Il nuovo album del polistrumentista di Baltimora, “7s”, è un labirinto luminoso e sfavillante, un enorme caleidoscopio dove l’ascoltatore si ritrova intrappolato senza alcuna volontà di uscirne. Registrato durante la pandemia (2020-2021), l’album presenta alcune novità rispetto al passato: le restrizioni causate dal Covid-19 – niente concerti e nessun contatto con estranei – hanno offerto a Tare l’opportunità per rifinire le sette tracce di “7s” con una maggior attenzione ai dettagli.
L’arma vincente di “7s” è la raffinata e illusoria architettura sonora: un groviglio di influenze – elettronica, surf, psichedelia, ritmi africani, folk, beat, neoclassica, etc. – difficile da discernere e schedare. Un disarmante trip musicale che altera le fragili cadenze folktroniche di “Lips At Night” e rimodella le logiche del synth-pop con sbarazzine e cristalline ambientazioni psichedeliche alla maniera dei Beautify Junkyards in “Invisible Darlings”(un brano dedicato a tutti gli operatori invisibili del periodo pandemia).
Anche la voce resta preda di questa alchimia produttiva, modellandosi con gli strumenti ed elencando una serie di nonsense perfettamente contestuali alla formula sonora, fino a rasentare timbriche soffusamente elettroniche in “Neurons”, o restando dietro le quinte delle algide, spettrali, surreali e distorte sonorità del noir elettro-psych di “Cloud Stop Rest Start”.
Come è iniziato? Questo è un lungo treno di pensieriNel musical avrebbero giocato molti diversi stati d’animoDa solo in un campo mi chiedo come si spieghiChe una persona entra nel campo della produzione di suoni e li mette insiemeSaltando nel vuoto, immagino sia così mi ha fatto sentireQuando la bocca si apriva e proiettava il suono che ronzavanel profondo del mio petto, è il mio cuore che fa la canzone?Quando il fiato vuole uscire, e la nota comincia, comincio a sentirmi molto meglio(“The Musical”)
24/04/2023