Le opere visive del musicista e autore di collage danese Paw Grabowski hanno qualcosa di etereo, di immateriale ed enigmatico, che non può lasciare indifferente chi le guarda, proprio come dovrebbe fare un’autentica opera d’arte.
Stavolta la cover di “Lav Sol” consiste in un’immagine in bianco e nero di due donne in un paesaggio boschivo, forse nordico, che guardano in cielo. La prima a sinistra col corpo coperto da un’immagine di un sole rosso (l’unico colore presente) sul mare che lascia liberi solo gli occhi; la seconda, bendata, specularmente ha un lungo vestito nero e gli occhi coperti dal bosco. La spiritualità di queste immagini, a metà tra divinità femminili pagane o madonne laiche, può lasciare spazio alle più libere interpretazioni.
Il sempre prolifico artefice del progetto Ojerum (almeno quattro o cinque lavori l’anno) pubblica nel 2022 “Lav Sol”, Ep di tre brani lunghi intorno ai dieci minuti ciascuno. Tre opere tipicamente ambient in cui spiccano senz’altro i quindici minuti della title track, con elettronica e canti femminili senza parole, pure invocazioni senza messaggio, voce-strumento tra le note dei synth che cercano a fatica una melodia senza mai trovarla.
Come sempre Grabowski ci invita alla riflessione, alla musica intesa come strumento di estraniamento dal mondo circostante per ritrovare un piccolo spazio di silenzio che isoli il rumore di fondo circostante, unico luogo che può avvicinarci a una riflessione non manipolata da fattori di disturbo. Grabowski riesce davvero a regalarci questi spazi di libertà, e sta all’ascoltatore saperli utilizzare.
11/05/2022
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