I Casino Royale, attivi da oltre trent’anni e autori di alcuni capolavori del nostro crossover, vedi almeno “CRX”, presentano nel 2025 un album in formato suite, intitolato “Fumo”, che mette a sistema trip-hop, reggae, dub, rock, hip-hop ed elettronica varia. Prodotto da Clap! Clap! con importanti contributi vocali di Marta Del Grandi e Alda, “Fumo” si configura come un flusso musicale continuo, senza una distinzione in tracce tradizionali. Esiste tuttavia una versione che divide lo svolgimento in 15 parti, assai utile per scriverne senza perdersi in tedianti indicazioni di minuti e secondi. Peraltro, è così che l’album si presenta su Spotify.
I suoni acquatici e una melodia circolare presentano “Sono già scorpione” (feat. Marta Del Grandi), un’apertura di grande atmosfera che muta lentamente in un dub mistico, una meditazione raccolta che si arrampica lentamente in un mondo climax. Un synth sempre più aggressivo e un ritmo tribale più ficcante conducono al dub pieno di sub bass di “Fumo pt.1”, poi trasformato in un hip-hop oscuro e neo-primitivo. Pian piano si sviluppa il tema minaccioso dell’album, una visione pessimistica e minacciosa (“Come un’ombra dal futuro”, “Fumo pt.2”) che comunque respira in fasi di accettazione, come lo splendido trip-hop moltiplicato dagli echi di “Sono già scorpione (Reprise)”.
È uno sforzo compositivo notevole, che innerva una struttura coerente, densa di rimandi interni, con preziosismi nell’arrangiamento, contaminazioni e deviazioni. Lodevole anche la gestione della tensione, a conferire dinamismo a un progetto per sua natura non immediato. Tocca arrivare a Flying Lotus per trovare un paragone ragionevole per un frangente come “Siamo chiunque siamo”, peraltro un riferimento che è facile vedere in una buona parte delle produzioni dell’album insieme alla scena di Bristol e chiaramente alla Giamaica. È una ricchezza di riferimenti che fa evolvere in modo inaspettato anche le parti della suite che più somigliano a delle canzoni, come quella etichettata “Vittima e assassino” o “Freddo in estate”.
La forza cinematografica della “Scorpio Theme” sembra ricollegarli ai Calibro 35, pur con un taglio stilistico assai diverso: simile capacità di sintetizzare in uno strumentale un’estetica, un sentimento, un piccolo immaginario. Per “Fumo” si tratta di una ricerca spirituale, con elementi fortemente introspettivi (“Da adesso” feat. Marta Del Grandi; “Zona d’ombra”), fuori dal tempo. Passato e futuro s’incontrano in un messaggio universale, secondo una sensibilità di radice new age ma declinata con piglio attuale.
C’è ampio spazio anche per il rap contemporaneo e al femminile nelle parti intitolare “Sola” e “Odio e oro”, grazie al contributo di Alda, ma il contesto sonoro in cui sono ambientate le rime è un hip-hop strumentale, glitchy e astratto che evolve in una jungle con inflessioni soul.
La chiusura torna prepotentemente in Giamaica (“Riprendermi tutto”) ma ancora una volta stupisce quando in coda interviene la settenne Alina B., figlia di Alioscia “BBDai” Bisceglia: è un raggio di speranza, che filtra nel fumo che tanto ricorre nei testi e nelle atmosfere dell’album.
Coraggiosa sintesi sonora, di cui almeno in parte il merito è della produzione multiforme di Clap! Clap!, “Fumo” ha l’impianto di un album ambizioso come se ne facevano in passato in quel sottomondo che chiamavano alternative. Racconta il presente, una tensione inquietante e un futuro percepito come confuso, ma funziona anche da rito di purificazione, riflessione, quasi una pratica di mindfulness. Fumo come nebbia, quindi, ma anche come l’incenso protagonista della splendida copertina. Difficile trovare in Italia paragoni efficaci nel contemporaneo, e nessuno con questa storia, esperienza e maturità.