Dawn Richard and Spencer Zahn

Pigments

2022 (Merge) | ambient-jazz, chamber-elettronica

Sarà sicuramente un abbinamento curioso, ma i poli opposti di Dawn Richard e Spencer Zahn si erano già incontrati diverso tempo fa. Lei è una delle trasformiste underground più slanciate e particolari del nuovo millennio, lui uno strambo polistrumentista amante del jazz, della musica da camera e dell’elettronica da ambienti. In apparenza i punti in comune sarebbero quindi pochi, ma è proprio su questi binari paralleli che viaggia la loro inedita collaborazione “Pigments”: undici tonalità di colore, orchestrate con strumentazione da camera, ma sottolineate da avvolgenti stratificazioni elettroniche e linee di sassofono, flauto e clarinetto a ricamare motivi jazz. Lo svolgimento delle tracce è quasi totalmente senza beat, contribuendo a espandere orizzontalmente il concetto di ambient con sonorità calde e corpose, mentre la voce di Dawn fluttua sopra l’organico offrendo pennellate di contesto lirico come fossero visioni di anime in dissolvenza nella nebbia d’autunno. Un impasto certo ricco e suggestivo, nonché alla moda in certi giri d’ascolto ambient-jazz dalle derive spirituali, classico lavoro d’atmosfera da lasciar respirare in sottofondo come fosse una creatura della collega Nala Sinephro.

In tale contesto “Pigments” scorre liscio come l’olio, a partire dalla diafana doppietta d’apertura “Coral” e “Sandstone”: la prima una sorta di naturalistico canto per cetacei, la seconda un più accorato respiro di archi lunari condito dalle rifrazioni lievemente metalliche di una voce avvolta nel riverbero.
Certo, però, ad analizzare un po’ più a fondo le varie tracce, il lavoro inizia a dare la sensazione di essere più un collage creato in post-produzione che non una collaborazione nata da due anime presenti nella stessa stanza. “Pigments” è molto curato nella timbrica, ma a tratti troppo inconcludente nella forma: che siano le impalpabili partiture di “Sienna”, la drammatica corpulenza di “Cerulean”, l’implorante preghiera condita da rintocchi di drum machine di “Crimson” o la felpata pulsazione elettronica in 4/4 del finale di “Umber”, l’ascolto tremola con indecisione tra improvvisazione jazz e stralci vocali orfani di una struttura.
Si nota, insomma, una sorta di “scollatura” tra la base strumentale, talvolta tenuta troppo a freno nel tentativo di creare atmosfera, e la presenza vocale di Dawn, che ondeggia senza un vero e proprio scopo lungo varie parti dell’ascolto. Le recenti esibizioni dal vivo del duo, infatti, hanno mostrato una sinergia totalmente diversa: impossibile arginare l’irrefrenabile presenza scenica di Dawn, la band deve alzare l'asticella per forza di cose e il risultato si fa ben più energico.

Viene spontaneo fare un raffronto con “Aquaphoria” di Kelela & Asmara, semplice mixtape di qualche anno fa nel quale l’unione tra voce ed elettronica raggiungeva una simbiosi perfetta. Ma si può pensare anche a certe partiture dell’Ishmael Ensemble, sempre calibrate nell’equilibrio tra ambient-jazz e presenza vocale. “Pigments”, invece, tende a sfuggire all’attenzione, preferendo adagiarsi in sottofondo con un fare che pare involontariamente ammutolito. Per gli amanti del genere il lavoro rimane comunque un ascolto piacevole e tutto sommato funzionale allo scopo prefisso, c’è solo da sperare che in futuro questa strana coppia elabori ulteriormente quanto appena iniziato.

(24/01/2023)

  • Tracklist
  1. Coral
  2. Sandstone
  3. Indigo
  4. Vantablack
  5. Sienna
  6. Cerulean
  7. Opal
  8. Saffron
  9. Crimson
  10. Cobalt
  11. Umber
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