Visible Cloaks, Yoshio Ojima & Satsuki Shibano

FRKWYS Vol. 15: Serenitatem

2019 (Rvng) | ambient, post-new-age

Tra chi ne ha lodato la suggestiva e sfaccettata capacità descrittiva, e chi invece ha storto il naso di fronte alla mimesi di un Giappone più immaginato che effettivamente vissuto, il nome dei Visible Cloaks ha saputo accattivarsi la curiosità di tanti appassionati delle sonorità ambientali più ricercate e peculiari, diventando già firma paradigmatica del settore nell'arco di un biennio. La cura della compilation “Kankyo Ongaku: Japanese Ambient, Environmental & New Age Music 1980 – 1990” (a suo modo un culto istantaneo) da parte di Spencer Doran, la metà più conosciuta del binomio, ha ulteriormente cementato lo status del progetto, disperdendo le critiche che volevano il duo intento ad una caricatura di breve durata. La pubblicazione, sempre sotto Rvng, di “Serenitatem”, quindicesimo capitolo della serie FRKWYS giunge insomma come coronamento di un percorso che ha unito alla contemporaneità della ricerca atmosferica del progetto la profonda devozione per i suoni e le estetiche che hanno forgiato la musica ambientale nipponica degli anni ottanta, irrobustendo un sound già pienamente formato e personale. È un'altra però l'effettiva ciliegina sulla torta.

Piuttosto che affidare le sorti della collaborazione a musicisti non particolarmente consapevoli (quando proprio ignari) dell'ambito di elezione entro cui si muove il progetto Visible Cloaks, in soccorso al duo statunitense giungono due che la storia dell'ambient nipponica l'hanno vissuta e a loro modo scritta per davvero, che quindi tengono ben presenti le finalità realizzative dei colleghi di oltreoceano. Da un lato si ha quindi Yoshio Ojima, il cui contributo alla musica d'ambiente si è tradotto, tra le varie produzioni, nel binomio “Une collections des chainons: Music for Spiral”, realizzato come sostegno musicale per lo Spiral Building di Tokyo, centro multiculturale della capitale giapponese. Dall'altro compare invece Satsuki Shibano, meglio conosciuto per i suoi riadattamenti pianistici delle celebri partiture di Erik Satie, a chiusura della serie “Wave Notations” ultimamente tornata in auge grazie al capitolo del sodale Hiroshi Yoshimura. È una coppia di compositori dall'approccio difforme, capace però di fornire spunti decisivi alla miscela ideata da Doran e Carlile, di donare spessore e acutezza ancora rimasti inespressi nella formula del binomio statunitense, di suo perfettamente rispondente al concept serafico già annunciato nel titolo.

E così, tra momenti di soave leggerezza pianistica, degni del Brian Eno di “Music For Airports” (l'atto finale “Canzona per sonare no. 4”), e fluttuanti delicatezze che sondano nuovamente i momenti più angelici della new-age anni Novanta (l'impalpabile compostezza di “You”), il mondo giustapposto dei Visible Cloaks prende vita con raffinata levità, giocata su composizioni spesso appena accennate eppure densissime di dettagli e riferimenti. Dal naturalismo soffuso di “Atelier”, tra i momenti dalla più tangibile aura meditativa (con un tocco melodico che rielabora i suoni tediati degli Stars Of The Lid), ai giardini zen del glitch vocalizzato di “Anata” la compenetrazione di umano, ambientale e artificiale si fa sempre più chiara e delineata, al punto da offrire alcuni dei saggi migliori dello stile dei musicisti. La riorganizzazione della ballata medievale “S'amours ne fait  par sa grace adoucir (ballade 1)”, adattata per accogliere vibranti commenti atmosferici, e la accomodante spazialità di “Stratum”, che sa come far fruttare i suoi sette minuti di durata in un lento abbraccio defaticante (eccellente l'utilizzo delle percussioni sintetiche) parlano di un progetto oramai pienamente consapevole delle sue potenzialità espressive, cosciente quindi anche dei mezzi più adatti a raggiungerle.

Rigeneranti, pervasi da una calma tale da dissipare ogni forma di conflitto, i Visible Cloaks, con l'aiuto di assoluti maestri della distensione (incredibile pensare che i vari spunti melodici del disco provengano da pattern auto-generati!) concepiscono un nuovo paradiso impossibile, in cui perdersi senza possibilità di ritorno. Difficile restare inerti.

(19/07/2019)

  • Tracklist
  1. Toi
  2. Anata
  3. You
  4. Atelier
  5. S'amours ne fait par sa grace adoucir (ballade 1)
  6. Lapis Lazuli
  7. Stratum
  8. Canzona per sonare no. 4




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