Un’attesa di quattro anni per un disco a nome Diaframma non si era mai verificata. La pandemia e l’impossibilità di promuovere dal vivo le proprie opere per molti artisti hanno significato dover optare per sacrosanti rinvii. Federico Fiumani, un monumento del rock italiano, ha scelto di diffondere nuove canzoni soltanto al momento opportuno, quando avrebbe avuto argomenti interessanti da trattare e gli spazi giusti per poterlo fare. Il momento è “Ora”: otto inediti, parte dei quali scritti con in testa la recente scomparsa della madre, che hanno condotto l’autore a mettere nero su bianco una serie di riflessioni sulle dinamiche familiari.
È un disco di Federico, senz’altro, ma è anche un disco molto Diaframma, visto lo spazio assicurato a tutta la band, che compie prestazioni sontuose in “Coperte tumorali” e “Ora”, brani dal deciso tiro alt-rock. Dal punto di vista testuale ci ritroviamo al cospetto del Fiumani più puro, in costante bilico fra poesia inquieta e introspezione rock, libera e indipendente, con qualche deriva volutamente più “leggera” e scanzonata (“Volenteroso”).
Due di queste tracce erano serbate da tempo nel cassetto in attesa del vestitino definitivo: la confidenziale con rabbia “I giorni belli” arricchita da un bel solo nel finale) e la dichiarazione d’intenti “Mite sarò”.
Da toscanaccio verace, Federico non manca di esprimere più volte la sua proverbiale “mania” per il sesso, arrivando persino a ragionare come se si trovasse “Nella testa di un attore porno”, in quello che si distingue come il frangente musicalmente più coraggioso dell’intero lavoro.
Il momento tanto atteso è arrivato, si torna a suonare live, e i Diaframma, sfrontati e adorabili, torneranno a essere presenti, in qualsiasi luogo ci sia una platea pronta ad ascoltare le loro canzoni, uno spicchio del miglior rock indipendente italiano.
10/06/2022
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