VEIL OF LIGHT - Sundancing

2023 (Avant!)
synth-pop

Ascoltare la musica dei Veil Of Light fa lo stesso effetto che si provava quando da bambini tornavamo, per l’ennesima volta, al luna park. Conoscevamo a memoria le attrazioni (il tunnel dell’orrore con le ragnatele e i ragni finti, il labirinto degli specchi, che ci deformava in mille modi, il brucomela con le sue dolci curve e il breve percorso, la sala giochi polverosa) ma provavamo ogni volta il piacere del ricominciare da capo, l’adrenalina del “mi spavento anche questa volta”. È l’apparente contraddizione di provare un rinnovato piacere nel fare qualcosa che conosciamo a menadito.

Ecco la funzione musicale dei Veil Of Light: farci emozionare per la milionesima volta con una musica, il synth-pop, che abbiamo ascoltato in tutte le salse.

 

Il duo di Zurigo, che esce per l’italiana Avant! Records, si muove da anni su un territorio musicale in cui il pop elettronico incontra l’estetica del suono dark, portando progressivamente la propria interpretazione sempre più vicino ai Pet Shop Boys rispetto agli inizi marcati Depeche Mode.

Inflict” del 2019 era un bell’esempio di oscuro suono post-punk elettronico, in cui le tracce riportavano ai dancefloor alternativi di inizio anni 80 con ritmiche marziali e strati sintetici: vortici di fisicità immersi in potenti linee di basso e tempeste di tensione emotiva. Con “Landslide” del 2021 la band compiva la prima sterzata verso un ammorbidimento del suono, curando maggiormente le linee melodiche e la ballabilità, senza perdere la potenza del suono sostenuto dai sintetizzatori: a metà strada tra Martin Gore e soci e Tears For Fears, eccitavano ancora le aspettative sonore dei malati di anni 80. In questo senso “The Prayer Wheel” era un esempio da manuale.

Con “Sundancing” (sesto album in uscita ancora su Avant!) l’operazione di spostamento graduale va a compimento e l’esigenza del duo di suonare più accessibile e morbido dà il suo risultato, portandolo verso lidi che risuonano di Pet Shop Boys come mai prima. E, si sa, nessuno smetterebbe mai di ascoltare quel pop magistrale. Tutto già sentito, tutto già amato, tutto ancora da amare. E se aggiungiamo che nelle sue tracce risuona ancora più che nel passato l’eredità dei New Order seconda fase, il messaggio è chiaro: tornate al vostro luna park e divertitevi come la prima volta, abbandonatevi al romanticismo e alla fragilità dell’amore, godete di suoni brillanti e lasciatevi cullare dalle danze pagane che solo un sequencer può offrire.

L’iniziale “Apricot Kiss”, veloce e tirata con una linea di basso che ricorda Bernard Sumner e soci, ondeggia tra ballabilità sostenuta, tensione creata dalle tastiere e cantato flebile. Il salto nel pop elettronico è totale in “Head-on Collision”, in cui i synth rievocano le magie di Chris Lowe e le melodie zuccherose fanno fare una scorpacciata di edonismo e danze sincopate. “Tonight” ci fa prendere una pausa e rallenta, sembrando un brano dei Tears For Fears del periodo “Songs From The Big Chair” o ancora di più i Vitamin Z del sottovalutato “Rites Of Passage”. Linea di basso sinuosa, tappeto di synth, cantato alla Curt Smith per un brano riflessivo sulle pene d’amore. “Raindancing” invece si prende l’incarico di fare omaggio alle ritmiche veloci e alle cascate di suoni dei Pet Shop Boys periodo “Suburbia”: irresistibile.

 

Per non farci dimenticare le origini della band, arriva poi l’oscura “Keen Blade” che solo la voce angelica tiene lontana dall’accostamento al dark di metà anni 80. Mentre la finale “Homesick” calca la mano sulla sofferenza, in un brano lento e cupo che si regge sulle traiettorie di un sequencer lontano e note di chitarra sognanti.

Tornando al luna park. Avete ancora voglia di andarci e rivivere le emozioni che solo lo zucchero filato degli Eighties può ogni volta dare? Allora i Veil Of Light fanno per voi.

28/01/2023

Tracklist

  1. 1. Apricot Kiss
  2. 2. Head-On Collision
  3. 3. Hypersleep
  4. 4. Tonight
  5. 5. Raindancing
  6. 6. Remain The Same
  7. 7. Keen Blade
  8. 8. Heartland Road
  9. 9. Homesick

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