In “Fault Lines¹” mancano i consueti momenti dark cabaret cui IAMX ci aveva abituato, ma non i vezzi industrial – presenti soprattutto nell’ottima “Thanatos” – nonché ballate struggenti quali “Radical Self Love”, che parrebbe volersi agganciare a quel “Metanoia” che della poetica di IAMX ha rappresentato l’apogeo, e la sensuale “The Truth”, in cui l’appetito sessuale si fa metafora di voglie metafisiche e viceversa. In “Disciple”, che si staglia per orecchiabilità, ci avventuriamo in un racconto BDSM che odora di possessione, controllo, perdono e verità, laddove “In Bondage” si perde in un testo che – eccezion fatta per l’oscuro e ossessivo “nothing changes but my blood flow”- sembra affidato a chatGPT.
L’impressione è che, da un paio di dischi a questa parte, Chris Corner stia disperatamente cercando di allontanare dal suo amato progetto la chimera del mainstream (che pure aveva sfiorato nel 2013 con “Volatile Times”) per abbracciare di nuovo la dimensione notturna e voluttuosa da club con cui ha fatto innamorare i fan europei della prima ora e che probabilmente lo porterà a perdere molti dei seguaci statunitensi che ne avevano amato, invece, l’approccio positivo cui accennavamo prima, diretta conseguenza del trasferimento del musicista a Los Angeles. E dunque, per riappropriarsi appieno di quel mood sibillino, Corner non può fare affidamento sulle mezze misure e sulla miscelazione sapiente ed equilibrata dei registri, che ha dimostrato un’infinità di volte di saper gestire; ora ha bisogno di straripare, urlare, vomitare godimento e immergerci in un’atmosfera da Hellraiser, lasciandoci in mano un disco (con ogni probabilità la prima parte di doppio album) che, tra alti e bassi, possiede una personalità ambiziosa e divisiva. Prendere o lasciare.
14/06/2023