FORMLESS MASS - Invalide

2023 (Edgewood arsenal)
harsh-noise metal, power-electronics

Anxiety, malaise, descent, withering.

Degradation and warping of perception.

A desperate search for the familiar.

Obliviation, tumult. Failure of the Mind.

New existence is born through an unwitting, ignorant acquiescence.

An entranced stupor. Stagnancy, decay, a protracted death.

Da anni alle prese con diversi progetti di matrice death-metal e grindcore, nonché responsabile capo della Edgewood Arsenal Records, il batterista, bassista e “rumorista” Tony Petrocelly (di stanza proprio in quel di Edgewood, Virginia) approda con “Invalide”, esordio del trio Formless Mass, in pieno territorio sperimentale, sintetizzando la forza d’urto dell’estremismo metal con le atmosfere ottundenti, quando non propriamente apocalittiche, della power electronics. Il risultato è una carneficina di tre quarti d’ora, altamente sconsigliata ai deboli di cuore e a quanti non possono fare a meno di melodie, ritornelli e via di questo passo.

Nato, a quanto pare, per tradurre in musica il senso di disfacimento e alienazione generato dalla malattia mentale (in tal senso, i titoli dei quattro brani sono piuttosto chiari), “Invalide” parte con un caos di frequenze e ruggiti subumani, prima che la batteria prenda a pestare il suo groove chiassoso e il rumore invada lo spazio con disarticolazioni free-form. Come dimostra fin da subito questo primo brano (“Schizophréne”), i Formless Mass (la cui formazione è completata da Mullen alla voce e da Shaw alla chitarra) scolpiscono il suono in diretta, facendolo emergere come voce di un’interiorità fortemente disagiata, con passaggi così anarchici nel loro abbandonarsi alle evoluzioni dell’elettronica e dei feedback da ricordare finanche i Rake. dell’imprendibile primo disco di “The Art Ensemble Of Rake/The Tall-Tale Moog”. A cercare di tenere comunque la barra dritta è la batteria, le cui pelli Petrocelly accarezza con la delicatezza di un mammut. Il suo è un pulsare quasi tribale durante la prima parte di “Démence”, mentre la voce di Mullen assomiglia sempre più all’urlo lontano di un cyborg in via di smantellamento.

Anche qui, il massimalismo della musica dei Formless Mass non concede tregua, coagulandosi, spesso e volentieri, intorno a terrificanti cacofonie, prima che un rullare militaresco cominci a stendere tappeti rossi per la successiva “Paralysie”, in cui le scariche di rumore e il senso di assedio sonico diventano ancora più opprimenti. Raggiunto un climax di distorsione e saturazione, quest’ultimo brano viene scagliato nel baratro da un colpo secco di Petrocelly, e mentre le casse friggono, devastate da cotanta potenza, la sensazione è che i Formless Mass ci stiano raccontando molto di noi stessi e della nostra quotidianità fatta di silente, consenziente disperazione.

“Catatonique” (la cui primissima sezione è occupata da una poltiglia elettroacustica così come avrebbero potuto immaginarla i primi Throbbing Gristle) trasforma gli ultimi quindici minuti di musica nell’ennesimo trionfo del caos organizzato, affidando il finale a quello che sembra essere il suono di una bestia ferita che, ormai esausta, si lecca le varie ferite che le hanno sfigurato il corpo.

Se ancora non vi è chiaro come suona “Invalide”, allora, come ha ben suggerito sulla Rete un altro estimatore di questi solchi, provate a immaginare gli Abruptum e il cantante dei Neurosis alle prese con caterve di dischi power electronics e drone.

19/12/2023

Tracklist

  1. 1. Schizophréne
  2. 2. Démence
  3. 3. Paralysie
  4. 4. Catatonique