ogni fine che sopraggiunge, si prospetta un nuovo inizio: nel novembre 2021 i canadesi Ought comunicavano al mondo il loro scioglimento, in contemporanea all’annuncio del nuovo progetto Cola, fondato da Tim Darcy e Ben Stidworthy, insieme al batterista Evan Cartwright, collaboratore di U.S. Girls, Brodie West e The Weather Station. Il nome della band è l’acronimo di Cost-Of-Living Adjustment, che in economia indica un aumento della retribuzione o dei benefici, attuato per contrastare i rincari di beni e servizi essenziali, ovvero l’inflazione. Tale denominazione lasciava già trasparire gli argomenti che sarebbero stati affrontati dal trio in materia di tematiche sociali nel debutto “Deep In View”, che trae il suo titolo da un’antologia del filosofo inglese Alan Watts.
L’album si apre con i guizzi della chitarra di “Blank Curtain”, il cui testo asciutto, di carattere esistenziale e a tratti criptico, appare meno cinico e “politico” rispetto a quelli inclusi nei lavori precedenti di Darcy e Stidworthy, e incentrato maggiormente sull’individuo e sulla ricerca di senso.

 

“So Excited” si propone tra i migliori pezzi del lotto, strizzando l’occhio a sonorità riconducibili al panorama indie-rock dei primi anni Duemila, tra gli oscuri Interpol di “Turn On The Bright Lights” e gli orecchiabili Strokes di “Is This It”, ponendo basso e batteria in primo piano, ma senza uscire mai dal sentiero tracciato dall’opener. Incalzano i ritmi e i guitar riff di “At Pace”, la cui ripetitività sostiene il ciclo di staticità e soddisfazione espresso nelle liriche, mentre le strofe spigolose di “Met Resistance” pagano apertamente tributo ai Television.
Il secondo momento cardine del disco vede susseguirsi l’intreccio di bassline e chitarra della straniante “Degree” e la minimale “Water Table”, il cui testo ritrova il tipico cinismo di Darcy e compari, poiché il protagonista si dimostra ormai un tutt’uno con la tecnologia, ignorando le conseguenze verso l’ambiente e la qualità della vita. Ritornano le atmosfere scanzonate à-la Strokes in “Gossamer”, che precedono i giochi di prestigio di batteria delle pandemiche “Mint” e “Fulton Park”, focalizzate sul senso di isolamento e disconnessione dal mondo, chiudendo inaspettatamente con piano jazzato e percussioni leggere che accompagnano lo sprechgesang di “Landers”.

I swore I would uphold some kind of truth in my time
About what I would consider sacred
And I am considering now the possibility that I am air escaping from a cave
Next to a dirty highway

Si possono perfino riscontrare a questo punto dei piccoli parallelismi con i più chiacchierati Smile, side-project a trazione Radiohead, oltre che per tipologia di formazione e parte degli argomenti affrontati, per quella sensazione di necessità di rinnovamento, voglia di ricominciare daccapo e distaccarsi soprattutto da un successo, nel caso degli Ought, inaspettato, come sottolinearono nel comunicato diffuso nel novembre scorso. Probabilmente in favore di una maggiore libertà di espressione e per tentare di evitare la trappola mainstream, dalla quale apparivano lontani, ma che al giorno d’oggi inghiotte facilmente un gruppo ancor prima di raggiungere un possibile apice, Darcy e soci in “Deep In View” propongono testi introspettivi e di contenuto, posti in risalto da linee melodiche, sonorità scarne ed esperimenti minimali. Sebbene non vi sia nulla di particolarmente rivoluzionario, ne esce un lavoro corale interessante, equilibrato e che rappresenta un buon primo passo verso nuove possibili strade da esplorare in futuro.

(06/08/2022)

  • Tracklist
  1. Blank Curtain
  2. So Excited
  3. At Pace
  4. Met Resistance
  5. Degree
  6. Water Table
  7. Gossamer
  8. Mint
  9. Fulton Park
  10. Landers






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