Daniel Rossen

You Belong There

2022 (Warp) | songwriter, chamber-prog-folk

Fa un certo effetto, ritrovarsi con un lavoro solista di Daniel Rossen tra le mani. Certo, con i Grizzly Bear dati per dispersi c'era da aspettarsi una ripresa delle attività soliste, ma a dieci anni da quel "Silent Hour/Golden Mile" che avanzò i primi timidi approcci a un percorso senza band, l'idea pareva quasi essere stata messa in soffitta. In piena fuga dal soffocante contesto newyorkese, adesso marito e padre di famiglia, con "You Belong There" il musicista si presenta e si ripresenta, catalizza ansie, timori e ricordi con una schiettezza inconsueta. Così facendo abbraccia pienamente la propria vulnerabilità in un album che è diretta emanazione di uno stile rigoglioso, incantevole, affinato con la forza e la ritrovata curiosità di chi, anche con l'aiuto delle contingenze esterne, ha avuto tutto il tempo per ascoltarsi e ascoltare. A vent'anni di carriera abbondantemente superati, l'autore scrive il suo momento più essenziale.

Virtuoso e leggiadro, capace di passare da ventate flamencate alle armonie del miglior cantautorato britannico anni 70 (sua maestà Roy Harper in primis), senza disdegnare voglie progressive, disegni jazz e spunti primitivisti, Rossen è un vero e proprio fantasista, maestro del proprio strumento, posto al servizio di un'opera plastica, un agile manuale di folk moderno e comunque fuori dal tempo. Con l'isolamento pandemico ad aiutarne gli intenti, il musicista ha investito poi gli ultimi anni ad acquisire competenza col contrabbasso, il clarinetto e altri legni, nell'ottica di un'epopea cameristica pienamente autonoma, capace di avvicinarsi ripetutamente alla straripante magia di Van Dyke Parks. Nella pienezza di un suono che abbraccia ricerca timbrica e profondo dinamismo, desiderarne una versione puramente strumentale non è poi così peregrino.

Lungi dal voler negare l'urgenza lirica dei testi, la messa in prima persona di narrazioni in altre occasioni ben più indirette, è nella forza del suo impianto esecutivo, nell'istintiva cooperazione col fu collega Chris Bear alle pelli, che l'album trae effettivo nutrimento. Non che le melodie siano mero riempitivo, di certo però la loro forza si disvela con il dovuto agio. Dalle spire marcatamente prog nella più articolata "Shadow In The Frame", un gioco di cambi, rincorse e parallelismi che ben circoscrivono lo stato di ansietà relativo al futuro di sua figlia, al jazz lunare di "Unpeopled Space", vorticosa combinazione di crescendo e accelerando in un improvviso ritrarsi dagli ambienti umani, le linee canore difficilmente scelgono la strada più immediata, serbano strette i loro segreti, i loro raccordi interni.

Ben più appagante lasciarsi coinvolgere dalle intricate dissonanze in salsa free di "Tangle", dal bel lavorio ritmico di "I'll Wait For Your Visit" o dall'ambience espansa di una "Keeper And Kin", di suo quasi un aggiornamento di certe tendenze weird di inizio millennio. È così che meglio si colgono i profondi cambiamenti che hanno interessato la vita di Rossen, che si intuisce la profonda corresponsione tra estetica ed esigenze liriche, un doppio binario in cui il suono acquisisce vero potere narrativo.

Non sarà mai il più memorabile degli autori, nella costruzione della sua epopea in minore Daniel Rossen centra però quell'intensità e quel senso della ricerca che la band madre non ha mai saputo cogliere in pieno, mostrando tutta la sua profonda, dolorante umanità. Un salto nel buio durato dieci anni, per il quale è valsa l'attesa.

(15/05/2022)

  • Tracklist
  1. It's A Passage
  2. Shadow In The Frame
  3. You Belong There
  4. Unpeopled Space
  5. Celia
  6. Tangle
  7. I'll Wait For Your Visit
  8. Keeper And Kin
  9. The Last One
  10. Repeat The Pattern


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