Szun Waves

Earth Patterns

2022 (The Leaf Label) | nu-jazz, experimental, post-rock

E’ un viaggio multidisciplinare, quello compiuto dagli Szun Waves nel loro terzo album, intitolato “Earth Patterns”. Il terzetto, composto dal tastierista Luke Abbott, dal sassofonista dei Portico Quartet Jack Wyllie e dal batterista/percussionista Laurence Pike (PVT, Triosk e Liars), propone il consueto itinerario alimentato da atmosferiche divagazioni nu jazz e tratti post-rock, che vanno a connettersi con sperimentazioni di sofisticata elettronica, senza escludere accenni all’ambient.
A differenza di quanto accaduto in passato, in particolare richiamando gli episodi solari che avevano contraddistinto il precedente “New Hymn To Freedom” (2019), l’aspetto che più si palesa in questo nuovo lavoro della formazione inglese è la spiccata introspezione, d’estrazione quasi ultraterrena.

 

I sette corridoi strumentali che compongono “Earth Patterns” prendono spunto dal sempre gettonato concetto del cambiamento climatico in atto, preoccupazione esistenziale molto ben decodificata da Abbott e soci, attraverso scambi armonici e sfumature cangianti che presentano inedite sfaccettature a ogni nuovo ascolto.
In questo ambito, denso di trame sonore dominate dalle tessiture tracciate dai sintetizzatori e dal pianoforte di Abbott, affini ad alcuni lavori dei compositori norvegesi Espen Eriksen e Jens Christian Bugge Wesseltoft, il sassofono di Wyllie si eleva quasi a voce solista, completando progressioni di accordi che spaziano verso ogni angolo recondito e dove il lavoro ritmico di Pike guida il lungo flusso di suoni con grande padronanza, ma senza mai tentare di prevaricarne il ruolo, a ennesima dimostrazione di quanto possa rivelarsi fondamentale il sapiente contributo di un batterista, anche quando non è necessario dettare i tempi o dominare il ritmo delle sequenze.

Le progressioni dell’opener "Exploding Upwards" (il sax di Pike entra in gioco con il modus operandi del grande Jan Garbarek), il fervente e ossessivo incedere di “New Universe”, le ipnotiche e rarefatte connessioni tra tastiere e fiati di “Garden” o il netto contrasto tra le irrequiete note di pianoforte di Abbott e le spassose melodie prodotte da sax e percussioni di “In The Moon House” regalano passi di grande rilevanza e di perfetta coesione tra i vari elementi.
"Be A Pattern For The World" e “Willow Leaf Pear” assalgono con vibrazioni oscure, sorrette da elettroniche paradossali: è latente che qualcosa di sinistro sia nascosto dietro ogni anfratto, ma questa perfetta commistione strumentale non permette che quest’ansia prenda il sopravvento.
Forse solo nella conclusiva “Atomkerne” le suggestioni sembrano gettarsi verso un buco nero dal quale non è possibile fare rientro.

 

Gli schemi di Abbott abbattono definitivamente gli insistenti e salvifici tentativi lanciati dal sassofono di Pyke e dalle percussioni di Wyllie, ma è una perdizione celestiale, che libera la mente da ogni freno inibitorio fino a quel momento tenuto a bada con grande fatica, lanciando la percezione emozionale verso orizzonti invisibili. Una conclusione fenomenale per un album che mescola, nello stesso piatto, purezza, improvvisazione e inquietudine, ma che lascia tra le mani lo squisito bagliore di chi è in grado di plasmare tutte queste situazioni artistiche e sensoriali verso un’unica direzione.

(14/09/2022)

  • Tracklist
  1. Exploding Upwards
  2. New Universe
  3. Garden
  4. In The Moon House
  5. Be A Pattern For The World
  6. Willow Leaf Pear
  7. Atomkerne