Kelela & Asmara

Aquaphoria

2019 (Warp) | ambient

In occasione del trentesimo anniversario dalla fondazione della Warp lo scorso giugno, l'etichetta di Sheffield ha celebrato in grande stile insediandosi per tre giorni negli studi della NTS, la celebre web-radio che giusto l'anno scorso ha accolto le pantagrueliche live session degli Autechre. Decine di artisti (Ryuichi Sakamoto, Boards Of Canada, Flying Lotus, Brian Eno tra i tanti) hanno contribuito alle celebrazioni, ciascuno offrendo la sua particolare prospettiva firmando mix che nel complesso ammontano a oltre cento ore di materiale, estremamente eterogeneo nella natura e proprio per questo degno di rilievo. Tra le partecipazioni a questa intensa tre-giorni, quella di Kelela e della sua collaboratrice di lunga data Asmara (precedentemente nel binomio Nguzunguzu) è probabilmente la più significativa tra le tante che hanno animato la ricorrenza, in virtù di una profondità d'approccio e di una peculiarità realizzativa che portano le affascinanti selezioni della coppia a trascendere la mera natura di dj-mix e ad assumere una dimensione da concept-album. Ambient, new age, jazz e outsider-music si fondono in un amalgama inestricabile, un alveo fluido e cullante sul quale l'eccellente caratura interpretativa di Kelela dà nuovi saggi della sua classe. E anche così, si è solo cominciato a grattare la superficie del progetto.

Ben più che per molti altri mix, la polivalenza espressiva del duo si esprime in una scaletta la cui composizione si presta a diversi livelli di lettura, trascendendo la funzione di set da sudare sulle piste da ballo. Già la rigorosa selezione qui attuata pone una netta linea di confine rispetto alle tante uscite consimili recentemente diffuse, troncando sul nascere ogni riferimento a suoni dance e affini. Da autentici colossi della Warp quali Autechre, Oneohtrix Point Never e Aphex Twin a chicche più o meno sommerse della nuova ondata di interpreti ambient (i giardini digitali dei Visible Cloaks; l'Egitto immaginifico di Kareem Lofty) e perle per appassionati (la sublime profondità di Iury Lech, il basso immaginifico di Jaco Pastorius) la coppia si dirige alla volta di un soffuso viaggio nei meandri della più sofisticata e intrigante musica d'atmosfera, toccando decadi e continenti diversi in un viaggio dalla sorprendente compattezza timbrica. Il tutto senza perdere di vista la caratterizzazione emotiva del flusso sonoro, l'accentuazione dei dettagli lirici celati nelle pieghe dei singoli movimenti.

In tal senso, sono le ragguardevoli abilità di mixing del duo a consentire alla scaletta di fluire con una simile naturalezza, trovando facilità di scorrimento anche nelle più inattese tra le giustapposizioni. Soprattutto, riescono a conferire alla successione un chiaro tono narrativo, a corredare ogni singolo passaggio di un chiaro intento espressivo, anche al netto delle suadenti aperture vocali di Kelela. Splende in “Aquaphoria” una profonda passione musicale, una conoscenza che sa come tradursi in capitoli raggruppati per mood e transizioni delicatissime, impalpabili come l'ondeggiare dell'acqua che lo stesso titolo suggerisce, con piena rispondenza di intenti.
È così che riescono a trovare spazio sotto lo stesso tetto i fragili haiku di Susumu Yokota e le densità glaciali di Biosphere, che dal diafano calore di Takashi Kokubo si passa attraverso le  inquietudini al rallentatore di Leila Arab, per approdare quindi nel confortante candore dei sogni digitali di Cliffdiver, frammisti a placide mareggiate sulla battigia. La vellutata serenità inquadrata nel mix non si priva quindi di qualche sottile increspatura, sa però sfruttare questi radi momenti di turbamento per avvalorare la sua serafica allure, fornire ulteriore tridimensionalità all'ammaliante decorso dei pezzi.

Se “Aquaphoria” risulta già valido in virtù del suo impeccabile senso della selezione e di un'architettura perfettamente armonizzata in ogni suo aspetto, non sarebbe il progetto che è se non fosse per i contributi vocali di Kelela. Ben più che la fantomatica ciliegina sulla torta, il lirismo soulful di Mizanekristos diventa il grimaldello con cui scassinare la natura compilatoria della raccolta, la chiave che consente all'insieme di assumere quasi le fattezze di un album di inediti. Non è niente per cui l'autrice di origini etiopi non sia già addestrata, dato che sei anni or sono si fece notare proprio per le sue sinuose abilità interpretative sopra le futuristiche impalcature della Fade To Mind, qui però raggiunge un ulteriore livello di compenetrazione, infondendo nuova linfa a tracce preesistenti, in un gioco di appropriazione che induce a ritenere il progetto interamente autografo. Frammenti dei testi scritti per brani del suo catalogo costituiscono il tramite lirico attraverso cui l'interprete adorna le tessiture di nuovi significati e significanti, prestando la dovuta attenzione a non apparire fuori tema con commenti troppo carichi di pathos ed espressività. Optando per un romanticismo sperso, solitario, Kelela abita gli spazi sonori con una docile carica emotiva, riempiendo di calore soul le più disparate direttrici sonore. Alla fine si fa presto a credere che gli applausi registrati durante l'esibizione dal vivo di Jaco Pastorius siano rivolti in realtà a lei.

Tutt'altro che il contentino piazzato lì per placare l'appetito dei tanti fan, “Aquaphoria” si rivela in realtà un tassello essenziale nel percorso dell'eccellente artista r&b, il disvelamento di un feeling istintivo nei confronti di concetti quali ambience e atmosfera, declinati attraverso un approccio personalissimo e un'abilità narrativa colma di fascino. Che l'atteso album n. 2 possa trarre le mosse da questo mix?

(02/08/2019)

  • Tracklist
1. Takashi Kokubo – 01
2. Susumu Yokota – Hagoromo
3. Marc Cry – Rhodes Ahead Intro
4. Autechre – Altibzz
5. Jonny Nash & Suzanne Kraft – Beluga's Song
6. Aphex Twin – Untitled
7. Oneohtrix Point Never – Physical Memory
8. Kareem Lofty – FR3SH
9. Biosphere – Chukhung
10. Leila – Underwaters
11. OCA – Heaven Cent
12. Visible Cloaks – Screen
13. Jaco Pastorius – Solo (live with Joni Mitchell, 1977)
14. Iury Lech – Barreras
15. Cliffdiver – Digital Dreams
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