Cosa ci fanno una prolifica producer elettronica di Lima e un brillante improvvisatore alla chitarra di Kinshasa alla corte della Nyege Nyege? Semplice, contribuiscono a scrivere l’ennesimo vitale capitolo di un’etichetta che ha fatto della collaborazione tra mondi e contesti apparentemente diversissimi il suo vessillo, rinnovando costantemente i linguaggi dell’elettronica mondiale. Uscito all’aprirsi del 2025, “Mapambazuko” è un album che incrocia le fervide linee di chitarra, ispirate al soukous della sua terra, di Titi Bakorta ai ricercati commenti elettrici di Alejandra Cárdenas aka Ale Hop, in un incrocio cross-culturale bizzarro e frenetico, eppure dotato di una sua ferrea logica interna, capace di annullare le distanze come se queste non fossero mai esistite. Un altro florido esempio di vitalità creativa dritta da Kampala.
Appurato l’assetto creativo fondamentale, nella pratica il sodalizio tra i due musicisti si esprime in sei brani (più tre remix posti in coda) in cui i disegni di chitarra di Bakorta trovano una sponda perfetta nelle invenzioni di Ale Hop, in costante aggiornamento per assecondare, talvolta contrastare il flusso melodico/improvvisativo principale. C’è tutta la gioiosa vitalità di un suono che non ha paura della sua energia, che anzi la sfrutta per darsi un’ulteriore carica, spingere ulteriormente le manipolazioni della musicista peruviana tanto quanto le fantasie del chitarrista: gli ostinati micromelodici di “Una cumbia en Kinshasa” filtrano come raggi di sole in un programma di clangori industriali, brevi tremolii impazziti, schegge soniche come rumori provenienti dalla foresta.
“La danza del pajarito” ammorbidisce gli interventi di Hop ma li rende più pervasivi, addensandoli attorno alle peculiarità timbriche della chitarra, qui presa a farsi carico del concetto trasmesso dal titolo con un arrembante passo tradi-moderne. Se “Bonne année” fa della pirotecnia il suo punto focale, spingendo forte sul pedale della complicazione timbrica, “Así baila el sintetizador” viaggia sulla scia di una follia psichedelica che riporta alla mente le prime pubblicazioni di casa Nyege Nyege, accentuata dagli ossessivi fraseggi di Bakorta.
Il progetto si conclude con tre remix (di cui uno curato da Ale Hop stessa) che spezzano l’alchimia creata dal duo senza individuare un linguaggio alternativo davvero convincente. Poco male, quest’operazione sa tranquillamente prescindere da ogni manipolazione aggiuntiva, suggerire le coordinate di un’ulteriore contaminazione che cucinata al punto giusto promette assolute faville. Ora come ora, la cumbia di Kinshasa suona come tutta la gioia del mondo.
28/11/2025